I trecento anni del Neodruidismo

Onore agli Antenati

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Il Neodruidismo compie trecento anni.  Il 22 settembre 1717 (equinozio di autunno) John Toland riuniva alla Taverna del Melo a Londra i delegati delle dieci contee del Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda e i delegati della Bretagna armoricana per costituire una federazione di “boschetti” nell’Ancient Druid Order.

Riprendeva, così, con nuova forza, una tradizione, mai davvero interrotta, che è una delle radici d’Europa più antiche, più potenti e più feconde a cui attingere.

Un’influenza illuminata e civilizzatrice

I druidi hanno “esercitato l’influenza spirituale più illuminata e civilizzatrice di tutta l’Europa preistorica”[1] e, come sostengono due dei maggiori studiosi della civiltà celtica, Françoise Le Roux e Christian J. Guyonvarc’h, “sono stati detentori dell’unica forma di tradizione che l’Occidente abbia mai conosciuto…”.[2]

In un’epoca nella quale si cercano le radici d’Europa per ragioni identitarie, il Druidismo va considerato in tutta la sua valenza e in tutta la sua potenza, essendo tra le radici quella più antica, più profonda e, nonostante le ingiurie del tempo e degli uomini, più vitale.

La tradizione druidica operante si interruppe, come è noto, con la messa fuori legge dei druidi da parte dei Romani e con la sottomissione dei re celti. Due fatti che spezzarono l’asse sul quale si reggeva la società celtica.

L’arrivo del cristianesimo costituì un ulteriore elemento di discontinuità, anche laddove la tradizione si era conservata, come in Irlanda. I druidi in alcuni casi si convertirono al cristianesimo, anche con l’intento di salvaguardare l’antica tradizione, nascondendola sotto le forme della nuova religione.

“Ben inteso, coloro i quali tenevano ad una stretta osservanza pagana della fede druidica – scrive Michel Raoult – rifiutarono energicamente simili compromessi e preferirono entrare in clandestinità, continuando ad esercitare il loro ministero accanto al piccolo popolo delle campagne. Dall’altro lato, grazie all’abolizione dell’interdetto della scrittura, molti filid, divenuti monaci celti, hanno salvato una buona parte della tradizione celtica, mettendo nei manoscritti le leggende mitologiche celtiche irlandesi che non era stato più possibile trasmettere oralmente”.[3]

Le tradizioni vennero scritte con una lingua che si avvale dell’enigma, dell’omofonia, dell’analogia e di tutti quegli accorgimenti tipici dei linguaggi ermetici e della cabala fonetica. Troviamo così nelle leggende i druidi della resistenza pagana trasformati in dragoni, o in cinghiali o in porcari: i cinghialetti o marcassins sono gli allievi. Le femmine del cinghiale o le api selvatiche sono le druidesse.

Il Druidismo non muore, s’infossa, diventa carsico

 

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Va considerato che la “tarda antichità è il periodo in cui il Dio dei cristiani diventa il Dio dell’Impero romano. Divinità orientale, questo Dio è riuscito ad imporsi in Occidente”.[4] Nel 392, Teodosio fa del cristianesimo la religione dello Stato. “Assistiamo così, nel corso del IV secolo, alla trasformazione del cristianesimo da religione perseguitata in religione di Stato, ed a quella di un Dio rifiutato in un Dio ufficiale”. [5] Da religione perseguitata il cristianesimo diventa religione persecutrice. I culti precedenti resistono, particolarmente nelle campagne, dove il culto degli alberi e delle sorgenti prosegue per tutto il Medioevo. L’albero è una delle più antiche rappresentazioni della Dea Madre e abbattere gli alberi, come fanno molti vescovi poi divenuti santi, è l’estremo tentativo di cancellarne il culto. La conversione delle popolazioni avviene seguendo quella dei loro capi. “Il Dio degli uomini e delle donne del Medioevo – fa notare in proposito Jacques Le Goff – è dunque anche il Dio dei capi” ed è un Dio che elimina tutte le altre credenze. “Il nuovo Dio – afferma Le Goff – si è presentato con una grande attività di demolizione, che ha riguardato anche gli oggetti materiali ai quali era tributato un culto quasi divino, essenzialmente gli alberi sacri. I grandi santi del Medioevo sono distruttori di templi e di alberi sacri… “. [6] “Il Dio dei cristiani, scrive sempre Le Goff – è un Dio ufficiale” e al di fuori del Dio dei cristiani “esistono solo falsi dei….”.[7]

Il Druidismo, tuttavia, non muore.

A partire dal IV secolo, secondo Ward Rutherford “si parla nuovamente dei druidi e tanto apertamente come se non avessero mai abbandonato la scena. La dichiarazione di Decimo Magno Ambrosio, che la scuola retorica di Bordeaux era stata fondata dai druidi armoricani, non è che una delle sue allusioni poetiche ad essi. Descrivendo i suoi maestri egli nomina un certo Phoebicius, il quale discendeva direttamente dai druidi armoricani ed era stato «guardiano al tempio di Belenus» …… Nel VI secolo San Gildas scrisse una serie di lettere di denuncia ai principi britannici che, in teoria, si erano convertiti. Una delle accuse è che la loro obbedienza al precetto cristiano non è che un moto delle labbra……. E in verità, nonostante l’apparente conversione, sappiamo che dopo la partenza dei Romani vi fu una rinascita del paganesimo celtico, tanto in Inghilterra che sul continente. Il tempio della divinità territoriale degli Edui, Bibracte, nel luogo che ora è Mount Beuvray, presso Autun, continuò ad essere meta di pellegrinaggi (e tale rimase fino al XVI secolo)” [8].

Nel 700, tuttavia, i druidi erano ancora operanti. “Un penitenziale dell’VIII secolo sanziona ancora delle penitenze severe per i “peccati di druidismo”, druidechta nel testo. Dunque il druidismo persisteva e continuava a combattere”. [9]

La Tradizione e il Regno celtico di Scozia

Un elemento di continuità tradizionale è da identificare nel Regno Dalriada di Scozia.

Verso l’843 il Dalriada (i Celti) trionfarono e conquistarono la Scozia.

La Scozia sotto l’egida del re di Dalriada, Kenneth Mac Alpin, divenne un regno celtico unificato. Verso l’850 Kennteh fu insediato a Scone come monarca di tutta la Scozia.

I Pitti, antichi abitanti della Scozia, con i quali i Celti irlandesi si mescolarono fino a formare un solo popolo, erano popolazioni di origine basca, come attesta Tacito e, più recentemente, uno studio di Federico Krutwig. [10]

La Scozia divenne, pertanto, il crogiolo nel quale due antiche tradizioni si mescolarono e la tradizione basca, va notato, è la più antica d’Europa, preindoeuropea e non indoeuropea.

Con Davide, discendente di Mac Alpin, nacque, nel 1124, il regno feudale di Scozia e, dopo un breve periodo di turbolenza, conseguente all’assassinio di Alessandro III, nel 1286, Robert Bruce restaurò il regno celtico di Scozia e venne incoronato due volte: la prima il 25 marzo 1306 nella chiesa abbaziale di Scone e la seconda, due giorni dopo, con l’insediamento sul trono di Scone secondo l’antica usanza celtica. Robert Bruce discendeva  in linea di sangue dall’antica casa reale celtica e, risalendo ancora più indietro, da Kenneth Mac Alpin di Dalriada.

Davide istituì la carica (poi ereditaria) del Regio Steward del reame (maggiordomo di palazzo) da cui derivano gli Stuart.  Il primo Steward, Walter fitz Alan era di discendenza bretone celtica. Quando la figlia di Robert Bruce sposò Walter lo Steward, nacque la dinastia poi nota come Stuart, che governerà al Scozia fino al 1603, anno nel quale, il 24 marzo, Giacomo VI di Scozia divenne, con il nome di Giacomo I, re del Regno unito d’Inghilterra, succedendo a Elisabetta I.

La tradizione è meno visibile, ma è continua

 

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La tradizione nei secoli diventò sempre meno visibile e intercettabile, anche per evitare la mano repressiva pesante di alcuni regnanti e del cristianesimo romano.

Il Papa Adriano IV (1154-1159) autorizzò, per non dire incoraggiò, come ci ricorda Michel Raoult[11], il re d’Inghilterra, Enrico II Plantageneto, a conquistare l’Irlanda al fine di “estendere i confini della Chiesa”, comprovando in tal modo che era ancora pagana.

Parte della tradizione è transitata attraverso i bardi, soprattutto in Gallia, e Michel Raoult sostiene che i “segreti della tradizione druidica sarebbero anche stati trasmessi attraverso i saggi dei Paesi della Gallia, chiamati in gallese Gwyddoniaid”. [12]

Gwydd in gaelico significa legno e al legno, all’albero, al bosco, era legata, nella tradizione druidica, la sapienza. Non è difficile dedurre, pertanto, che dietro ai  Gwyddoniaid si celassero i druidi.

Nel 1176 si ha la prima assemblea storica dei bardi gallesi nel castello di Cardigan. Un coven di druidi è segnalato a Oxford nel 1245. In Galles il Druidismo rinascente viene combattuto nel 1295 da Edoardo I, il quale fa assassinare i druidi, tra i quali Cadwalon, Mordred, e Urien. Alcuni fuggono nella Bretagna armoricana, dove nel XIII secolo furono redatti i Mabinogion.

Nel 1344 Edoardo III convoca una tavola rotonda dei bardi.[13]

Nel 1400 c’è un tentativo di restaurazione del druidismo pagano con Sion Cent, che organizza dei conventi segreti, i Cyvail.

Nel 1560 il bardo gallese Llewelyn Sion de Glamorgan consegna per scritto ciò che conosce della tradizione celtica.

“La società bardica di Glamorgan – scrive in proposito Jean Reynaud – a volte potente, a volte ridotta pressoché a nulla, e, secondo la fortuna degli avvenimenti, a volte racchiusa nell’ombra e nel silenzio, a volte tollerata e manifestantesi apertamente, non ha cessato di formare uno stelo sistematicamente radicato nelle più lontane profondità del passato. La rivoluzione francese le ha donato il segnale di ricomparire. Nel 1792, Eduard Williams, che occupava allora la sede di Taliesin, pubblicò, di concerto con Owen Pugha, le opere di Llwarch-Hèn, con un’introduzione ampia nella quale dava conto della successione druidica durante il Medioevo”. [14]

John Aubrey, Elias Ashmole,  John Toland , padri del Neodruidismo

La ripresa di interesse per il Druidismo operante è dovuta allo scozzese John Aubrey, il quale nel 1649 lo associa al sito di Avebury e a quello di Stonehenge.

John Aubrey, che scrive il “Temple Druidum” è massone e capo del “boschetto druidico” Mount Haemus di Oxford. Questo boschetto, del quale è segnalata l’esistenza sin dal 1245 e che aveva continuato ad esistere nella clandestinità, era stato restaurato con lo stesso nome e annoverava tra i suoi membri Elias Ashmole (1617-1692), umanista, membro della Royal Society, iniziato alla Massoneria il 16 ottobre 1646, autore del Theatrum chemicum britannicum e dei Rituali massonici della moderna Massoneria.

“Elias Ashmole è considerato – sostiene Michel Roault – nella tradizione druidica del Druid Order come colui che ha trasmesso ai primi massoni speculativi l’iniziazione corrispondente alle tre funzioni tradizionali del druidismo, quella di ovate, di bardo e di druida, le quali sarebbero in seguito state raggruppate in un solo grado che non sarebbe altro che il Royal Arch della Massoneria, con, per occultare i fatti, sia chiaro, una leggenda biblica sovrapposta al grado, senza alcun rapporto con alcuna tradizione druidica che sia”. [15]

Un incrocio singolare nelle taverne inglesi

Siamo arrivati all’incrocio, assai singolare, tra la fondazione della Massoneria moderna hannoveriana e il moderno Druidismo.

Il 24 giugno del 1717, (festività di san Giovanni d’estate, ossia del Re d’estate) alla taverna “L’Oca e la Griglia” a Londra (interessante la denominazione e per i simboli che contiene) si riuniscono quattro logge massoniche per dare vita alla Gran Loggia di Londra. Tale data, come è noto, viene considerata quella della nascita ufficiale della Massoneria moderna, anche se va detto che sarebbe più opportuna la dizione: Massoneria moderna hannoveriana.

Il 22 settembre 1717 (equinozio di autunno) John Toland riunisce alla Taverna del Melo (la stessa dove si riuniva una loggia massonica costituente la Gran Loggia e anche qui i simboli non sono casuali) a Londra i delegati delle dieci contee del Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda e i delegati della Bretagna armoricana per costituire una federazione di “boschetti” nell’Ancient Druid Order, dopo che era stato preso solenne impegno in tal senso il 21 settembre del 1716 sulla Primrose Hill.

John Toland era un irlandese di Londonderry che aveva conosciuto John Aubrey.

Massoneria moderna e moderno Druidismo nascono, dunque, contemporaneamente, nello stesso luogo, Londra, e nelle stesse taverne, dai nomi simbolicamente significativi,  che già ospitavano riunioni massoniche e neodruidiche.

Non è questa la sede per un approfondimento comparato, sicuramente interessante, degli ordinamenti delle istituzioni massonica e neodruidiche (ne nasceranno presto altre), ma pare evidente che le due istituzioni hanno avuto, in quel periodo, molto in comune e tutto lascia pensare che la tradizione druidica (o di quanto ne restava) sia transitata nella tradizione massonica.

Non v’è dubbio che Massoneria e Neodruidismo in seguito abbiano avuto molto in comune. Basti, come esempio, quello di Winston Churchill, massone della Gran Loggia Unita d’Inghilterra e iniziato alla Loggia Albione di Oxford dell’Ancient Order of Druids il  15 agosto 1908.

Silvano Danesi

[1] Peter Berresford Ellis, Il segreto dei Druidi – Piemme

[2] F. Le Roux – C.J. Guyonvarc’h, I Druidi, Ecig

[3] Michel Raoult, Les Druides – Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines – Ed. du Rocher

[4] Iacques Le Goff, Il Dio del Medioevo,

[5] Iacques Le Goff, Il Dio del Medioevo

[6] Iacques Le Goff, Il Dio del Medioevo

[7] Iacques Le Goff, Il Dio del Medioevo

[8] Ward Rutherford, Tradizioni celtiche, Tea

[9] Michel Raoult, Les Druides – Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines – Ed. du Rocher

[10] Federico Krutwig, Garaldea,

[11] Michel Raoult, Les Druides – Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines – Ed. du Rocher

[12] Michel Raoult, Les Druides – Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines – Ed. du Rocher

[13] Michel Raoult, Les Druides – Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines – Ed. du Rocher

[14] Jean Reynaud, L’ésprite de la Gaule, Firne ed. Paris, 1864

[15] Michel Raoult, Les Druides – Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines – Ed. du Rocher

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