Gran Maestro: orazione d’insediamento

Orazione tenuta da Silvano Danesi dopo il suo insediamento, il 24 aprile 2016, nella carica di Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale degli A:.L:.A:.M:. Tradizione di Piazza del Gesù, Grande Oriente di Roma.

Serenissimo Gran Maestro Emerito, Venerabilissimi e Potentissimi Fratelli di altre Istituzioni massoniche, gentili ospiti, Sorelle e Fratelli che ornate le Colonne del Tempio nel quale si svolge questa Grande Assemblea, prima di accingermi a svolgere alcune doverose considerazioni sulla nostra identità e sul lavoro che ci riguarda, desidero rendere omaggio al Ven:.mo e Pot:.mo Fratello Antonello Laganà, Gran Segretario e Gran Maestro Aggiunto della nostra Comunione, il quale si è spento improvvisamente nella notte tra lunedi 11 e martedi 12 aprile u.s.

Antonello Laganà era un uomo intelligente, capace, onesto, coscienzioso, che ha dedicato la sua vita ad una conduzione onesta e lineare di ogni giorno del suo percorso terreno. Per la nostra Comunione è stato, soprattutto in questi quasi tre anni nei quali ha svolto la funzione di Gran Segretario, un pilastro portante dell’Istituzione, non solo per la parte specifica dei compiti connessi con la sua carica, ma per la sua intelligente capacità di comprendere i processi in atto e di dialogare, senza ambiguità, con tutte le Sorelle e i Fratelli della Comunione.  Coscienzioso applicatore delle regole statutarie dell’Istituzione, ha saputo elargire consigli per superare ostacoli, per appianare problemi, per raggiungere il comune obiettivo di una serena e armoniosa convivenza.

Antonello, alla sua indubbia professionalità, acquisita anche in decenni di onorato servizio quale Servitore della Stato, accompagnava una vena di sottile ironia capace di dare ad ogni questione il suo giusto peso, la sua giusta dimensione. In buona sostanza, era un uomo accorto e saggio.

Antonello era un laico, nel vero senso della parola, ossia non incline a dogmi, a certezze assolute e per questo in animo di ascoltare tutte le varie opinioni, mai mancando di esprimere la sua.

Antonello è stato un vero Maestro Massone.

L’uso del passato, se è appropriato per la sua ormai trascorsa esperienza terrena, non lo è per la sua vita. Antonello vive in mezzo a noi, con noi, sia pure da un’altra dimensione. Antonello è vivo. Ed è per questo che le Sorelle e i Fratelli della nostra Comunione lo considerano attivo, nel suggerire, nel guidare, nel dare il suo contributo, come sempre ha fatto, in piena libertà e per la libertà.

Il potere della domanda

Serenissimo Gran Maestro Emerito, Venerabilissimi e Potentissimi Fratelli di altre Istituzioni massoniche, gentili ospiti, Sorelle e Fratelli che ornate le Colonne del Tempio nel quale si svolge questa Grande Assemblea, nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, i Fratelli che la ispirarono, dopo aver conosciuto La Scienza della Legislazione del massone napoletano di iniziazione inglese, Gaetano Filangieri, hanno voluto introdurre il concetto del diritto alle felicità.

Sorelle e Fratelli, nonostante gli illusori tentativi di costruire società perfette, non ci sono istituzioni profane in grado di garantire a chicchessia la felicità, che è un’acquisizione personale e non trasmissibile e non c’è miglior modo per raggiungere la felicità che quello di seguire la via della conoscenza, che è Amore per la Sapienza; e così facendo, conoscere il nostro dovere.

Entrando nel Gabinetto di Riflessione, allor quando mi si chiese cosa avrei voluto fare per l’Umanità, scrissi che avrei voluto sostituire tutti i punti esclamativi con altrettanti punti di domanda, poiché è nella domanda il potere che consente di procedere sulla via della conoscenza.  Ed è alla conoscenza che è rivolta l’azione di questa nostra Comunione; non ad altro.

Chi condivide questa nostra idea della Massoneria è ben accetto. Chi ha altre idee è opportuno non ci frequenti.

Come ho già asserito in altre e recenti occasioni, la Massoneria non è, come potrebbe apparire a osservatori superficiali, in special modo per il suo sviluppo settecentesco, un’associazione ove ricchi borghesi anelano ad accreditamenti pseudo nobiliari e ove nobili al tramonto tentano accreditamenti nelle ricchezze borghesi.

La Massoneria non è luogo di incontri di interessi profani e nemmeno mallevatrice di scalate sociali o, peggio, rifugio di complessati in cerca di certezze o, ancora, di paranoici alla ricerca di un piedistallo sul quale collocare la loro inutile statua.

La Massoneria è luogo di ricerca, di conoscenza e di elevazione spirituale; è luogo di libero pensiero e di sviluppo della e delle libertà.

La frammentazione e la divisione

Non possiamo, tuttavia, dimenticare la triste realtà italiana di una decadenza dell’Istituzione, dovuta a una frammentazione disastrosa, che oltre a indebolire le potenzialità dell’iniziativa massonica per il bene della Patria e dell’Umanità, consente a soggetti estranei di ogni specie di vestire panni che loro non competono, con il solo intento di millantare al fine di fare cassetto.

La frammentazione è un vizio esploso nel secondo dopoguerra, mentre la divisione è un vizio antico.

Il primo Grande Oriente post unitario è nato nel 1861 a Torino, ma ci sono voluti ben 26 anni per vedere, grazie all’opera del Gran Maestro Adriano Lemmi, cessare, nel 1887, le ultime resistenze particolaristiche. Solo nel 1887 il Grande Oriente è divenuto davvero italiano.

L’unicità, tuttavia, non è durata a lungo.

Non sono mai mancati piccoli eventi sismici, ma il vero terremoto è avvenuto nel 1908 con la scissione, poi detta di Piazza del Gesù, guidata dal pastore protestante calabrese Saverio Fera.

L’eccessiva politicizzazione della Massoneria nel periodo post unitario creò l’esigenza di un recupero della Tradizione.

Come ho scritto nel mio: La Massoneria lombarda, “si fece largo tra i Fratelli l’esigenza, indotta anche dai nuovi orientamenti culturali generali, di un recupero della Tradizione iniziatica nei lavori di Loggia, con la conseguente messa in secondo piano dell’interesse politico. La politica veniva incalzata dalla Tradizione”.

Quella indicata dai Fratelli che seguirono Fera è la nostra via, sulla quale siamo incamminati, con il costante intento di recuperare la Tradizione, ed è direttamente all’esperienza di Fera che ci richiamiamo, indipendentemente dai successivi eventi sismici minimali, che consegniamo definitivamente ad un passato da ricordare solo per evitare che si ripetano.

Riguardo alla frammentazione, ci rifacciamo a quanto ha scritto, sin dalla sua investitura, il Serenissimo Gran Maestro Luigi Bastiani, ossia allo sforzo necessario per unificare ciò che di valido e di tradizionale è disperso. Del resto non ci cale.

Per la Massoneria italiana ora si aprono scenari inediti. Dopo più di un secolo, le due istituzioni che furono protagoniste della storica scissione del 1908 si sono strette la mano. E’ un buon segno, al quale è auspicabile ne seguano altri.

Alla ripresa del dialogo tra istituzioni massoniche fa riscontro anche una ripresa del dialogo, ormai centenario, con la Chiesa cattolica apostolica romana.

La Massoneria e le confessioni religiose.

In un articolo scritto per il Sole 24 Ore, dal titolo “Cari Fratelli Massoni”, il Cardinale Gianfranco Ravasi afferma che “come scrivevano già i vescovi di Germania, bisogna andare oltre «ostilità, oltraggi, pregiudizi» reciproci, perché «rispetto ai secoli passati sono migliorati il tono, il livello e il modo di manifestare le differenze» che pure continuano a permanere in modo netto”.

L’avvio di un dialogo, non solo utile, ma necessario in un mondo in grave crisi di riferimenti ideali e sempre meno volto al sacro, non può che partire dal concetto di «differenza», che non è sinonimo di «contrapposizione». Un’analisi onesta e obbiettiva delle differenze è il presupposto fondativo di un confronto costruttivo, così come lo è un’analisi obbiettiva delle reciproche storie, che presuppone anche una conseguente assunzione di responsabilità.

L’articolo del cardinal Ravasi ripropone il tema, più ampio, del rapporto tra la Massoneria e il Divino e tra la Massoneria e le confessioni religiose.

Per secoli i massoni hanno osservato la natura, apprendendone le regole e applicandole alle loro opere. La fedele osservazione della natura si è fatta intuizione dell’eterno e dell’infinito e tensione conoscitiva del Divino e non si è espressa in formulazioni concettuali di specie dogmatica; non ha fondato alcuna dottrina.

L’intuizione dell’eterno e del Divino ha condotto ad “un’immagine autonoma e primitiva, preconscia e universalmente presente nella costituzione della psiché umana” (Jung), ossia all’archetipo di un Principio emanativo origine di ogni esistenza. La definizione di tale archetipo, con le parole che ci sono consegnate dalla tradizione greca, può essere così espressa: l’inconoscibile totalità abissale dell’Arché, con Logos, parzialmente e perennemente, si esprime, si evidenzia, si manifesta nella vita universale, ossia nella forma naturale, della quale l’Essere è essenza e fondamento.

In tempi più recenti e tradizionalmente meno significativi, si sono volute aggiungere alcune definizioni, come quella nota di Anderson del 1723, secondo la quale ogni massone è solo obbligato “a quella religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le loro particolari opinioni”.

Questa formulazione, apparentemente ontologicamente insignificante, è, al contrario,  fondamentale in quanto afferma esattamente quanto testè asserito in relazione all’archetipo di un’origine che si manifesta, considerando ogni declinazione di tale archetipo un’opinione particolare.

Orbene, la Massoneria non impedisce ad alcuno di declinare un principio universale in opinioni particolari, ma esclude che opinioni particolari possano assurgere a principio universale obbligante e che un’ideologia possa considerarsi vera, unica e totalizzante.

La prima conseguenza necessaria dell’affermazione di Anderson è che ogni singola declinazione dell’archetipo universale è un fatto privato e che le varie confessioni religiose non possono e non devono assurgere a regola universale.

La seconda conseguenza necessaria dell’affermazione di Anderson è che nessuna teocrazia è compatibile con la Massoneria e, conseguentemente, che nessun assertore della teocrazia può essere affiliato alla Massoneria.

Il dialogo con le singole confessioni religiose è una ricchezza per un’istituzione come la Massoneria, la cui via iniziatica è basata sulla conoscenza di se stessi, del mondo, dell’umanità e dell’origine divina della totalità dell’universo, ma tale dialogo è possibile solo con quelle confessioni che accettano il principio affermato da Anderson e non intendono sottomettere alcuna donna e alcun uomo e tanto meno l’intera umanità.

Il “trauma della modernità”.

Il dialogo con le singole confessioni religiose è utile per affrontare quello che è stato definito “trauma della modernità”. Una modernità che sta costruendo quello che lo psicoterapeuta e studioso di tradizioni Carlo Risé ha definito l’«uomo neutro», senza identità, “attaccato alla bombola d’ossigeno dei consumi per tentare di darsene”. L’«uomo neutro» non ha identità sessuale, nazionale, culturale, linguistica; è schiavo di Mammona e del mercato globale; non ha radici. L’«uomo neutro», indotto a deliri di onnipotenza, è convinto che l’unico valore della vita sia il denaro e che tutto sia acquistabile. L’«uomo neutro» è l’esatto contrario del massone.

Il massone lavora per se stesso, per conoscersi in tutte le sue dimensioni e in tutti gli stati del suo essere; per conoscersi e individuarsi nella sua unicità.

Il massone lavora per la patria, un concetto al quale va associato quello di matria per completarne il significato di luogo degli antenati, ossia delle radici. La patria è il luogo di identità linguistica, culturale, etnica. La patria va rispettata e onorata. Chi non onora i propri antenati disonora se stesso.

Il massone lavora per il bene dell’umanità, che non è un indifferenziato insieme di esseri umani neutri, schiavi del mercato globale e nemmeno un insieme di sottomessi ad un’ideologia o a una confessione religiosa.

L’umanità è un insieme di individui, di diversità etniche, culturali, linguistiche, religiose, sessuali. Diversità che sono ricchezze da difendere da ogni tentativo di omologazione e di sottomissione. Diversità che vanno armonizzate, per fare dell’umanità una grande orchestra e di questa armonizzazione la Massoneria, come centro di unione, si fa strumento consapevole.

Lavorare per armonizzare i valori delle diversità implica acquisire la capacità di essere tolleranti, ma la tolleranza non è senza limiti e quando diventa tolleranza dell’intolleranza si trasforma in connivenza o, peggio, in vigliaccheria.

Le inutili legittimazioni di chi non ne ha il diritto

Siamo allergici ai riconoscimenti e alle patenti di sedicenti istituzioni legittimanti, ben consapevoli che l’unica legittimazione consiste nell’essere costantemente nel solco della Tradizione.

La Massoneria italiana peraltro, se vogliamo rimanere alla storia recente, fin dai suoi primi passi istituzionalizzanti un Grande Oriente, ha avuto come riferimento non tanto la tradizione inglese, quanto quella francese, con la costituzione del primo Grande Oriente costituito a Milano nel 1805, sotto la direzione del Vicerè Eugenio Beauharnais al quale il bresciano conte Giuseppe Lechi aveva ceduto il posto di Gran Maestro.  Nel giugno del 1805, infatti, il Generale Conte Giuseppe Lechi, “Gran Maestro del Grande Oriente stabilito presso la divisione dell’Armata d’Italia nel Regno di Napoli”, era intervenuto ad una seduta di cinque logge milanesi e di una bergamasca, dichiarando di essere incaricato “di unire i due Grandi Orienti (quello costituito a Milano e quello operante presso la divisione dell’Armata d’Italia nel Regno di Napoli) in uno solo e medesimo corpo per fare della Massoneria  un unico ‘centro di luce’ in Italia.

Tuttavia, anche questa recente derivazione non ci condiziona.

Come ho scritto nel mio: “Le radici scozzesi della Massoneria”, tradizione e legittimazione costituiscono i due corni di un dilemma costantemente presente nel dibattito massonico. Un dilemma che trova una sua composizione nel rapporto instauratosi tra la Massoneria e la regalità celtica scozzese. Nel 1286 la Loggia di Kilwinning ebbe come Gran Maestro un Lord Stewart di Scozia, ossia un Regio Stewart (maggiordomo di palazzo), carica, divenuta ereditaria, istituita da re David ed assegnata a Walter fitz Alan, di discendenza bretone celtica e scozzese, la cui linea di sangue risale a re Alpin e ai Siniscalchi di Dol. Quando la figlia di re Robert Bruce sposerà Walter lo Stewart, dai maggiordomi di palazzo di discendenza regale avrà inizio la dinastia Stuart. La carica di Gran Maestro della Loggia di Kilwinning, considerata Loggia madre, è stata pertanto conferita a un Lord Stewart di nomina regale celtica e di sangue regale celtico. E’, dunque, un re celtico, incoronato con rito cristiano e con l’antico rito druidico sulla Pietra di Scone, ad istituire gli Stewart ed è uno Stewart ad assumere la carica di Gran Maestro, riconoscendo,  in tal modo, e legittimando la tradizione massonica e incardinandola in quella druidica.

Tra regalità tradizionale celtica e Massoneria si stabilisce un rapporto che dura, ininterrotto, sino al 1717, quando la dinastia degli Hannover, dopo essersi sostituita a quella degli Stuart, si arrogherà il diritto di istituire una Gran Loggia, affidando ad un pastore protestante la stesura di nuove costituzioni per l’istituzione massonica.

Gli eventi del 1717 non sono fondativi della Massoneria, nemmeno di quella cosiddetta “moderna”, anche se tali eventi, dei quali il prossimo anno ricorre il trecentesimo anniversario, meritano, in quanto costituenti l’inizio della Massoneria hannoveriana, un’ampia e approfondita riflessione.

Per quanto significativa sia la tradizione che passa attraverso la linea stuardista, anche questa non ci deve condizionare. Tanto meno, ovviamente, dobbiamo farci condizionare da patenti e riconoscimenti posteriori.

Restaurare la Tradizione, paradigma di regolarità.

“Si è tanto scritto – afferma Guénon, uno dei maggiori studiosi della Tradizione iniziatica – sulla questione della regolarità massonica, e se ne sono date in proposito tante definizioni differenti ed anche contraddittorie, che questo problema, ben lungi dall’essere risolto, è forse divenuto addirittura più oscuro. Sembra del resto, che sia stato mal posto, dato che si cerca sempre di basare la regolarità su considerazioni puramente storiche, sulla prova vera o supposta di una trasmissione ininterrotta di poteri da un’epoca più o meno remota; e bisogna riconoscere che, da questo punto di vista, sarebbe facile trovare qualche irregolarità all’origine di tutti i Riti attualmente praticati. Ma pensiamo che tutto ciò non abbia l’importanza che certuni, per ragioni diverse, gli hanno voluto attribuire, e che  la vera regolarità risieda essenzialmente nell’ortodossia massonica; e questa ortodossia  consiste innanzitutto nel seguire la Tradizione, nel conservare con cura i simboli e le forme rituali che esprimono questa Tradizione e ne sono la veste, nel respingere ogni innovazione sospetta di modernismo. Ed è a ragion veduta che impieghiamo qui il termine modernismo, per indicare la troppo estesa tendenza che, in Massoneria come in qualsiasi altro campo, si caratterizza nell’abuso della critica, nel rigetto del simbolismo, nella negazione di tutto ciò che costituisce la Scienza esoterica e tradizionale. Tuttavia, non vogliamo affatto dire che la Massoneria, per restare ortodossa, debba informarsi ad uno stretto formalismo, che il ritualismo debba essere qualcosa di assolutamente immutabile al quale non si possa aggiungere o togliere niente senza rendersi colpevoli di una sorta di sacrilegio; ciò darebbe prova di un dogmatismo che è del tutto estraneo allo spirito massonico. La Tradizione non esclude in assoluto l’evoluzione e il progresso; i rituali possono e debbono dunque modificarsi ogni qual volta è necessario, per adattarsi alle diverse condizioni di tempo e di luogo, ma, beninteso, solo nella misura in cui le modificazioni non tocchino alcun punto essenziale. I cambiamenti nei dettagli del rituale hanno poca importanza, purché l’insegnamento iniziatico che se ne trae non subisca alcuna alterazione; e la molteplicità dei Riti non porterebbe a gravi inconvenienti, ma forse recherebbe addirittura dei vantaggi, se sfortunatamente non avesse troppo spesso l’effetto di servire da pretesto a spiacevoli controversie tra Obbedienze rivali, di compromettere l’unità, ideale, se si vuole, ma purtuttavia reale, della Massoneria universale”. [1]

E’ in questo spirito che il Serenissimo Gran Maestro Luigi Bastiani, attingendo alla Tradizione, ci ha donato una ritualistica che colma lacune e che in parte restaura la ritualità iniziatica tradizionale.

Dobbiamo all’opera del Serenissimo Gran Maestro Luigi Bastiani l’introduzione dei rituali riguardanti gli equinozi di autunno e di primavera, inesistenti non solo nella nostra Comunione, ma anche nelle altre istituzioni massoniche, nonché un’operazione di sistemazione dei rituali tradizionali.

In quest’opera proseguiremo, con minuziosa attenzione al recupero di una ritualità che è essa stessa fondamento della sacralità del nostro agire.

E’ per questo motivo che affermiamo e ci onoriamo di essere Massoneria Tradizionale e di non ricercare patenti e legittimazioni da sedicenti centri di legittimazione.

I rapporti tra l’Ordine e il Rito

La nostra Costituzione afferma che Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli A.L.A.M., Tradizione di Piazza del Gesù, Grande Oriente di Roma ha il governo di tutto l’Ordine Simbolico (detto anche Massoneria Azzurra) degli Antichi Liberi Accettati Muratori ed è presieduta da un Gran Maestro. Si regge indipendentemente da qualsiasi Rito e ha prerogative sovrane; però un apposito «Protocollo di relazioni » stabilirà, con eventuali Riti con i quali possa collegarsi, i reciproci rapporti necessari al raggiungimento dei fini che la Libera Muratoria richiede”.

Attualmente la Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli A.L.A.M., Tradizione di Piazza del Gesù, Grande Oriente di Roma ha un “Protocollo di relazioni” con Il  Supremo Consiglio Nazionale d’Italia dei Sovrani Grandi Ispettori Generali del 33° ed ultimo grado  del R\S\A\A\, ora presieduto dal Sovrano Gran Commendatore, il Ven:.mo e Pot:.mo Fratello Salvatore Cunsolo.

Le due istituzioni sono del tutto indipendenti e sovrane nei loro ambiti di competenza e agiscono di comune accordo in base al “Protocollo di relazioni” che ne disciplina i rapporti e nel quale è chiarito che l’appartenenza all’Ordine è requisito indispensabile per l’apparteneza al Rito e che provvedimenti disciplinari, congedi e assonnamenti nell’Ordine hanno immediato riflesso anche nel Rito.

Il “Protocollo di relazioni” stabilisce inoltre che il Tesoro del Rito sia amministrato contabilmente dall’Associazione Culturale “Centro Studi Anthropos” e che entrate e uscite siano disposte da provvedimenti del Supremo Consiglio.

Ordine e Rito, in osservanza della Costituzione dell’Ordine e dello Statuto del Rito, dal punto di vista amministrativo, economico, patrimoniale e fiscale agiscono all’interno dell’Associazione Culturale “Centro Studi Anthropos”.

L’opera meritoria del Serenissimo Gran Maestro Luigi Bastiani

Nei sei anni di Gran Maestranza, il Serenissimo Gran Maestro Fratello Luigi Bastiani ha profondamente ristrutturato la conduzione operativa della Comunione.

Tra i vizi che sono corresponsabili della decadenza della Massoneria c’è la rincorsa alle cariche e alla perpetuazione delle stesse nelle stesse persone per decenni, se non a vita, anche in dispregio all’inesorabile sentenza dell’anagrafe.

La nostra Comunione, grazie alla variazione della Costituzione nel 2015, voluta dal Serenissimo Gran Maestro Luigi Bastiani, non consente l’elezione nelle stesse cariche oltre i due mandati e il diritto di voto a chi non è più nell’esercizio delle cariche precedentemente ricoperte.

Il vizio peggiore, tuttavia, che rischia di essere esiziale, è la corruzione.

In troppi scandali emergono i riferimenti a personaggi transitati in qualche “loggia” di “comunioni” nate sulla base di ritualità tra le più strane e sedicenti massoniche.

Non possiamo incolpare chi osserva la Massoneria se mostra diffidenza nei suoi confronti, quando alla ribalta della cronaca emergono affaristi e trafficanti di ogni specie appartenenti a strane sedicenti logge massoniche.

Non spetta a noi, Sorelle e Fratelli della nostra Comunione, ripulire la Massoneria da sedicenti istituzioni massoniche e da millantatori che si coprono con il nome di massoni. Ci pensi, per le sue competenze, lo Stato, con i suoi poteri.

La via maestra rimane comunque quella della riunificazione delle Obbedienze regolari e tradizionali, nate da una diaspora improvvida, che va ricomposta, distinguendo il grano dal loglio. Ogni sforzo di riunificazione va perseguito, sulla linea che, fin dalle sue prime esternazioni successive alla sua elezione, ha tracciato il Serenissimo Gran Maestro Luigi Bastiani.

Esempi di trasparenza

Spetta a noi, questo si, essere esempi nelle intenzioni, nelle azioni, nella conduzione operativa della Comunione.

Grazie alla volontà del Serenissimo Gran Maestro Luigi Bastiani, contrastata da azioni esecrabili, e all’opera meritoria e incessante del Gran Segretario, il Ven.mo e Pot.mo Fratello Antonello Laganà, oggi la nostra Comunione ha un archivio informatizzato e costantemente aggiornato, così come grazie all’opera meritoria della Gran Tesoriera, la Ve.ma e Pot.ma Sorella Rosanna Danese, la conduzione economica della Comunione è sottoposta a stretto e continuato controllo.

L’accesso alla nostra Comunione implica, senza deroga alcuna, la presentazione del certificato del Casellario Giudiziario, del certificato dei Carichi pendenti e la dichiarazione che nei propri confronti non sussistono le cause di divieto, di decadenza e di sospensione previste dall’art.10 della Legge 31/05/1965 n° 575 (antimafia) come successivamente integrato e modificato nell’art. 2 del D.P.R. 03/06/1998 n°252 (art. 5 D.P.R. 03/06/1998 n°252).

L’accesso alla nostra Comunione implica, senza deroga alcuna, la presentazione del certificato del Casellario Giudiziario, del Certificato dei Carichi pendenti e la dichiarazione che nei propri confronti non sussistono le cause di divieto, di decadenza e di sospensione previste dall’art.10 della Legge 31/05/1965 n°575 (antimafia) come successivamente integrato e modificato nell’art.2 del D.P.R. 03/06/1998 n°252 (art.5 D.P.R. 03/06/1998 n°252).

La Comunione opera all’interno dell’Associazione Culturale Centro Studi Anthropos, che ha in capo la parte patrimoniale, economica e fiscale. Ogni transazione economica avviene con bonifico bancario o con moneta elettronica ed è perfettamente tracciabile.

Su questa linea di trasparenza proseguirà il nostro lavoro considerando che della trasparenza è strumento fondamentale la corretta comunicazione. Grazie ancora all’opera del Serenissimo Gran Maestro Fratello Luigi Bastiani, ci siamo dotati di un sito Internet, sul quale comunichiamo tutte le nostre iniziative, sia dell’Obbedienza, sia dell’Associazione Culturale Centro Studi Anthropos e abbiamo editato un periodico, Tradizione, giunto al decimo numero, che è strumento di diffusione interna di quanto facciamo, ma che è anche uno strumento che può essere utile per la conoscenza che delle nostre iniziative possono avere gli esterni alla nostra Comunione.

La comunicazione è importante e ogni Sorella e ogni Fratello deve essere attore attivo della trasmissione delle nostre idee e delle nostre iniziative.

Abbiamo voluto titolare il nostro periodico con il nome di Tradizione perché la Tradizione è il nostro segno distintivo. E’ la tradizione di Saverio Fera, sulla cui linea si è mosso il Serenissimo Gran Maestro Fratello Luigi Bastiani, ma soprattutto ed essenzialmente è la grande Tradizione iniziatica: la Tradizione del legno, della pietra, dei metalli e di tante altre radici; è la Tradizione della quale noi siamo custodi e continuatori con il nostro lavoro che, in questa accezione, è dovere sacro dell’uomo.

Buon lavoro.

 

Silvano Danesi

Gran Maestro

 

Roma,     24.04.2016 E:.V:.

 

 

 

 

 


[1][1] René Guénon (Palingenius), La Gnose, Aprile 1910 numero 6

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