Il segreto massonico

Carissime Sorelle e carissimi Fratelli,

la Massoneria è universale, non mondialista o globalista; non intende governare il mondo, ma la sua dichiarata universalità è l’affermazione del suo essere un’eteria iniziatica che guarda all’universo, ossia che afferma di andare verso l’Uno-Tutto, alla ricerca della verità.

La verità è universale ed è per questo motivo che la Massoneria si dichiara adogmatica e liberale.

La verità non è racchiudibile in dogmi, precetti, dottrine, catechismi; è obbiettivo e finalità di incessante ricerca.

La verità è orthotes, esatta corrispondenza, allorquando si ricercano, attraverso le leggi di natura, le regole che presiedono all’Universo (inteso come l’Uno-Tutto) e, come ci insegna la storia della umana ricerca filosofica e scientifica, tale ricerca non è compiuta, ma è in divenire.

Nessuno, per ora, ha la verità, nemmeno quando essa è intesa come orthotes.

C’è un di più di verità, che attiene alla libertà, ossia al libero pensiero, che non è racchiudibile nel concetto di orthotes e che implica il concetto di aletheia, di svelamento; è quel di più di verità che attiene a quell’attività umana che è intuizione che si apre all’ispirazione.

La Massoneria non ha segreti, ma cerca il segreto: il segreto della vita, dell’universo, dell’origine del Tutto.

Ecco perché non ha senso parlare di segreto massonico. La Massoneria cerca la verità con la libera ricerca; è adogmatica e liberale (nel senso dell’esercizio del libero pensiero).

La Massoneria è esercizio di conoscenza libera che ricerca la verità universale.

La Massoneria è ricerca di noi stessi  nel rapporto con il Tutto. Grande approdo, ma questo approdo, che è davvero incomunicabile, non è un segreto, ma un’esperienza indicibile. Dante docet.

Le recenti vicende relative al sequestro di elenchi di appartenenti ad alcune istituzioni massoniche italiane, se da un lato ripropone la questione dei continui tentativi di conculcare la libertà di associazione garantita dall’articolo 18 della Costituzione, dall’altro ci obbliga ad un’approfondita riflessione, non più rinviabile, sulla questione del segreto e del giuramento ad esso connesso. Questione fonte di innumerevoli equivoci e di altrettante incomprensioni, non sempre malevole.

Anche le recenti disastrose lacerazioni intervenute in alcune delle più frequentate istituzioni massoniche ci propongono come urgente tale riflessione, in quanto, dietro al paravento del segreto, si nascondono profanissime questioni di potere.

Inoltre, il segreto viene utilizzato a volte da falsi maestri per nascondere la loro ignoranza e la loro incapacità o, peggio, da alcune sedicenti istituzioni massoniche per ammantarsi di quel tanto di proibito che suscita curiosità profane deleterie per ogni percorso iniziatico.

Fatta questa indispensabile e sintetica premessa, intendo analizzare con voi la parte rituale relativa al giuramento di mantenere il segreto sui lavori svolti.

Il verbo giurare è radicato nella voce jus, che ha i significati di diritto, ragione, ciò che è giusto, ciò che è dovuto a qualcuno. Jus deriva da una radice *yug  – yu che ha il significato di legare assieme, di legame, di vincolo, di impegnarsi, obbligarsi.

A che cosa ci si vincola? E che cosa è questo tanto sbandierato segreto, fonte di inenarrabili guai?

Al giuramento di mantenere il segreto si possono dare molteplici interpretazioni.

Anticamente (es. iniziati ai piccoli e ai grandi misteri) giurare di mantenere il segreto aveva il significato esplicito di impegnarsi a conservare come occulta ai non iniziati la conoscenza acquisita, in quanto all’acquisizione progressiva della conoscenza doveva accompagnarsi la consapevolezza spirituale e una conoscenza affidata ad una persona non consapevole spiritualmente poteva essere pericolosa per la persona stessa e per chi con quella persona aveva rapporti.

Tale significato trova riscontro nella tradizione giudaica e in quella cristiana

Il rabbino Mosè Maimonide scrive: “Ogni volta che trovate nel nostro libro un racconto, la cui realtà è contraria sia alla ragione sia al buon senso, allora state certi che esso contiene una profonda allegoria che copre una verità profondamente misteriosa: e, quanto più grande è l’assurdità del senso letterale, tanto più profonda è la saggezza dello spirito”. [i]

In Luca, VIII,10 si legge: “A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano”.

Lo scrittore Roland Peterson afferma: “Certe conoscenze possono risultare distruttive nelle mani di coloro che sono moralmente impreparati, distruttive per loro e per gli altri”. [ii]

Quali erano le conoscenze citate? Evidentemente quelle di una Scienza sacra come quelle, ad esempio, che si insegnavano nella Casa della Vita dell’Antico Egitto.

Le antiche sapienze sono state criptate e sono scritte nei simboli, negli archetipi, nei numeri, nelle immagini.

E’ necessario, pertanto, distillare, decodificare, frequentare simboli e archetipi, nella consapevolezza della loro potenza.

Più che da secretare, qui c’è da scoprire, da recuperare, da far rivivere, posto che, nella mia vita, ormai non breve, non ho ancora, per mia sfortuna, incontrato alcun sapiente grande iniziato che abbia piena contezza di quei segreti. Se voi ne avete incontrato uno siete davvero fortunati e mi inchino alla vostra conoscenza.   Ho incontrato, questo sì, sinceri ricercatori della Verità e sono questi i Fratelli e le Sorelle con i quali dobbiamo condividere il cammino.

La ritualità massonica, per la sua natura simbolica, consente più piani di lettura, i quali conducono il libero pensatore, lungo i sentieri della Tradizione, che è il deposito sapienziale dei nostri Antenati, a superare ogni assolutizzazione interpretativa e ad essere un indefesso ricercatore.

Simboli e archetipi sono eterni e sono paradossali, in quanto naturali. La natura, nella sua paradossale essenzialità, li consegna alla nostra sensibilità, alla nostra intuizione, alla nostra razionalità interpretativa, che ne cattura, di volta in volta, un significato, mentre gli altri ci sfuggono, secondo un processo cognitivo che oggi potremmo assimilare al principio di indeterminazione di Heisemberg. Ogni focalizzazione è una traduzione e, pertanto, una limitazione.  Ogni interpretazione di simboli e archetipi è datata, in quanto frutto di una focalizzazione che risente, inevitabilmente, della cultura del tempo e del luogo.

L’evangelico: “Non gettate le vostre perle davanti ai porci” (Matteo VII,6), ad esempio, è un concetto mediorientale, proprio di una cultura che considera il maiale animale immondo.

La perla è un antico simbolo usato da molte civiltà e indica il nostro nucleo essenziale.

Non gettare il nostro nucleo essenziale davanti alla carnalità ritenuta immonda del porco ha il significato, molto segnato dallo stoicismo, dallo gnosticismo e dalle successive interpretazioni cristiane, di disprezzo del corpo inteso come tomba dell’anima. E’ l’orizzonte dell’anima proprio del deserto.

Quando l’orizzonte dell’anima si sposta nelle latitudini della foresta, laddove corpo e anima sono un tutt’uno inscindibile e non c’è disprezzo del corpo, il cinghiale viene assimilato simbolicamente al druida, che si nutre delle ghiande, frutto della quercia, albero della saggezza. Il cinghiale è anche associato a Brighit, dea dell’ispirazione e della manifestazione e Bo Vinda, Vacca di Luce, vasto di verità, Regola esplicita dell’ordine implicito: Ordo ab Chao.

Rifrequentare simboli e archetipi e rileggerli equivale a riattivarli, a toglierli dalle fossilizzazioni interpretative precedenti e a renderli vivi e operanti.  Lo stesso rito, pertanto, è in continuo divenire.

Fin qui di segreti sui quali giurare non ne vedo nemmeno l’ombra. Vedo invece la necessità di capire, di svelare, di riappropriarsi di antiche conoscenze senza millantare raggiunte mete “graduate” e con molta modestia, da autentici ricercatori della Verità con la conoscenza.

Nel caso delle gilde dei costruttori, esempio proprio alla tradizione libero muratoria, l’occultamento ai non appartenenti alla gilda dei segreti dell’arte aveva, accanto a quello antico di accompagnare la conoscenza con la consapevolezza spirituale, anche il significato di proteggere la professionalità degli appartenenti alla corporazione. Oggi si chiamerebbe segreto industriale o professionale.

Giurare di mantenere il segreto sui lavori di Loggia, in tempi in cui era possibile essere inquisiti e condannati per idee che non collimavano con quelle imposte dalla religione cattolica o da quella protestante, aveva l’evidente significato di occultare un lavoro intellettuale appartato per necessità di sopravvivenza.

Anche in questi casi, di segreti da mantenere, in questo esordio del terzo millennio dell’Era volgare, non ce n’è più il bisogno. Le religioni cristiane sono ridotte al lumicino in Occidente e il tema da affrontare è la sacralizzazione di una società materialista.

Veniamo, pertanto, al segreto spirituale.

I Vangeli che sono a fondamento del cristianesimo ne parlano in relazione a Dio.

Matteo scrive: “Il Padre tuo, che è nel segreto” (6,6) e : “Il Padre tuo che vede nel segreto” (6,4 e 6).

In greco il segreto  è krypto, da cui il termine cripta.

Matteo scrive: “Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (6,6). E ancora: “Quando tu digiuni , profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo, 6,17-18).

“L’immagine di Dio che Gesù trasmette qui – commenta Vito Mancuso – è il Dio che abita nell’interiorità, nella profondità dell’anima, esattamente «il segreto» a cui egli si riferisce. C’è un segreto, c’è una cripta dentro ognuno di noi”. [iii]

Mancuso cita Montaigne (Saggi), il quale scrive: “Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro, del tutto indipendente, nel quale stabilire la nostra vera libertà, il nostro principale ritiro e la nostra solitudine”. [iv]

Ora sarebbe interessante chiedere a chi ci chiede continuamente cosa facciamo nei nostri Templi, che cosa fanno nei loro “retrobottega” i membri dell’Opus Dei, o i monaci e le monache dei vari ordini religiosi o cosa si raccontano preti, vescovi e cardinali nei loro riservati ritiri spirituali e non.

Ma non è questo il problema.

Il problema è nostro, in quanto dobbiamo evidenziare le finalità del percorso massonico, peraltro scritte negli statuti e nei rituali, rendendoli di pubblico dominio, così come già sono (visto che sono pubblicati) e smettendola con il dire che non sono da diffondere, visto che sono già diffusi. E’ un pessimo esercizio quello di mentire a noi stessi.

E che senso ha giurare sul segreto che si annida nella nostra cripta interiore, ossia nel nostro intimo spirituale?

Se il segreto è non solo la nostra cripta, ma anche, con altro significato, il secretum, participio passato di se-cernere, ossia quanto è separato da noi stessi e, nella fattispecie, un nostro pensiero espresso, allora il giurare è nella sua accezione di impegnarsi a mantenere e nel suo significato di manu-tenere. In questo caso la frase: “Giuro di mantenere il segreto” può essere tradotta in: “Mi impegno a manutenere, ossia custodire il pensiero che ho secreto, separato da me in quanto formato compiutamente”.

Se assegniamo, infine, al giuramento il significato di un impegno collegato ad una condivisione di pensieri, secretum dell’eggregore,  dell’insieme delle Sorelle e dei Fratelli riuniti nella Loggia, ancora una volta il giurare è un impegnarsi, insieme, a manutenere il portato di un pensiero collettivo, frutto di un lavoro collettivo e di espressioni, anche frutto di emozioni, che meritano il rispetto della riservatezza.

Qui si pone la questione delle questioni. In che cosa consiste il lavoro nel Tempio massonico?

La risposta non può essere evasiva. Il lavoro nel Tempio massonico è un lavoro spirituale, volto alla conoscenza di noi stessi in quanto esseri umani composti di corpo, anima e spirito; è un lavoro spirituale volto alla conoscenza della Verità; è un lavoro spirituale volto all’acquisizione della consapevolezza del nostro essere uno con quel Principio creatore che postuliamo nelle nostre dichiarazioni fondamentali.

Se la risposta non è netta, si presta a equivoci e egli equivoci sono i rovi sotto i quali si annidano le serpi della cialtroneria massonica, dei finti iniziati, di chi utilizza il nome della Massoneria per coprire conventicole volte ad altro.

Dobbiamo scacciare i mercanti dal Tempio, ma per farlo è necessario dichiarare apertamente che il Tempio massonico è il Tempio dell’Antropocosmo e della ricerca della conoscenza della Scienza sacra. Non altro.

Uso volutamente citazioni evangeliche, anche se non sono cristiano, perché chi oggi ci attacca dovrebbe conoscerle e, comunque, le conosciamo noi.

Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!»”. (Marco 11, 15-17).

Innalziamo le coppe rituali gridando: “Fuoco”, perché dichiariamo che vogliamo portare il Sacro Fuoco nel mondo o perché abbiamo sostituito alle alabarde le colubrine? Cavalieri della Sapienza o Cavalieri della violenza? Nel Tempio per conoscersi e per conoscere (così in alto come in basso e così in basso come in alto), o nel Tempio per trafficare? La differenza tra Massoni e cialtroni è tutta qui. I cialtroni travestiti da Massoni esistono e non possiamo negarne l’esistenza. Ecco perché dobbiamo cacciare i mercanti dal Tempio.

Per quanto sin qui scritto, ritengo che il concetto di “segreto” si debba sostituire con quello di “silenzio iniziatico”, quel silenzio che è ascolto e, al contempo, manutenzione, custodia di quanto il lavoro di conoscenza dell’Antropocosmo ci ha fatto acquisire, come viatico per nuovi lavori alla ricerca di noi stessi e che solo il silenzio mantiene integro.

Ritengo, inoltre, che la Commissione appositamente costituita debba adeguare i Rituali della nostra Comunione sulla base dei concetti suesposti nelle varie formulazioni relative ai giuramenti.

Silvano Danesi

Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi, Liberi, Accettati Massoni, Tradizione di Piazza del Gesù, Grande Oriente di Roma

[i] Citazione da G.Hodson, Hidden Wisdom in the Holy Bible, Theosophical Publishing House, 1967 in Maurice Cotterel, Cronache celtiche, Corbaccio.Con il mio più cordiale saluto e un triplice fraterno abbraccio.

[ii] Roland Peterson, Everyone in Right, De Vors & Co., 1986, citato in Maurice Cotterel, Cronache celtiche, Corbaccio.

[iii] Citazione in Vito Mancuso, Dio e il suo destino, Garzanti

[iv] Citazione in Vito Mancuso, Dio e il suo destino, Garzanti

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