La Chiesa, l’eutanasia, il morbillo e i migranti: cronache dell’Impero

I recenti casi  di eutanasia hanno riacceso il dibattito sul diritto alla vita e sul diritto alla morte, mentre le notizie sull’epidemia di morbillo e sui casi dei farmaci di cura dell’Epatite C hanno messo il dito nella piaga (è il caso di dirlo) del diritto alla salute.

Le pagine dei giornali sono piene di notizie inquietanti, riguardanti malattie, epidemie, mancanza di cure. Dietro le quinte ci sono, come si può ben immaginare, senza essere degli indovini, gli interessi delle case farmaceutiche multinazionali, così come quelli di una costante presenza di interessi illeciti, dei quali gli scandali sulle mazzette, sulle tangenti, sulle porcherie varie sono all’ordine del giorno della cronaca in questa Italia alla deriva e sempre più invasa dalle organizzazioni malavitose.

Tuttavia, dietro alla mancanza di cure per eccessivo costo dei farmaci o all’accanimento terapeutico, per “difendere la vita”, oltre agli interessi delle multinazionali del farmaco c’è un antica idea dell’essere umano come peccatore espiante il suo peccato originale. L’essere umano, secondo questa simpatica teoria, avrebbe commesso il peccato di disobbedire a Dio e starebbe, pertanto, sulla terra per espiare quel peccato. In quanto figli di Adamo ed Eva (meglio ripudiare questi strani genitori e vivere felici) saremmo tutti sulla stessa barca, in un inferno terrestre, del quale i pastori di anime sono i custodi. Di questo inferno terrestre fanno parte le malattie, che qualcuno, poiché c’è di mezzo il guadagno, vuol curare a modo suo, stabilendo il prezzo e qualcun altro vuole siano destinate a non finire, se non per sfinimento naturale del corpo. Le due idee sono complementari. Se anche sei un essere umano la cui esistenza non può più essere chiamata vita e vuoi andartene non puoi, perché la vita non è tua, ma di Dio, ossia della Chiesa che ne è la rappresentante in terra. L’ideologia della vita, dietro alla quale si afferma la prassi della morte, ossia quella in base alla quale se hai i soldi ti curi e se non li hai vai a farti friggere (oggi la combustione del cadavere è sempre più in uso) è perfettamente complementare con quella di una Chiesa nata come prolungamento ideologico dell’Impero romano. In buona sostanza, la vita non è nostra, ma dell’Impero romano (gli eredi di Roma sono in lotta per l’eredità), che stabilisce quando e come dobbiamo morire e quanto dobbiamo soffrire.

La Chiesa, che oggi ci spiega come difendere la vita sin dall’incontro tra ovuli e spermatozoi, per giungere all’accanimento terapeutico, nel 1800, in  perfetta coerenza con quanto aveva fatto nel 1131, quando aveva vietato ai chierici lo studio della medicina, essendo la malattia una punizione divina, si oppose alla vaccinazione.

“La Chiesa – scrive Allègre- si oppose alla vaccinazione antivaiolosa, sostenendo che «Dio risparmia chi vuole». «Dio ha fatto la natura con le epidemie, e non è compito dell’uomo rettificare la creazione». La vaccinazione è vietata nello Stato Pontificio e l’epidemia di colera del 1832 è presentata dalla Chiesa come una punizione divina della rivoluzione del 1830”. [1] Sembra proprio che Dio non abbia altro da fare.

Ottima cosa. Risolto il problema. Niente cure, niente soldi. La natura fa il suo corso e Dio è contento, perché i peccatori espiano le colpe di Adamo ed Eva. Inoltre, come è noto, Dio si occupa delle rivoluzioni del 1830 e punisce i rivoluzionari, così come i lebbrosi e gli appestati.

Siamo sudditi (popolo, plebe) dell’Impero e delle sue ideologie traslate e l’Impero ha i suoi nuovi schiavi.

Oggi il Papa della Chiesa cattolica apostolica romana ci riempie di discorsi pieni di buone intenzioni relative alla libertà di migrare nel mondo, perché tutti gli esseri umani hanno la stessa dignità.

Eppure la stessa Chiesa, non più tardi di 150 anni, fa aveva idee decisamente opposte.

“La Chiesa cattolica – scrive Vito Mancuso – giunse persino a pronunciarsi contro l’abolizione della schiavitù, quando nel 1866, in risposta ad alcune questioni del vicario apostolico in Etiopia, Pio IX firmò un documento, tecnicamente denominato Instructio, in cui si legge che «la schiavitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina […]. Non è contrario alla legge naturale e divina che uno schiavo possa essere venduto, acquistato, scambiato o regalato». L’anno prima gli Stati Uniti d’America avevano abolito la schiavitù”. [2]

Oggi i nuovi schiavi arrivano sui barconi della migrazione, gestiti dalle mafie internazionali, a ingrossare le file dei lavoratori a basso costo e dietro al buonismo mondialista, che lenisce e addormenta le coscienze, si nascondono business miliardari, leciti e illeciti, con il risultato  di alimentare la confusione sociale e di alimentare le mafie.

Quando la bontà si presenta con la faccia del buonismo, dietro alle quinte c’è il portafogli.

Quando la difesa della vita si presenta con il rigore ideologico delle religioni, dietro le quinte c’è la volontà di potenza.

A proposito, Adamo e Eva non sono i miei genitori e del loro peccato me ne infischio.

Silvano Danesi

 

[1] C. Allègre, Dio e l’impresa scientifica, Cortina (citazto in Umberto Galimberti, Cristianesimo, Feltrinelli

[2] Vito Mancuso, Dio e il suo destino, Garzanti

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