Tolleranza, Tradizione e la “Via del salmone”.

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Nel Rituale di iniziazione al primo grado, ossia al grado di Apprendista, è scritto: “Profano, la tolleranza è principio fondamentale della Libera Muratoria e, pertanto, nella nostra Associazione va scrupolosamente rispettata la coscienza, sia politica che religiosa, di ogni singolo Fratello”.

Sul tema della tolleranza ho avuto modo di intrattenermi in più occasioni, rese pubbliche, ma qui vorrei introdurre una riflessione che esula da quanto sin qui scritto.

Il tema della tolleranza è solitamente declinato secondo il pensiero di Voltaire, ossia in un contesto illuminista che non rende compiutamente il significato iniziatico del termine. Del resto, non si può non sottolineare che l’appartenenza di Voltaire alla Massoneria (peraltro già nella sua forma settecentesca) è avvenuta nella sua tarda età e per pochissimo tempo.

Ritengo che il significato iniziatico della tolleranza vada ricercato nel pensiero degli umanisti italiani e, in particolare, in Pico della Mirandola, il quale, mettendo a confronto i vari misteri, elaborò una filosofia in proposito sotto forma di “concordanza nascosta”[i] che “sembra confermare – scrive Wind – l’affermazione di sant’Agostino”.[ii]

Sant’Agostino scrive: “La cosa stessa [res ipsa] che ora è chiamata religione cristiana era già negli antichi [erat apud antiquos] ed era già stata nella razza umana sin dai suoi inizi fino al tempo in cui Cristo apparve incarnato: da quel momento in poi la vera religione, che già esisteva, cominciò a essere chiamata cristiana”. (Retractationes).

La “vera religione, che già esisteva” è assimilabile alla Filosofia perenne o Conoscenza primordiale o Santa Sapienza, comune all’intera umanità e alla quale la ricerca tradizionale dovrebbe tendere.

Il confronto operato dagli umanisti sconta, tuttavia, un’intellettualizzazione dei misteri che Wind, citando Fustigiére, chiama mystéres littéraires, per distinguerli dai mystéres cultuels, in quanto  volti ad “un uso figurativo di termini e immagini tratti dai riti popolari e trasferiti alle discipline intellettuali della discussione e della meditazione filosofiche”. [iii]

Ai riti popolari (Eleusi, Samotracia, Isiaci) è riservata da Socrate e da Anassagora un ruolo secondario, mentre Platone dichiara che la filosofia è essa stessa un’iniziazione mistica di ricerca consapevole di ciò che i misteri popolari somministravano emotivamente. Plotino darà terminologia rituale ad un percorso teso a sostenere e stimolare l’intelligenza.

“Plotino – scrive Wind – mentre da un lato chiarì in modo inequivocabile che il filosofo mistico «è uno che si inoltra nella parte più interna del santuario, lasciando le statue dietro di sé, nella parte esterna del Tempio» (Enneadi), dall’altro riconobbe sempre l’importanza dei simboli tangibili per coloro che si trovavano ancora all’esterno e aspiravano ad entrare”. [iv]

L’idea di iniziazione tramite i mystéres littéraires è figlia di un’interpretazione umanistica della cultura tardo antica ed ellenistica che già era improntata al sincretismo. Cultura che ritroveremo presente anche nella corrente del libertinismo secentesco, alla quale la Massoneria deve molto della sua attuale impostazione rituale.

L’idea di iniziazione tramite i mystéres littéraires lascia da parte, come “secondari”, i “mystéres cultuels”, che non sono solo i misteri popolari, ma anche la teurgia, così come ce la descrivono antichi autori come Giamblico.

Nei “mystéres cultuels” possono, a mio parere, essere comprese le religioni popolari, nella loro accezione essoterica.

Va comunque considerato che l’intellettualizzazione dei misteri, se da un lato consente di superarne gli aspetti più popolari, volti a determinare una concordanza con norme finalizzate all’ordine sociale e a dare sostegno a speranze soteriologiche, dall’altro rischia di obnubilare e di perdere aspetti significativi della parte teurgica, sulla quale andrebbe opportunamente intrapresa un’opera di attento recupero.

La tolleranza, dopo l’intellettualizzazione degli antichi misteri ad opera di Platone e dei neo-platonici, acquista, dunque, un significato preciso di “concordanza nascosta”.

’Umanesimo ci ha fornito un esempio significativo di tolleranza intesa come “concordanza nascosta” con lo studio contemporaneo di varie culture iniziatiche.  L’Umanesimo ha infatti riscoperto la Cabala, le dottrine ermetiche, l’alchimia, l’astrologia, le dottrine simboliche. In particolare, tra i testi di riferimento degli uomini dell’Umanesimo, troviamo:. Picatrix, scritta da un islamico, lo Zoar, scritto da un ebreo e gli scritti di Ermete Trismegisto, di scuola ellenistica.

Come esercitare la tolleranza intesa come “concordanza nascosta”?

L’interrogativo consente di evidenziare il collegamento fondamentale tra Tolleranza e Tradizione.

Nelle culture antiche era consuetudine usare un linguaggio simbolico, a volte enigmatico, giocato sull’analogia, l’omofonia, la sovrapposizione dei significati. Non solo. Miti, leggende e  fiabe portano con sé, nei secoli, nuclei di significato che possono essere distillati e riportati in evidenza.

La stessa tradizione orale, anche se codificata nella scrittura in tempi più recenti, ha mantenuto inalterate nei secoli, come è stato chiarito da molti studiosi, le narrazioni.

Questo fatto consente di poter dare ai resoconti scritti della tradizione orale una datazione ben più antica di quella della stesura.

La Via del salmone

Da queste necessariamente brevi considerazioni consegue la possibilità di fare come il salmone, ovvero di risalire la corrente, superando anche difficili ostacoli, per arrivare alla fonte.

La via del salmone è, in primo luogo, un percorso di ricerca delle antiche fonti e, nello specifico, di quelle della sapienza primordiale

La via del salmone è anche un percorso psicologico, che dal molteplice conduce agli archetipi, attraverso un processo di semplificazione-purificazione che è intima comunicazione con se stessi e con altri: è comunicarsi e comunicare.

La via del salmone, infine, è un’ascesi della materia (il limite) verso lo spirito (il senza limite), nella coscienza che l’uno e l’altro sono due aspetti della stessa unica realtà.

La cerca è la virtù del salmone: dalle paludi del delta o dai molteplici affluenti risale verso la fonte. Fuor di metafora, quello del salmone è un percorso intellettuale, emotivo, spirituale, corporeo che comporta una prova interiore spietata, da cui esce uomo superiore o folle. Il salmone, simbolo della saggezza, dal fenomenico-molteplice risale verso l’originaria unità, ovvero la sorgente, la virgo, il cui archetipo è la Dea Madre Universale,  dalla quale scaturisce, per l’opera del Logos, il Demios-érgon, il Demiurgo (Grande Architetto dell’Universo) l’ἐνέργεια (enérgeia), dalla quale deriva la vita.

Risalire dal molteplice al semplice è liberarsi dagli schemi e la semplificazione è anche una purificazione.

Il salmone risale la corrente, supera i balzi, sale di livello, va verso la sorgente mentre il percorso si fa più erto e al contempo più semplice.

Dalla sorgente, per l’azione improntante del Logos, emergono gli arché-typos: impronte dell’Arché e forme pensiero universalmente condivise e, conseguentemente, possibili elementi di quella “concordanza nascosta” che è la vera Tolleranza, intesa come sforzo comune nella ricerca tradizionale di ciò che è condivisibile e comune, al di là di ciò che divide.

“Un archetipo – scrive Ellemire Zolla – per essere tale, deve avere una parte inconscia, sommersa: la sua denominazione deve accompagnarsi a sofferenze e allucinazioni e al minimo esige un animo commosso, capace di trasporsi in simboli. Soltanto tramite il simbolo un archetipo traspare….Quando simbolo e emozione si congiungono, forma e materia di un plesso solo, un archetipo è imminente. Soltanto uno spirito meditativo s’accorge di queste congiunzioni, che i più subiscono ciecamente”. [v]

Il simbolo è per l’archetipo come l’Rna per il Dna, ossia un agente decodificante, attivante e attualizzante.

“Il simbolo – scrive Jean C.M. Travers – si scopre come un essere sensibile, avente consistenza propria, ma attraverso il quale si scorge una relazione di significato. Prima di significare, possiede già di per se stesso la sua propria natura. Dapprima si presenta come un essere sconosciuto per sé stesso, e solamente dopo, come un essere avente una relazione di significato con un altro termine”. [vi]

“Lo stesso autore cita queste parole di Brunetièr: «Il simbolo è immagine, è pensiero… Esso ci fa cogliere, tra noi e il mondo, alcune di quelle affinità segrete e di quelle leggi oscure che possono oltrepassare la portata della scienza, ma che non sono, per questo, meno certe. Ogni simbolo è in questo senso una specie di rivelazione». Il simbolismo è, infatti, una vera scienza che ha le sue regole precise e i cui principi emanano dal mondo degli Archetipi”. [vii]

Qui si ripropone il problema di quanto l’intellettualizzazione dei misteri abbia tolto all’efficacia degli stessi. Problema non eludibile per un’eteria iniziatica come afferma di essere la Massoneria.

 I quattro livelli del simbolo

 Nel suo “Il codice segreto dei Templari”, Tim Wallace Murphy, citando Jhon Baldock (The Elements of Christian Symbolism, Shaftesbury, Element Books, 1997),  dà una definizione del rapporto con il simbolo di estremo interesse.

Il primo approccio col simbolo – scrive Murphy – ha una valenza meramente esterna, superficiale e non mostra un significato più profondo e nascosto. Penetrando il secondo livello, si va oltre, grazie anche alla nostra sempre più raffinata conoscenza introspettiva del simbolo. Il testo comincia ad essere letto non soltanto con gli occhi, ma con la mediazione di una percezione che esula dai sensi, capace di affrancarlo dal dominio e dalla servitù dello spazio e del tempo. Approdati al terzo livello di interpretazione si deve procedere con grande cautela, perché, purtroppo, si corre sovente il rischio di informare di noi, delle nostre aspettative e in ragione della nostra sensibilità, il significato autentico del simbolo, attribuendogli un senso personale, che scaturisce dalla formidabile stimolazione cui va incontro la mente in questi frangenti. Invece la mente deve aprirsi e restare in questa condizione, per consentire alla valenza interiore del simbolo di dare il via a quel lavorio psicologico che lo mette in correlazione sul piano dello spirito con l’idea e l’immagine che vuole rappresentare, fino a condurlo all’interno della nostra personale esperienza di vita. A questo livello il simbolo acquisisce una speciale rilevanza per il soggetto che diventa più consapevole di sé e sviluppa una relazione intima e trascendentale con il resto del creato. Tuttavia, anche in questo momento si corre un rischio potenziale, vale a dire quello di far vibrare la propria accresciuta consapevolezza in un senso troppo personale ed egoistico, invece di assumere questa nuova crescita come un valore positivo, capace di permettere altri ed ulteriori proficui sviluppi spirituali. Relativamente al quarto livello, Murphy riporta testualmente quanto scrive Baldock. «

Al quarto livello, quello anagogico …. l’importanza che prima veniva ascritta all’aspetto fisico e materiale del simbolo scompare, per fondersi in una nuova, inedita forma di conoscenza … il simbolo stesso si dissolve e ciò che rappresenta incomincia ad occupare in modo totale ed assoluto la mente della persona. Dalla visione personale ci si eleva così a un’altra che va ben oltre la comprensione della mente razionale; è una condizione in cui sembra più corretto dire che invece di pensare è il pensiero stesso che entra in noi e ci permea. Questo è lo stadio in cui si innescano la contemplazione o la meditazione»”.[viii]

Tolleranza come trasformazione in “uguali” e “fratelli”.

 “La meta del processo di trasformazione – scrive Anselm Grün –  consiste nell’unificazione degli opposti, nell’autorealizzazione dell’uomo. Il contrasto di fondo di fronte a cui si trova l’uomo è la tensione tra spirito e istinto. Si tratta allora di far passare l’energia degli istinti a un’altra forma, «per esempio ad una forma di pensiero o di sentimento (idea e valore); ciò sulla base e con l’aiuto di un archetipo preesistente… Il fascino che parte dall’archetipo fa si che l’energia dell’istinto (libido) devii dal percorso originale e si aggrappi al corrispondente spirituale»[ix]. La trasformazione degli istinti avviene dunque, secondo Jung, a causa dell’azione dell’archetipo. Ma gli archetipi vengono attivati tramite riti e simboli, e portati alla conoscenza. Jung chiama i simboli “trasformatori”. Come una centrale di energia idrica trasforma l’energia dell’acqua in energia elettrica, così i simboli trasformano l’energia biologica in energia spirituale”. [x]

“I simboli – scrive Jung – funzionano come trasformatori, in quanto trasferiscono la libido da una forma inferiore a una forma superiore”. [xi]

In queste affermazioni di Jung c’è il collegamento con la ritualizzazione osiriaca della spiritualizzazione del corpo, non riducibile a opera dell’intelletto, ma anche un’indicazione significativa del potere di trasformazione della tolleranza quando sia intesa come ricerca comune della “concordanza nascosta”.

Il percorso verso la “concordanza nascosta”, liberamente intrapreso, trasforma il ricercatore e lo rende “uguale” e “fratello”, dando finalmente un significato iniziatico e non sociologico o, peggio, politico, ai concetti di “uguaglianza” e di “fratellanza”.

Il ricercatore della “concordanza nascosta” si riconosce “uguale”, ossia di pari qualità (qualificazioni) all’altro ricercatore della “concordanza nascosta” e, infine, “fratello”, in quanto figlio, come l’altro, della stessa unica sorgente, anche se discesi a valle da fonti e da fiumi diversi.

L’uguaglianza è un ri-conoscimento qualitativo e la fratellanza è un ri-conoscimento spirituale. Liberata dagli orpelli sociologici e politici, la tolleranza si palesa, effettivamente, come “principio fondamentale della Libera Muratoria”.

Silvano Danesi

[i] Edgard Wind, Misteri pagani del Rinascimento, Gli Adelphi

[ii] Edgard Wind, Misteri pagani del Rinascimento, Gli Adelphi

[iii] Edgard Wind, Misteri pagani del Rinascimento, Gli Adelphi

[iv] Edgard Wind, Misteri pagani del Rinascimento, Gli Adelphi

[v] Ellemire Zolla, Archetipi, Marsilio

[vi] Jules Boucher, La simbologia massonica, Atanòr

[vii] Jules Boucher, La simbologia massonica, Atanòr

[viii] Tim Wallace Murphy, “Il codice segreto dei Templari”, Tim Wallace Murphy, Newton Compton.

[ix] La citazione di Anselm Grün è riferita a C.G. Jung, Lettere, 20

[x] Anselm Grün, Il coraggio di trasformarsi, San Paolo edizioni

[xi] Jung, Opere, Vol V, Boringhieri, Torino

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