Massoneria: la pietra cubica nella 4^ dimensione.

La stanca ripetizione del valore della pietra cubica come simbolo significante la rettitudine morale innesca un circolo vizioso auto gratificante e autoreferenziale che inibisce il procedere del cammino iniziatico nella direzione della conoscenza.

La pietra cubica rischia di fare la stessa fine dell’Amore, il quale, per riprendere le parole di Diotima a Socrate, è un “grande daimon”: Eros.

L’Atto d’Amore è un “parto nella bellezza, sia secondo il corpo, sia secondo l’anima”. Accade che l’autoreferenzialità moralistica auto gratificante racchiuda il “grande daimon” nella ripetitiva e stantia proclamazione dell’amore fraterno, regolarmente smentito nei comportamenti concreti, accompagnato dalla ripetitiva e stantia proclamazione dell’onore: termine altisonante che andrebbe ricondotto al suo significato autentico di onesto e soprattutto di onestà con se stessi.

La ridondante ripetizione di amore e di onore fa dimenticare l’ardore, che è il vero significato di Eros, ossia impulso creativo.

L’essere avvolti nel moralismo auto gratificante allontana dal vero senso del percorso iniziatico, che è l’atto creativo alla luce della conoscenza.

Accade, così, che si espone orgogliosamente la quadreria di famiglia: Mozart, Voltaire, Goethe, Carducci, Pascoli, Puccini, Bach, Brahms, Schubert e via elencando e non ci si accorge che ci sono cornici vuote in attesa di nuovi atti creativi.

Ed eccoci di nuovo alla pietra cubica, ridotta alla moralistica, auto gratificante e autoreferenziale rettitudine, quando essa potrebbe indurre a nuovi orizzonti creativi, solo che la si pensasse, ad esempio, come un ipercubo della quarta dimensione.

La matematica e la fisica oggi affrontano il tema della molteplicità delle dimensioni, considerandole non più frutto di speculazioni mistiche, ma realtà della complessità dell’esistente. Il primo filosofo a pensare a più dimensioni è stato Immanuel Kant il quale scrive: “Una scienza di tutti questi possibili generi di spazio sarebbe senza dubbio l’impresa più alta che un intelletto finito può intraprendere nell’ambito della geometria…Se è possibile che vi siano regioni con ulteriori dimensioni, è molto probabile che in qualche luogo Dio le abbia portate all’esistenza”. [1]

Ancora una volta il mito e la geometria ci forniscono le chiavi di accesso a realtà non ordinarie che matematica e fisica cominciano a descrivere come ordinarie.

Il mito della caverna di Platone ci racconta di esseri umani che, prigionieri di una caverna, vedono sulla parete le loro ombre dovute ad un fuoco che sta dietro alle loro spalle, ma, non potendo voltarsi, pensano di essere anche loro ombre come quelle che vedono. Il mito della caverna “suggerisce – scrive Rudy Ruker – l’interessante idea che una persona sia in realtà una qualche essenza a dimensionalità superiore che influenza e osserva questo «mondo di ombre» di oggetti tridimensionali”. [2]

E’ un suggerimento che ben si attaglia al daimon e alla multidimensionalità dell’essere umano. Siamo esseri di una dimensione non tridimensionale che si illudono (si vedono) come esseri tridimensionali, prigionieri di un punto di vista.

Immaginare cosa sia una dimensione superiore non è facile, ma studi sulla quarta dimensione ci aiutano. Proviamo a pensare al nostro cubo, alla pietra cubica, e immaginiamo di farla passare per il mondo di Flatlandia, ossia un mondo piatto dove anche gli abitanti sono piatti. Gli abitanti di Flatlandia vedranno il cubo come la sua sezione, ossia un quadrato. Conseguentemente un cubo sarebbe la sezione tridimensionale di un ipercubo, così come la vedono gli abitanti del mondo tridimensionale.

“In quattro dimensioni – scrive Rudy Ruker – è possibile che vi siano due spazi 3D «perpendicolari» tra loro”.

la-quarta-dimensione-11-728
L’ipercubo è originato dalla traccia lasciata di un cubo che si sposta così come il cubo lo è del quadrato.

Un’idea approssimativa e in qualche modo apprezzabile della quadridimensionalità è data dal cubo di Neker, con i suoi effetti ottici. La variazione immediata che interviene quando il cubo si inverte “equivale ad una rotazione della quarta dimensione”. [3]

Cubo di Neker

La quadridimensionalità apre orizzonti conoscitivi immensi e in varie direzioni, a partire dall’idea multidimensionale, che ci fa pensare ad universi paralleli o alla possibilità che il nostro spazio possa essere la ipersuperficie di un’ipersfera a 4D. I cosmologi moderni hanno iniziato a pensare alle “porte magiche”  stargates, chiamate anche ponti di Einstein-Rosen o “cunicoli del tarlo” di Schwarzschild), con rapporti possibili con i buchi neri.

Immaginazione? Fantasia? Scienza?

Se chiedete ad un essere umano come è l’autostrada che va da Brescia a Venezia vi dirà che è una striscia piatta d’asfalto, anche se in effetti è una linea curva, essendo la Terra rotonda. Che la Terra fosse rotonda è stato prima intuito, poi messo in una formula matematica e geometrica e in seguito, grazie ai voli spaziali, visto con gli occhi umani.

Per quanto riguarda le altre dimensioni siamo all’intuizione, alla matematizzazione e alla geometrizzazione. Un giorno chissà?

L’iperspazio e le dimensioni ulteriori alla terza aprono orizzonti conoscitivi anche in relazione all’esistenza di esseri multidimensionali o di altre dimensioni, così come sui tunnel che sono raccontati in migliaia di esperienze premorte.

Nella Tradizione della via iniziatica si parla di epopteia, di conoscenza immediata, altrimenti detta illuminazione.

L’illuminazione, o epopteia, come conoscenza superiore, non è un’acquisizione teorica, concettuale, ma un’esperienza (la somma esperienza), ossia una conoscenza diretta, un provare su di sé. “Ogni conoscenza vera ed effettiva – scrive Guénon – è immediata”. [4] “Quanto alla possibilità stessa della conoscenza immediata – aggiunge Guénon – la teoria degli stati molteplici dell’essere la rende sufficientemente comprensibile: d’altra parte, il voler mettere in dubbio, significa dar prova di una completa ignoranza dei più elementari principi metafisici poiché, senza questa conoscenza immediata la metafisica del tutto è impossibile”. [5]

Fisica e metafisica ora si danno la mano e forse in un futuro prossimo sparirà quel meta che le separa per soddisfare la nostra sfocatura, ossia la nostra incapacità di vedere: la nostra ignoranza.

La pietra cubica, evasa dalla prigione moralistica autogratificante e autoreferenziale, si carica di Eros, di ardore, di creatività.

Silvano Danesi

[1] Citazione in Rudy Rucker, La quarta dimensione, Adelphi

[2] Rudy Rucker, La quarta dimensione, Adelphi

[3] Rudy Rucker, La quarta dimensione, Adelphi

[4] René Guénon, Gli stati molteplici dell’Essere, Adelphi

[5] René Guénon, Gli stati molteplici dell’Essere, Adelphi

Annunci

Informazioni su fionnbharr

Giornalista
Questa voce è stata pubblicata in Gran Maestro, Senza categoria. Contrassegna il permalink.