Sam Quilleri, il destino e la coscienza.

Fausto Samuele Quilleri

Il Comune di Brescia ha recentemente dedicato lo storico Campo di Marte a Sam Quilleri, ufficiale alpino sul fronte russo dopo essersi arruolato volontariamente, partigiano nelle Fiamme Verdi, collaboratore dell’Office of Strategic Service americana, consigliere comunale e provinciale, parlamentare e leader nazionale del Partito liberale.

Nell’occasione è riapparso un testo edito dalla Grafo nel 2006 per conto del Comune di Brescia, scritto da Chiara Delorenzi, dal titolo: “Sam Quilleri – Un protagonista del Novecento bresciano tra Resistenza e scelta liberale”, che ne traccia il profilo biografico.

L’invito a leggere la biografia mi viene da un comune amico, l’avvocato Luigi Bastiani, che a fianco di Sam Quilleri ha condiviso per anni l’esperienza politica, essendo stato segretario provinciale del Partito liberale, e amministrativa, come pluriennale assessore del Comune di Brescia.

Scorrendo le pagine del volume sono stato indotto a non lasciarmi tentare da ricostruzioni politiche essendo catturato da alcune riflessioni di Quilleri che mi hanno trasportato su un altro piano di lettura della sua personalità.

Mentre è sul fronte russo, dove scarseggia tutto, perché Mussolini ha mandato di fatto allo sbando un esercito di uomini male armati e male equipaggiati, Quilleri scrive al fratello Ettore,  il 9 agosto del 1942: “Nella vita tutto passa e rimane solo quello che si ha operato disinteressatamente per un ideale. Conserva queste parole: mi sono dettate, come ti ho detto, dalla mia esperienza e dal particolare momento di purezza spirituale in cui mi trovo: ogni cura mortale, denaro, etc. qui non hanno alcun valore: c’è l’uomo nudo con la sua generosità che potrebbe anche spingerlo al massimo sacrificio”.

Un avverbio e un sostantivo: disinteressatamente e ideale, scritti dal fronte russo, mentre è in gioco la vita, sono il paradigma che rende inutile ogni commento sul percorso politico di Quilleri, in quanto le azioni successive sono la conseguenza di una presa di coscienza capace di indirizzare una vita.

Rientrato dalla Russia e ricoverato all’Ospedale militare di Baggio, Quilleri scrive nel suo diario: “Innumerevoli sono gli effetti benefici della vita militare (in tempo di guerra massimamante): una spersonalizzazione dell’individuo tutta a vantaggio del formarsi di una nuova coscienza di sé, che non mette l’uomo al centro dell’universo o della famiglia, ma gli fa trovare il suo giusto posto e la sua giusta misura nel rispetto dei diritti umani”.

Anche qui c’è il senso esatto dell’uomo, della sua personalità, del suo carattere e della sua cosciente presenza nel contesto della vita. Giusto posto e giusta misura sono il risultato di una trasformazione dell’io che si spersonalizza, va oltre la maschera (persona), per trovare il proprio centro, la coscienza di sé.

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Dopo l’8 settembre, in un periodo di scelte di vita da prendere in mezzo alla bufera, Quilleri annota nel suo diario: “E come concepiamo oggi la dignità, noi che per vent’anni e ancora oggi la intendiamo prostituendo nelle strade, negli uffici e in ogni relazione civile? Nulla viene a caso nella storia dell’umanità: ogni guerra è un infrangersi di barriere, di vecchi pregiudizi sociali e un allargarsi di orizzonti sotto l’egida della magica parola “progresso”. Ma anche questa visione, direi fatalistica della storia non ci induca a facili rinunce. Bisogna sentire il destino che ci preme dall’alto e incanalarci nella sua direzione, ma non segnandoci supinamente però, e lasciarci trasportare dalla corrente. […]. Il destino ci fa capire con colpi talvolta poderosi qual è la via da seguire: una volta indicatala sta a noi procedere più o meno coscientemente”.

In fine, il destino e la volontà. Un destino che ci parla, a volte “con colpi poderosi”, che ci indica la via, che non va seguito passivamente, ma avendone coscienza.

Conosci te stesso, così come sei, nudo; sii disinteressato e lavora per un ideale; segui coscientemente la strada che ti indica il destino.

Le azioni di molti decenni di impegno civile e politico non necessitano di commenti e sono state descritte nel testo biografico; sono la conseguenza di una presa di coscienza che è un lascito che va oltre la contingenza del tempo ed ha un valore universale.

Silvano Danesi

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