IL CASO REGENI E GLI SCHELETRI NEGLI ARMADI DEI FRATELLI COLTELLI DELL’UNIONE EUROPEA

L’amico Piero Imberti, commentando il mio intervento sulle responsabilità francesi e inglesi nella crisi libica, mi ricorda gli interessi della francese Total in Africa e il neo colonialismo francese in ben 18 paesi africani e accenna la caso Regeni in Egitto.

Il “caso Regeni” è un caso tipico di idiozia politica, di insipienza diplomatica, di colpevole abbandono (eufemismo) degli interessi strategici dell’Italia, nonché di riprovevole sfruttamento del legittimo e comprensibile dolore della famiglia al fine di coprire la verità.

Il “caso Regeni” è, con ormai evidenza lampante, un complotto ordito contro l’Eni (quindi contro l’Italia) nel momento stesso in cui la nostra società che si occupa di energia ha scoperto il più grande giacimento di gas del Mediterraneo al largo delle coste egiziane. Si tratta del giacimento denominato Zohr a centoventi miglia da Porto Said.

Il cadavere del povero ragazzo italiano è stato fatto trovare in Egitto in concomitanza con l’arrivo di una delegazione di imprese italiane che avrebbero dovuto occuparsi del giacimento e del suo indotto, stringendo così un accordo Italia Egitto strategico per l’approvvigionamento energetico italiano.

E’ del tutto evidente, e lo sanno benissimo i diplomatici che stanno nelle ambasciate in Egitto e lo dovrebbe sapere anche la nostra intelligence, che se gli egiziani avessero voluto sbarazzarsi di un possibile ficcanaso, lo avrebbero fatto sparire e, forse, ne avremo ritrovato i resti fra qualche millennio conservati nelle sabbie secche del deserto.

Chi ha messo il cadavere del povero giovane italiano in evidenza non sono stati sicuramente gli egiziani, ma chi voleva interrompere i rapporti cordiali tra Italia ed Egitto, per far naufragare l’azione dell’Eni.

Il giovane italiano era in Egitto per conto degli inglesi, ma nessuno ha pensato bene di chieder conto al Governo di Sua Maestà della presenza del giovane, dei suoi incarichi, e delle necessarie assicurazioni alla sua azione sul campo.

Le domande continuano invece ad essere poste ad Al Sisi.

E’ pur vero che l’Italia, dopo l’assassinio di Enrico Mattei, ha il nervo scoperto sul fatto che chi tocca gli interessi delle grandi corporation petrolifere rischia grosso e preferisce nascondere la testa sotto la sabbia, ma la politica dello struzzo serve solo a tradire gli interessi italiani e a favorire quelli di altri paesi, che dovrebbero essere nostri alleati e, al contrario, ci fanno una guerra spietata e ormai poco nascosta.

Molti osservatori hanno indicato la pista inglese per l’omicidio Regeni, ma non si è voluto andare a scavare.

Un esempio? Il Giornale.it, in un articolo del 5 settembre 2017, quindi meno di un anno fa, scriveva che il 19 aprile del 2016, “nei colloqui tra una delegazione italiana e alcuni deputati inglesi, trapelò l’ipotesi che Regeni fosse stato usato, in maniera inconsapevole, come spia dell’intelligence d’oltremanica per indagare sul governo Al Sisi”.

Massimo Bordin, su Il Foglio del 19 agosto 2017, scriveva: “Esiste una “pista inglese” per l’uccisione di Giulio Regeni? Ieri qui [su Il Foglio] si citava un’intervista al generale Leonardo Tricarico che puntava il dito sull’università di Cambridge che aveva commissionato l’analisi sul campo al giovane ricercatore. Un incarico “opaco” a giudizio del generale, rifiutato da un altro studioso dopo la tragica morte di Regeni. L’opacità deriva, sempre secondo Tricarico, dalla commistione fra l’intelligence inglese e le migliori università del Regno Unito. Analoghe considerazioni aveva fatto un altro generale, Mario Mori, ex capo del Sisde. Tricarico è stato capo di stato maggiore dell’Aeronautica e consigliere militare di tre presidenti del Consiglio. I loro sono pareri pesanti e la fotografia del rapporto fra università e intelligence nel mondo anglosassone è veritiera. Questo non vuol dire naturalmente che Regeni fosse un agente segreto, ma è ben possibile che la professoressa che gli ha affidato la ricerca l’avesse fatto su incarico del MI6. Può scandalizzare, ma in Inghilterra è legale. Del resto nei servizi segreti inglesi hanno lavorato persone come Graham Greene e Ian Fleming. Nei nostri si reclutavano intellettuali come “l’agente Z” Guido Giannettini. Occorre pensarci prima di scandalizzarsi. Alberto Negri ha scritto qualche giorno fa sul Sole 24 Ore che Regeni “lavorava per istituzioni britanniche”, al plurale, e senza dubbio il servizio segreto di Sua Maestà è una istituzione quanto l’antica università di Cambridge. Negri però non pare voler dire che Regeni sapesse del suo vero committente, piuttosto che i servizi inglesi sapessero di lui, e introduce una espressione cinematografica per spiegare il delitto: «I soliti sospetti»”.

E’ del tutto evidente che un’Europa, dove gli Stati che dovrebbero essere tuoi alleati ti pugnalano alle spalle, è una famiglia impossibile. C’è qualcosa di marcio che va spazzato via. L’Unione Europea va ripulita dagli scheletri ben custoditi negli armadi.

Gli interessi energetici strategici dell’Italia sono la chiave per rilanciare l’economia, ridare fiato alle imprese e alle famiglie e salvaguardare il welfare che sta andando a rotoli.

La risposta delle anime belle del sinistrese è invece quella dello struzzo o, peggio, del finto appello al cuore per non affrontare i nodi veri che stritolano il Bel Paese.

Silvano Danesi

 

 

 

 

 

 

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