La deambulazione nel Tempio

La questione della deambulazione rituale, se vuole essere tradizionale e non basata su falsi schemi, deve necessariamente essere ricondotta alla tradizione ancestrale.

Una tradizione che risale agli albori dell’umanità e che possiamo ritenere archetipica, ossia universalmente e inconsciamente condivisa, è che la spirale sinistrorsa indichi, involgendosi, la via all’indietro, verso l’origine, il grembo materno, la morte, mentre la spirale destrorsa, evolvendosi da un’origine centrale verso l’esterno, indichi lo sviluppo, l’espansione verso la vita. Possiamo, in altri termini, considerare la spirale sinistrorsa involventesi come energia in contrazione e quella destrorsa evolventesi come energia in espansione.

Tale tradizione, incisa nelle pietre sin dai tempi più remoti, nasce dall’osservazione del percorso del sole nel cielo, visto da un osservatore terrestre.

Il sole, al solstizio d’inverno (minima luce e minima energia) parte dal centro di una spirale e con un’evoluzione destrorsa raggiunge il massimo di evoluzione (massima luce e massima energia) al solstizio d’estate, ove investe la marcia tracciando una spirale di andamento sinistrorso involvente verso un centro.

Fatta questa necessaria premessa, il lavoro dei massoni nel Tempio inizia simbolicamente a mezzogiorno e termina a mezzanotte, in coerenza con il percorso iniziatico tradizionale e universale, che ha come obbiettivo l’indicazione del V.I.T.R.I.O.L., ossia di un percorso dall’esterno all’interno, dal conscio al centro dell’inconscio, che è quel Sé indicato come lapis exillis o, in altre parole, verso il proprio centro, ove risiede il nucleo informativo essenziale individuale.

Il percorso, pertanto, è quello, se vogliamo riferirci all’astro che è simbolo della luce (ossia dell’energia) che va dal solstizio d’estate al solstizio d’inverno, dalla luce manifesta alla luce interiore. Un percorso che, ridotto nell’arco giornaliero, è dallo zenith al nadir. Un percorso di involuzione sinistrorsa che, contrariamente a quanto si può dedurre dall’archetipo della spirale, è una quadratura.

Il motivo per il quale la deambulazione simbolica nel Tempio massonico all’apertura dei lavori non sia una spirale sinistrorsa, ma una quadratura sinistrorsa, riguarda un’altra tradizione ancestrale, che assegna al quadrato un significato relativo ai viventi incarnati, ossia agli esseri umani in vita che percorrono la via del ritorno in modalità iniziatica.

Tale tradizione ancestrale è ben mostrata dalle aureole presenti nelle iconografie relative alla santità nella tradizione cristiana: quadrata dietro al capo dei viventi nel corpo e rotonda dietro al capo di coloro che vivono nell’anima.

DA SINISTRA: PAPA PASQUALE I, EPISCOPA TEODORA E SAN FRANCESCO

Uno schema recente e falsificante la tradizione riguarda la posizione del sole e della luna, con l’attribuzione al primo di luminare di valenza maschile e alla seconda di luminare di valenza femminile.

E’ necessario, pertanto, sfatare il luogo comune che il sole sia maschile e la luna sia femminile.

A Fuerteventura, nell’antica lingua locale, Magec è la dèa del sole, Achuguayo (pronuncia Aciuguàio) è la luna ed è maschile. Achamán (pronuncia Aciamàn) è il dio del cielo ed è dio supremo. Chaxiraxi (pronuncia Ciaciraci) è la Dèa madre.

Il dio Sin arabo (da cui Sinai) è la luna, così come l’egizio Thoth. In tedesco il sole è die Sonne (femminile). Per i giapponesi il sole è la Dèa Amaterasu.

Da dove nasce l’idea che il sole, maschio, insemini la terra, femmina e che la luna sia connessa con il femminile? Dall’archetipo patriarcale pastorale tribale con il quale gli dèi celesti degli indoeuropei allevatori e dei semiti pastori, ossia di tribù di nomadi, si sono imposti nel III millennio sulla Grande Dèa Madre Universale.

Un secondo schema recente e falsificante riguarda l’occhio collocato in un triangolo, che appare frequentemente solo nel XVII e XVIII secolo e che rende incomprensibile il significato tradizionale del sole e della luna in quanto occhi di Horus.

Gli occhi di Horus l’Antico, collocati nel triangolo del pyramidion sono, simbolicamente, l’occhio destro (sole) della vista razionale (comandato dall’emisfero cerebrale sinistro) e l’occhio sinistro (luna) della vista intuitiva (comandato dall’emisfero cerebrale destro). Al centro è collocato il terzo occhio, il sole dei soli.

Poiché il Tempio massonico è Tempio del Cosmo e Tempio dell’Essere umano, il terzo occhio, che nel cielo è Aldebaran, nell’Essere umano è la ghiandola pineale, sede, nella Tradizione ancestrale della vista che va oltre l’evidenza materiale: la vista dell’iniziato.

Da qui il motivo per il quale, dietro la posizione nel Tempio del Maestro Venerabile (che rappresenta la maturità dell’iniziato) è collocata l’immagine di Horus, che andrebbe rappresentata, per essere pienamente comprensibile nella sua significanza archetipica, nella sua completezza, come lo è nel pyramidion.

Tuttavia, anche la raffigurazione dell’occhio di Horus come Udjat è una sufficiente indicazione simbolica, in quanto rinvia alla pineale e al terzo occhio.

Per quanto riguarda il terzo occhio, infatti, la fisiologia del cervello umano ci consegna un’impressionante similitudine con l’Occhio di Horus, la cui forma interessa il talamo, l’ipotalamo, la medulla, l’ipofisi, la pineale e il corpo calloso.

Il talamo trasmette gli impulsi sensitivi dei recettori in varie parti del corpo alla corteccia cerebrale, che li elabora. L’ipotalamo controlla i meccanismi autonomi periferici, l’attività endocrina e molte funzioni somatiche quali la termoregolazione, il sonno, il bilancio idro-salino e l’assunzione di cibo. L’ipotalamo controlla anche l’ipofisi, la quale produce ormoni che influenzano il sistema endocrino. La pineale o epifisi regola il ritmo circadiano sonno veglia e influisce sulle ovaie. Il midollo allungato o medulla ospita numerosi nuclei nervosi tra cui i nuclei glossofaringeo, vago, accessorio e ipoglosso ed è essenziale per le funzioni riflesse di faringe, laringe e lingua e per le regolazioni dei sistemi vitali respiratori e cardiovascolari, ma anche dei movimenti volontari. Nel midollo allungato i fasci motori, provenienti dalla corteccia cerebrale e diretti al midollo spinale, formano delle piramidi, dove avviene la loro decussione (incrocio ad X).

Infine, il corpo calloso: spessa lamina interposta tra i due emisferi cerebrali, costituita da fasci di fibre mieliniche che collegano tra loro le aree corrispondenti nei due emisferi. Il corpo calloso permette l’unificazione dell’informazione elaborata in maniera diversa da ciascun emisfero, realizzando la complementarietà tra le due metà della corteccia cerebrale.

Non è questa la sede per una trattazione dell’anatomia umana, ma questi brevi cenni sono essenziali al fine di comprendere che l’Occhio di Horus nel triangolo, posto nel Tempio, ha un valore ben diverso dall’occhio introdotto nel ‘600 dal gesuita Athanasius Kircher.

Il triangolo con l’occhio umano o con il tetragramma è, infatti, un’invenzione gesuitica, affermatasi nel ‘600 e nel ‘700, che rende incomprensibile la reale valenza simbolica di una parte fondamentale del Tempio massonico.

La deambulazione, per tornare al tema centrale di questa riflessione, non ha, dunque, nulla a che fare con il sole e con la luna e con la loro posizione nel Tempio e, in rapporto al sole, come simbolo della luce (energia) ne segue l’andamento in rapporto al procedere verso l’interno (interiorità) e verso l’esterno (esteriorità).

Conseguentemente, la chiusura dei lavori riporta il massone dal proprio centro interiore all’esteriorità della vita profana, con una quadratura destrorsa dal centro al fuori.

Vediamo, ora, di approfondire alcuni aspetti essenziali relativi al concetto di quadratura.

Il simbolismo del quadrilatero mette in evidenza la finitezza e definisce uno spazio chiuso, che può divenire anche uno spazio sacro.

Per Jung il quadrato simboleggia la materia, il corpo, la realtà e Martin Heiddeger scrive: “Poeticamente abita l’uomo nella quadratura”. [1]

Il percorrere quadrando “durante la meditazione Zen – afferma Ingrid Riedel – rappresenta una forma di centratura. Mettendo accuratamente un piede davanti all’altro, in atteggiamento molto raccolto e concentrato sul centro del corpo, lo Hara, si percorre il quadrato dell’area di meditazione o anche un quadrato libero. […] Il quadrato in senso sinistrorso significa che essi [ in questo caso i Massoni, ndr] per prima cosa devono imboccare la direzione di movimento verso l’inconscio, come simbolicamente è ritenuto l’andare a sinistra”. [2]

La quadratura impone inoltre un mutamento di prospettiva, uno spaesamento: “Si tratta di osservare la vita ogni volta – scrive Ingride Riedel – in modo diverso nel senso delle quattro direzioni”. [3]

Dal quadrato il cubo: pietra angolare e pietra dello scandalo, altare. Simboli che sono anche relativi all’autorealizzazione del Sé, concetto che per Jung “comprende la più estesa, la più totale personalità di un essere umano, che di volta in volta supera di gran lunga il raggio del suo io cosciente”. [4]

La triplice quadratura evidenzia il tema del simbolismo della pietra: grezza per il corpo, cubica per l’anima, lapis exillis per il nucleo essenziale e evoca i tre gradi iniziatici di un percorso verso il proprio nucleo essenziale: dal fuori al dentro.

La quadratura è simbolo del lavoro sul proprio essere quadruplicità. Quadrare è lavorare alla propria interezza.

Il quadrato è compiuta simmetria tra il conscio e l’inconscio.

Qui sorge un interrogativo. Lo schema del Tempio massonico non è quadrato, ma è la somma di due quadrati, ossia è un quadrilungo.

I lati del quadrilungo sono in rapporto 1 a 2 e il quadrilungo è la somma di due quadrati di lato 1 (qualsiasi misura reale deve rispettare le proporzioni suddette).

Il quadrilungo è costruito in base a proporzioni matematiche che danno origine a √2 e √5. Oltre a evidenziare il rapporto tra l’unità e la dualità, il quadrilungo evidenzia quello tra i numeri razionali e quelli irrazionali.

Perché ci occupiamo del quadrato di lato √5? Per il suo rapporto con il quadrilungo.

Il quadrato costruito sulla diagonale del quadrilungo ha come lato √5, ossia un numero irrazionale.

La geometria vedica, ripresa da Euclide nei suoi Elementi, ci dice che l’area di un quadrato costruito sulla diagonale di un rettangolo è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui due lati.

Quadrato costruito sulla diagonale: √5 per √5=5

Quadrato costruito sul lato 1: 1 per 1= 1

Quadrato costruito sul lato 2: 2 per 2=4

Somma dei quadrati costruiti sui lati: 1+4=5

Il quadrilungo, pertanto, è l’immagine esteriore di un quadrato non visibile; è la parte razionale di una realtà irrazionale nascosta, che solo il passo del Maestro, simile alla runa Sowilo o Sowulo (la sole femminile norrena), che richiama il tema della deambulazione solare e della diagonalità, sa comunicare a chi ha occhi per vedere, è in grado di intendere e ha imparato a muoversi su un altro schema ancestrale, relativo alla Grande Madre Universale: la scacchiera.

©Silvano Danesi

[1] Martin Heidegger, Saggi e discorsi, Mursia

[2] Ingrid Riedel, Forme, Red

[3] Ingrid Riedel, Forme, Red

[4] Ingrid Riedel, Forme, Red

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