Al passo dell’oca: equilibrio e amore sulla via del ritorno

Quello dell’oca è gioco antico ed è percorso sapienziale iniziatico che trae origine dall’antico gioco egizio del Mehen (come mostra l’immagine). Gioco relativo al serpente benefico Mehen, che protegge Horus bambino, il Sole nascente circondato, appunto, dal serpente Mehen, nel Papiro di Dama-Heroub (vedi immagine).

Mehen

Nell’immagine egizia, Horus, neter della luce, è avvolto dal serpente benefico Mehen, che ha il compito di proteggere la barca solare nel suo percorso. Al neter Mehen (mhn significa serpente arrotolato) è dedicato il gioco antico, risalente alla III dinastia.  

Horus circondato dal serpente benefico Mehen

Prima di addentrarci nell’analisi numerologica dell’antico cammino a spirale sinistrorsa (la via del ritorno), vogliamo solo ricordare che l’oca è animale tenuto in grande considerazione da molti popoli antichi, a cominciare dagli Egizi, per giungere ai Greci, che la tenevano come allegro compagno d’infanzia e come guardiano. I Romani avevano affidato alle oche il compito di vegliare sul tempio di Giunone, nel Campidoglio. Per i Celti il palmipede era simbolo dell’aldilà e guida dei pellegrini, ma anche simbolo della Grande Madre dell’Universo, Brighit e dei viventi (tutti i viventi).

Secondo un mito egizio, a Khemenu (Hermopolis) gli Otto princìpi (Oceano senza forma, Eternità, Oscurità e Segreto e le loro paredre: Nun e Naunet, Huh e Hehut, Kuk e Kauket e Amon e Amaunet) nella tenebra del Nun avevano creato l’uovo primigenio, invisibile, dal quale scaturì l’uccello della luce.

Secondo un altro mito l’uovo fu deposto da un’oca, il “Grande Spirito Primevo”, detto il “Grande Starnazzatore”, in quanto ruppe per primo il silenzio.

Ancora una volta, come per molti altri miti, siamo di fronte ad una spiegazione cosmogonica degli inizi che ora la scienza spiega con altre parole, ma con risultai simili: il Big Bang, il Campo quantico zero, con le sue eccitazioni, la creazione di un universo di luce e di un universo materiale, l’emergere del molteplice dal Nulla che è Tutto.

Il percorso dell’oca è una spirale e su questa figura geometrica si potrebbero scrivere migliaia di pagine. In questo contesto voglio solo ricordare la sua affinità con la forma delle galassie e con il “Serpente Cosmico”, l’angue originario, noto nell’antico Egitto con una quantità di nomi. Come “Fornitore di attributi” era associato a Khemenu (detta anche Un, Esistenza) e alla dottrina della “Parola Divina”. Poiché venne prima della luce è chiamato Amon, il “Nascosto” o l’ “Invisibile”.    

L’oca (nel suo significato simbolico) e il suo gioco, dunque, arrivano da molto lontano.

Louis Charpentier ha descritto l’esistenza sul suolo di Francia di un immenso gioco dell’oca, che si sviluppa a spirale e del quale le caselle sono costituite da monumenti megalitici, dove i toponimi portano ancora il nome di Lug e della sua paredra Lusine, la Me-lusine delle leggende. Questo immenso percorso a spirale sarebbe il portato di un’antichissima civiltà, molto sapiente, le cui tradizioni si conservano ancora sotto forma simbolica e il cui sapere è passato ai costruttori delle piramidi, dei templi greci, delle cattedrali. La zampa dell’oca maschio, lo “Jars”, veniva usata come “marchio” di riconoscimento dai maestri costruttori delle cattedrali gotiche, i quali, a loro volta venivano chiamati “Jars”. Il segno distintivo del piede palmato è rimasto in uso tra i costruttori con il nome di “Pédauque”.[1]

Un breve accenno, volto solamente ad un richiamo alle connessioni con la geometria sacra. Il piede dello Jars, assunto come firma da parte dei costruttori di cattedrali e antico simbolo dei pellegrini celti (sostituito in epoca cristiana dalla conchiglia di San Giacomo) dà luogo, convenzionalmente, a due angoli di 26 gradi.   

La somma è 52°, il numero di Thoth, legato all’inclinazione della piramide di Cheope, al numero aureo e al π. (Vedi la geometria sacra).

Charpentier  scrive che il gioco dell’oca è “un sistema di insegnamento, una rappresentazione – noi diremmo, oggigiorno, una formula – probabilmente, un modo mnemotecnico. Per l’adepto Fulcanelli, era, questo gioco dell’oca, un labirinto popolare dell’Arte sacra e una raccolta dei principali geroglifici della Grande Opera (Fulcanelli, Les demeures philosophales – Pauvert ed.). Risuonano i “geroglifici”. E, precisamente, per Agustin Berger, che si è fortemente applicato su questa questione del gioco dell’oca, il nome di Geb, Dio egizio della Terra, si esprimeva con un geroglifico derivato da quello dell’oca selvatica”. [2]

Charpentier, così come altri studiosi, segue nell’analisi il criterio della Cabala fonetica, ossia il linguaggio alchemico, che è cabalistico omofonico e così mette in relazione Osiride, erede di Geb e Horus, detto l’Erede del trono di Geb, con l’oca. Se Horus, erede di Geb, è il Re della terra, il Maestro del Mondo, “Geb è sovente rappresentato con un’oca sulla testa. E ne viene ugualmente che sia rappresentato sotto forma di uno “jars” (maschio dell’oca, ndr), di cui la femmina, l’oca, fecondata, depone l’uovo del sole. Noi siamo qui ad un livello superiore, alchemico, del simbolo. Si può ritenere, tuttavia, che ci sia corrispondenza tra lo “Jars” e “Osiris”, fecondatore, e tra l’ ”Oca” e “Isis” fecondata”[3].

L’oca, suggerisce Charpentier, è animale dell’acqua, della terra e dell’aria; è associata agli Asi (Aases), forze della natura. Non solo, ma l’oca, aggiungiamo, mentre galleggia sulla superficie (conscio), tuffa la testa nell’acqua (inconscio) e poi la rialza (integrazione) verso l’aria e guarda il sole, simbolo del Sé.

Potremmo aggiungere altri elementi, ma a questo punto voglio occuparmi più da vicino del gioco.

Le regole del gioco

Charpentier ricorda come nel geroglifico di Geb, l’oca sia associata al piede: il piede d’oca, che ricorda il passo dell’oca. Procedere al passo dell’oca, dunque, significa muoversi secondo il percorso di Geb o di Melusine, la paredra di Lug.   

Il gioco dell’oca, così come ci è pervenuto come gioco di società, vede ciascun giocatore avanzare, sulla base del numero indicato dai dadi, su un tavoliere diviso in 63 caselle. Sul tavoliere è disegnato un percorso che si avvolge a spirale. Su ogni casella ci sono un numero e una figurina. I giocatori avanzano con il lancio di due dadi e vince chi arriva per primo alla casella 63, oltre la quale c’è “il giardino dell’oca”. Le caselle in cui sono raffigurate le oche permettono al giocatore di tirare di nuovo. Per rendere il gioco più complesso, vicino alle caselle con le oche ve ne sono altre, come la locanda (casella 19), il  pozzo, (31), il labirinto (42), la prigione (52), la morte (58, che obbliga a riprendere da zero), che rappresentano ostacoli e difficoltà.

Il gioco dell’oca ha dato luogo a un’innumerevole quantità di varianti. Lo troviamo, ad esempio, in un gioco d’arme napoletano, composto da stemmi nobiliari disposti su un percorso a spirale[4] o in un gioco educativo per i giovani nobili veneziani, con le caselle in forma di cartine di varie parti del mondo (al centro, ovviamente, Venezia).

Nel gioco 13 caselle sono fauste (tredici sono i pezzi del corpo di Osiride ritrovati e ricomposti) e le altre sono infauste.

Al passo dell’Oca

“C’è – scrive Charpentier – una marche à l’Oie che, in quanto cammino iniziatico, implica il passaggio da una “forza” terrestre a un’altra”[5].

Nel percorso a spirale che conduce dall’esterno verso il “Giardino dell’Oca”, nelle varie icone che lo compongono, incontriamo l’oca nelle caselle numerate con i numeri: 0, 5, 9, 14, 18, 23, 27, 32, 36, 41, 45, 50, 54, 59, 63.

Se osserviamo gli intervalli tra una casella e l’altra, notiamo la seguente serie di numeri: 0, 5, 4, 5, 4, 5, 4, 5, 4, 5, 4, 5, 4, 5, 4.  Raggruppiamo ora i numeri: 0 e 5 dà 5. Poi una serie di 4 e di cinque danno 9. Infine, 4.

All’inizio abbiamo l’oca posizionata nella casella cinque. Alla fine del percorso, il giocatore, per entrare nell’ultima porta, prima del “giardino dell’Oca”, ossia nella sessantatreesima casella, deve compiere un salto di 4 caselle. Il “giardino dell’Oca” è alla quinta casella, ossia, se fosse numerata, alla sessantaquattresima.

La nuova serie numerica è dunque: 5, 9, 9, 9, 9, 9, 9, 4.

Ora, non sfugge, che 6X9 dà 54, ossia 5 e 4: esattamente i due balzi iniziale e finale, la cui somma, peraltro, dà ancora 9.

La serie, pertanto, si completa, con il numero 63 (“Giardino dell’Oca”), che è il risultato di sette volte 9, o, se si preferisce, di 6 volte 5 (30), più sei volte 4 (24) più 9. Il 63, nel Medioevo, era il numero dei custodi delle porte dei sette santuari, che gli adepti dovevano varcare, dopo aver dimostrato il possesso di un’opportuna istruzione sapienziale.

Se il “Giardino dell’Oca, oltre l’ultima porta, fosse numerato, avrebbe il numero 64 e l’ultimo balzo potrebbe essere di 5 caselle, dando luogo alla serie: 5,9,9,9,9,9,9,5, costituente un numero palindromo: 5 999 999 5 (speculare, equilibrato).

Vediamo ora il possibile significato dei numeri, secondo la numerologia egizia. [6]

Con il numero 4, rappresentabile anche con un rettangolo, si allude ad un equilibrio che certamente si raggiunge con la morte, anche se non si preclude la possibilità che possa essere raggiunto in vita. La via per raggiungere in vita quella stessa condizione pare sia indicata dal numero cinque, l’amore, rappresentato con il geroglifico della stella a cinque punte,

la cui dizione è ţu, contenuta nel numero 4 (fţu). Consideriamo anche che i pitagorici chiamavano il cinque assenza di contesa, in quanto concilia il dispari (tre) con il pari (due).

Vediamo ora il 9 o pesţ o pestch: significa tornare indietro, ricominciare, oppure splendere, illuminazione.

Il gioco dell’oca, dunque, stando a queste possibili interpretazioni legate all’antica scienza numerologica egizia, basata sull’omofonia (la Cabala linguistica degli alchimisti, la lingua verde), si propone come una via iniziatica, dove l’equilibrio e l’amore si intrecciano e dove il procedere dell’adepto può essere contrassegnato dall’illuminazione o dall’invito a tornare indietro, a ritentare la prova, secondo l’insegnamento che vuole ogni simbolo bivalente nelle sue valenze. Il 9 può essere un passo illuminante o un arresto del percorso: un ritorno indietro. Va notato che anche il lancio dei dadi può dare combinazioni diverse, sia pure con lo stesso numero. Ad esempio un tiro a 9 con 4 e 5 porta alla casella 53. Un tiro dello stesso valore, ma con 6 e 3 porta alla casella 26. Cambia il gioco.

Vediamo ora il significato degli altri numeri.

Sei volte cinque dà 30 (Måba): il numero dell’Unità occulta, rappresenta la totalità delle manifestazioni.    Måbiu sono i trenta giudici, umani o divini, mentre Måbit è la Corte entro la quale i trenta si riuniscono. [7]

Sei volte 4 è 24. Il numero sei, secondo l’elaborazione di Nedim Vlora ha una valenza profetica, annunciando la realizzazione di un universo in perfetto equlibrio. [8]  Il 24, dunque, essendo 6 volte 4 è un numero che indica la tendenza alla corrispondenza tra l’equilibrio individuale e quello cosmico.

Vediamo ora il 63, ossia il numero che indica il percorso verso il “Giardino dell’Oca”: è il prodotto di 7 volte 9 e il sette è numero particolarmente significativo in tutte le tradizioni.

Seguiamo ancora, come per i precedenti numeri, il criterio della numerologia egizia basata sulle omofonie. Sette si pronuncia sefekh, oppure skhef. “Ancora una volta – scrive in proposito Nedim Vlora[9] –  un sinonimo, s-fehk, dalla probabile pronuncia similare, indica l’opposto di ciò che il numero vuol significare: ossia slegare, sciogliere, rilassarsi; perciò è possibile che il numero indichi un legame, così come suggerito dalle varianti grafiche:

4+3    

 5+2

Pertanto, se il quattro sottintende il raggiungimento di uno stato di equilibrio in vita – nonostante una siffatta dimensione si raggiunga più frequentemente con la morte – e il tre indica il primo stato derivato dalla trascendenza, per conseguenza il sette simboleggia lo stato immediatamente successivo, cioè il completo inserimento nella spiritualità cosmica, quindi nel Dio trascendente e nella sua volontà. La notazione grafica che usufruisce della stella, inoltre, indica anche il fondamento essenziale perché una simile fusione si realizzi già in vita, ossia l’amore, l’unico che consenta una compiuta spiritualizzazione”. [10]

Il 63, dunque, rappresenta 7 volte l’illuminazione (nove) nel percorso contrassegnato dal passo dell’oca (quattro e cinque, amore ed equilibrio), che conduce al completo inserimento nella spiritualità cosmica.

Perché 63 caselle? Potrebbe bastarci quanto abbiamo detto sin qui, ma il gioco, proprio perché si ricollega a quello più antico del “serpente arrotolato”, nonché per la stessa simbologia dell’oca, che abbiamo più sopra tratteggiato, ci suggerisce più antiche relazioni.

L’Occhio di Horus, come è ormai noto da studi condotti da valenti studiosi, è la rappresentazione grafica di proporzioni numeriche rappresentabili anche come frazioni (1/64, 1/32, 1/16, 1/8, ¼, ½, 1/1) che indicano, nel loro insieme l’unità in termini di 64/64. 

Questo per quanto riguarda l’occhio destro. Per quanto riguarda il sinistro, mutilato da Seth e ricomposto da Thot, è incompleto, ossia è 63/64. Ecco il nostro 63. Per raggiungere l’Unità, ossia 64/64, si deve un aggiungere un sessantaquattresimo.

Il “giardino dell’Oca” è dunque l’Unità e il percorso a spirale indica appunto la via del ritorno.

Se il “giardino dell’Oca” fosse numerato porterebbe il numero 64 e la serie numerica del “passo dell’Oca” potrebbe essere: 5 999 999 5. Ora, il 999 è simbolo della somma illuminazione e 5 dell’amore. La serie tuttavia non è completa. La serie è palindroma, ossia percorribile in un senso e nell’altro, così come la venuta dall’origine e il ritorno all’origine (il centro della spirale), e tuttavia, così come per l’occhio di Horus, manca a noi la conoscenza di 1/64. La via è fatta di sette porte, di sette gradini, da percorrere con equilibrio (4) e con amore (5). Non è detto che il “giardino dell’Oca”, superata l’ultima porta, non si apra. 

Notiamo, infine, che 64 è il risultato di 8 per 8, ossia il quadrato di otto (numero associato alla conoscenza) e il quadrato di otto è la scacchiera, che, appunto, è composta di otto file di otto caselle, delle quali 32 nere e 32 bianche. Il nero e il bianco si alternano, in una concezione, come quella egizia, secondo la quale ad ogni realtà corrisponde il suo doppio, di segno opposto e complementare (paredro). Quello della scacchiera è il gioco della conoscenza, ma questo è argomento che merita uno spazio a sé.

Il gioco dell’oca e gli altri giochi sacri si prestano a molte interpretazioni, essendo strumenti di meditazione e di conoscenza. In particolare, il gioco dell’oca è particolarmente interessante ai fini della ricostruzione della cultura druidica non solo per le associazioni dell’oca con Brighit, ma in quanto costituisce, come ha ben spiegato Louis Charpentier, un percorso iniziatico che si svolge tra vari luoghi megalitici, ossia tra vari luoghi energeticamente particolari, strettamente legati alla presenza di Lug, divinità antichissima, pre celtica, intimamente connessa, come paredro, alla Dèa Madre.

© Silvano Danesi


[1] Vedi Silvano Danesi, I Druiudi, I Massoni, le radici d’Europa – I Danaes

[2] Louis Charpentier, Le géeants et le mystère des origines, Robert Laffont, Paris, 1969

[3] ibidem

[4] C.Torelli, Lo splendore della nobiltà napoletana ascritta ne’ cinque seggi. Gioco d’arme. Napoli, 1678, oggi disponibile nell’edizione della Casa editrice Orsinidemarzo, Milano

[5] Louis Charpentier, Les gèants et le mystère des origines, Robert Laffont, Paris

[6] Vedi in proposito  Nedim Vlora, L’ultima notte della fenice, Mario Adda Editore

[7] Nedim Vlora, op.cit.

[8] Per ogni approfondimento sull’argomento rinviamo ai testi di Nedim Vlora editi da Mario Adda Editore, Bari

[9] Nedim Vlora, op.cit.

[10] Nedim Vlora, op.cit.

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