Druidismo e Iniziazione

In “Considerazioni sull’iniziazione”, René Guénon pone tre condizioni: “La «qualificazione», costituita da determinate possibilità inerenti la natura propria dell’individuo; la trasmissione, per il tramite del ricollegamento a un’organizzazione tradizionale, di un’influenza spirituale che conferisce all’essere l’«illuminazione» che gli permetterà di ordinare e sviluppare queste possibilità che egli porta in sé; il lavoro interiore mediante il quale, con l’aiuto di «ausili» o «supporti» esteriori eventuali e soprattutto durante i primi stadi, si realizzerà gradualmente facendo passare l’essere di scalino in scalino, attraverso i differenti gradi della gerarchia iniziatica, per condurlo alla meta finale della «liberazione» o «Identità Suprema». 1

In un articolo pubblicato su Le Voile d’Isis (1929) René Guénon, affrontando il tema della Tradizione primordiale, afferma che l’origine delle tradizioni è il polo e “il polo –scrive – a quanto si sa, non è occidentale più di quanto non sia orientale” e aggiunge: “consideriamo nordica l’origine delle tradizioni , anzi, più precisamente polare, poiché questo dicono espressamente i Vêda, al pari di altri libri sacri”. 2

Nel suo “Il Re del Mondo”, Guénon precisa: “Bisogna distinguere la Tula atlantica (luogo d’origine dei Toltechi, probabilmente situata nell’Atlantide settentrionale) dalla Tula iperborea; in realtà è quest’ultima che rappresenta il centro primo e supremo per l’intero Manvantara [ciclo cosmico, ndr] attuale; essa fu l’«isola sacra» per eccellenza, e la sua posizione, all’origine, era letteralmente polare. Tutte le altre «isole sacre», designate dovunque con nomi dal significato identico, furono soltanto delle immagini della Tula iperborea; e questo vale anche per il centro spirituale della tradizione atlantica, che regge soltanto un ciclo storico secondario, subordinato al Manvantara”. 3

Guénon, quando affronta la questione essenziale del “punto di congiunzione” tra la Tradizione primordiale o polare e quella atlantica, afferma di aver pensato al Druidismo.

“E’ fuor di dubbio – scrive Guénon – che se si vuole indagare sulle condizioni nelle quali tale congiungimento [tra la Tradizione polare e quella atlantica, ndr] si operò, bisogna dare una particolare importanza alla tradizione celtica e a quella caldea” 4 e si pone l’interrogativo di chi al giorno d’oggi sappia quali furono queste tradizioni.

Per nostra fortuna, come vedremo, a questo interrogativo, per quanto riguarda i Celti e i Druidi, oggi possiamo contare su una vasta messe di studi, seri e approfonditi, che ci riportano una buona parte di quella tradizione.

“Quanto al problema delle priorità – scrive ancora Guénon – bisognerebbe sapere inanzitutto a che epoca precisa risale il Druidismo, ed è probabile che esso abbia origini molto più lontane, nel tempo, di quanto non si creda comunemente, tanto più che i Druidi erano custodi di una tradizione di cui una parte notevole era incontestabilmente di provenienza iperborea”. 5

Bâl Gangâdhar Tilak contribuisce a dare una risposta all’interrogativo di Guénon laddove scrive che  il “prof. Rhys, nella sua conferenza sul paradiso celtico, è indotto a suggerire «certi luoghi all’interno del circolo artico» a partire da considerazioni puramente mitologiche”. 6

Hersart de la Villemarqué riporta in proposito che “secondo Ecateo [250 a.C.], citato da Diodoro Siculo, i bardi erano una casta di sacerdoti del sole, le cui funzioni erano ereditarie e consistevano nel cantare sulle arpe le azioni gloriose del dio, nel custodire il suo tempio e dare leggi ad una città vicina al tempio”. 7

 “Secondo Diodoro Siculo, storico greco del I secolo a. C. – scrive Venceslav Kruta – Ecateo avrebbe collocato il paese degli Iperborei al di là delle terre abitate dai Celti, in un’isola oceanica grande quanto la Sicilia. Un santuario monumentale di forma circolare vi sarebbe dedicato ad Apollo, il dio maggiormente venerato e vi si svolgerebbero grandi feste ogni 19 anni all’equinozio di primavera, periodo ciclico alla fine del quale si può stabilire la concordanza fra anno lunare e anno solare. E’ possibile che tali dati sui leggendari Iperborei, apparentemente inediti, fossero la lontana eco di informazioni sulla situazione della Britannia, sulle preoccupazioni astronomiche e calendariali delle popolazioni locali che portarono all’erezione di monumenti ciclopici, come il cerchio megalitico di Stonehenge”. 8

Dov’era Iperborea? In Britannia? O al di là di Borea, oltre la Tracia, nei mitici Rifei (Carpazi?, Alpi?, Urali?), catena montuosa che fungeva da confine tra i due mondi: quello a Sud e quello a Nord? In ogni caso Iperborea è a Nord del mondo, quel Nord mitico dal quale venivano i Tuatha Dé Danann e dove c’erano le quattro città mitiche sedi della Conoscenza e dei Saggi del Nord. Siamo a Tir na n’Og e le quattro città sono: Falias (di Fal – siepe e sovranità); Gorias (di Gor – fuoco); Finias (di Fin – bianco); Murias (di Mur – acqua). Da Falias proviene la Pietra di Fal, che riconosce la sovranità del re; da Gorias la lancia di Lug; da Finias la spada di Nuada e da Murias il Calderone del Dagda. Qui i Tuatha De Danann sono stati educati da quattro Druidi o uomini saggi: Morias, Urias, Arias, Senias (in altre versioni: Morfesa a Falias, Esras a Gorias, Senias a Murias e Uiscias a Findias).

Quel mondo iperboreo, dove i Tuatha Dé Danann sono andati ad imparare la conoscenza dai Saggi del Nord è, come suggerisce Tilak, il circolo polare artico, ossia quella Tula iperboreai di cui parla Guénon come la sede della Tradizione primordiale.

Il dio luminoso dei Tuatha De Danann è Lug, assimilabile ad Apollo, detto il Politecnico, abile in tutte le arti e quindi dio della conoscenza. Nella cultura protoceltica di Halstatt, secondo Venceslav Kruta, in un contesto di culto solare, tra le rare rappresentazioni esplicite si trova nelle necropoli bavaresi di Schirndorf un personaggio visto di profilo che regge uno strumento musicale a quattro corde e che da Venceslav Kruta è riconosciuto come l’Apollo Iperboreo, “il dio che i Greci ritenevano fosse maggiormente venerato dai loro vicini settentrionali”.  9

Per un approfondimento dell’Apollo Iperboreo e del suo rapporto con i Greci e, in particolare con Pitagora, rinvio al mio: “La via druidica”.

Guénon fa notare come Borea in sanscrito si scriva Varâha e che questo termine significhi la “terra del cinghiale” (vâráhîal femminile significa terra sacra). I Druidi, ecco un primo significativo indizio, erano assimilati al cinghiale. In epoca successiva, fa notare sempre Guénon, durante il predominio degli Kshatriya, la terra del cinghiale divenne la terra dell’orso. Se trasliamo il concetto in ambito celtico possiamo dire di Arctio, ossia di Artù, espressione simbolica della regalità guerriera.

Il rapporto dei Greci “con Apollo iperboreo – scrive in proposito Giulio Guidorizzi – parla inequivocabilmente di rapporti con le culture del Nord Europa, ma il quadro resta piuttosto oscuro…”. 10

E tuttavia questo quadro “oscuro” prende luce da quanto afferma Bernard Sergent, nel suo studio comparativo sui miti dei Celti e dei Greci, laddove afferma che “le parentele mitiche e teologiche fra antichi Greci e Celti di epoca precristiana sono strette, numerose e sorprendenti per la loro precisione”. 11

Tra miti dei Celti e dei Greci, a parere di Bernard Sergent, allievo di Georges Dumézil, esiste un fondo protoceltico e protogreco comune, dovuto ad un incontro preistorico nel corso del III millennio nella Russia meridionale; un fondo comune indoeuropeo, successivamente consolidato da comunicazioni e scambi intensi.

I Druidi, “punto di congiunzione” tra la Tradizione primordiale o polare e quella atlantica, noti come la classe intellettuale dei Celti sono preesistenti alla stessa civiltà celtica. Il Druidismo celtico è  il frutto della fusione tra le sapienzialità proprie della civiltà neolitica autoctona dell’Occidente europeo e quelle della civiltà cosiddetta indoeuropea.

“Quanto alla «casta» dei druidi – scrive in proposito Robert Griffin – è probabile fosse presente prima dell’arrivo dei Celti, come lo erano i popoli iberici, che coprivano tutta l’Europa prima di ridursi, sotto la spinta celtica, alla penisola che porta il loro nome. Sembra evidente che la scienza dei Druidi sia, in gran parte, legata all’utilizzazione dei megaliti …” 12

Il sapere dei Druidi, pertanto, è per una buona parte legato alla cultura megalitica e a quel popolo dei Liguri, dei Baschi, degli Iberi, che ripopolò l’Europa all’indomani dell’ultima glaciazione (13) e per un’altra consistente parte alla cultura indoeuropea, con evidenti implicazioni di parentela con il mondo vedico.

I Druidi hanno “esercitato l’influenza spirituale più illuminata e civilizzatrice di tutta l’Europa preistorica” 14 e, come sostengono due dei maggiori studiosi della civiltà celtica, Françoise Le Roux e Christian J. Guyonvarc’h, “sono stati detentori dell’unica forma di tradizione che l’Occidente abbia mai conosciuto…”. 15

In un’epoca nella quale si cercano le radici d’Europa per ragioni identitarie, il Druidismo va considerato in tutta la sua valenza e in tutta la sua potenza, essendo tra le radici quella più antica, più profonda e, nonostante le ingiurie del tempo e degli uomini, più vitale.

Silvano Danesi, Accademia Bardica e Druidica Italiana “Oltre la Nona Onda”.

1In Pietro Nutrizio, René Guénon e l’Occidente, Lumi.

2René Guénon, Forme tradizionali e cicli cosmici, Ed. Mediterranee

3René Guénon, Il Re del Mondo, Atanòr

4René Guénon, Forme tradizionali e cicli cosmici, Ed. Mediterranee

5René Guénon, Forme tradizionali e cicli cosmici, Ed. Mediterranee

6Tilak, Origine polaire de la tradition védique, Arché, Milano, 1979

7Hersart de la Villemarqué, Les bardes bretones, Didier , Paris

8Venceslav Kruta, La grande satoria dei Celti,. 9Newton Compton

9Venceslav Kruta, La grande satoria dei Celti,. Newton Compton

10Giulio Guidorizzi,

11Bernard Sergent, Celti e Greci, Il libro degli eroi, Ed. Mediterranee

12Robert Griffin L’art templier des cathédrales – Celtisme e tradition universelle – Ed. Garnier

 13Vedi in proposito: Silvano Danesi, Antichi dèi per il futuro (Conferenza a Celtica 2007); Robert Graffin – L’art templier des cathédrales – Celtisme et tradition universelle – Ed. Garnier;  Louis Charpentier – Les géeants et le mystère des origines – Laffont

14 Peter Berresford Ellis, Il segreto dei Druidi – Piemme

15 F. Le Roux – C.J. Guyonvarc’h, I Druidi, Ecig

 

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