Massoneria e mafia

In “Fratelli di sangue” (Mondadori), il magistrato Nicola Gratteri e il giornalista Antonio Nicaso scrivono che i capi della ‘Ndrangheta hanno deciso di “entrare nella zona grigia della massoneria deviata nella quale era possibile incontrare magistrati, poliziotti, politici, avvocati e commercialisti” e che per attuare il disegno “venne creata un’enclave all’interno della ’Ndrangheta detta «Santa», composta di trentatré persone, alle quali era permesso di affiliarsi alle logge coperte della massoneria”.

Ai vecchi osso, matosso e cagnosso delle iniziazioni alle ‘Ndrine, subentrarono figure massoniche eroiche, come Garibaldi, Mazzini, Lamarmora.

Nel libro si scrive, opportunamente, di massoneria deviata e di logge coperte. La legge numero 17 del 25 gennaio 1982, altrimenti denominata Anselmi, sulle società segrete ha fatto sì che massonerie deviate e logge coperte siano sanzionate penalmente.

Premesso che nessuno ha il copyright del termine Massoneria e che, pertanto, un gruppo di persone può costituire società che nella loro ragione sociale inseriscono quel termine, un’istituzione massonica che intenda essere regolare ai fini delle leggi dello Stato italiano deve comunicare alle autorità dello Stato la propria esistenza e dichiarare dove sono le sue sedi, mettendo a disposizione delle stesse autorità tutta la documentazione prevista dalla legge.

Se un’istituzione massonica è regolare è, in osservanza della legge, conosciuta dalle autorità dello Stato competenti e, pertanto, non è segreta e non può dotarsi di logge coperte.

Nel momento in cui una persona decide di entrare in un’istituzione massonica regolare ai fini del rispetto delle leggi dello Stato viene avvertita, durante la sua iniziazione, che l’istituzione ha alcune leggi e regolamenti fondamentali che dovrà osservare e che tali leggi e tali regolamenti non contengono nulla che sia contrario alle leggi dello Stato e in contrasto con la sua coscienza di uomo libero e giusto. L’iniziando viene inoltre avvertito che la libertà non può essere contraria alla legge e alla libertà altrui e che la legge deve essere rispettata e obbedita.

Gli statuti generali storici della Massoneria italiana, ai quali si rifanno le istituzioni massoniche regolari sono di pubblico dominio, così come i rituali. Conseguentemente per quanto riguarda la Massoneria regolare ai fini delle leggi dello Stato non vi è nulla di segreto. Chi vuol conoscere può farlo, acquistando i testi di una vasta letteratura in proposito, a cominciare da quello, notissimo, di Salvatore Farina dal titolo “I rituali del Rito scozzese antico e accettato”.

Ovviamente, la pubblicità di statuti, regolamenti e rituali può consentire a chiunque di creare pseudo massonerie a proprio uso e consumo e di ingannare persone in buona fede che credono di entrare in un’istituzione massonica o, peggio, di creare pseudo massonerie per coprire altre attività, che con la massoneria nulla hanno a che fare.  In un’Italia dove ci sono più di cento Obbedienze massoniche e non si sa bene quante logge singole sparse per la penisola, ci sono anche finte massonerie multilevel, organizzate come una società di vendita diretta, aventi come solo fine quello di far riempire le tasche di chi le ha inventate.

Lo Stato deve fare la sua parte per smascherare i millantatori, ma anche un’Istituzione massonica regolare deve fare la sua. E qui subentra il secondo problema relativo alla regolarità, che va oltre il rispetto delle leggi dello Stato e attiene alla regolarità iniziatica.

Un’iniziazione alla Massoneria non può che essere fatta da persone che non siano state a loro volta regolarmente iniziate e secondo regolamenti e rituali ben precisi. Anche la costituzione di una Loggia non può essere fatta se non da persone che siano state regolarmente iniziate. Impossibile, nell’economia di questo lavoro, affrontare il tema della regolarità iniziatica. Tema sul quale si sono versati fiumi d’inchiostro.

Questo primo criterio, dal punto di vista massonico, deve consentire il riconoscimento di chi è iniziato e di chi non lo è.

Più logge regolari possono riunirsi in un’organizzazione denominata Obbedienza, governata da un Gran Maestro e da un governo dell’Ordine che può chiamarsi Gran Loggia o Grande Oriente. In questo caso spetta anche al governo dell’Obbedienza di accertare la regolarità dei singoli appartenenti e delle logge.

Un’istituzione massonica regolare chiede a chi vuole entrare, per garantirsi nei confronti del rispetto delle leggi dello Stato, il certificato penale e quello dei carichi pendenti. Chi entra subisce più richieste di spiegazione dei motivi per i quali entra ed è avvertito che non può pensare a ricavare dalla sua appartenenza massonica vantaggi sociali ed economici.

Detto quanto sopra, è ovvio che un’istituzione massonica regolare non è in grado di indagare sulla vita di ognuno dei suoi appartenenti e, pertanto, viene a conoscenza di un reato quando questo emerge.

Qui interviene un’altra regola fondamentale. Nel Gabinetto di riflessione, che l’iniziando frequente prima di essere iniziato campeggia, tra le altre, una scritta: “Se tu sei capace di simulazioni, trema : sarai scoperto”. Un altro avvertimento è: “Se tu temi di essere scoperto e corretto dei tuoi difetti, ti troverai male fra noi”.

Il simulatore, per il fatto stesso di esserlo, decade automaticamente dal suo essere massone. Rimane solo il problema di scoprirlo e di cacciarlo: compito di tutti i massoni.

La conseguenza ovvia è che un mafioso, un delinquente, non può diventare massone e se lo è prima di delinquere, decade dal suo status nel momento stesso in cui delinque.

L’appartenenza ad un’organizzazione mafiosa non è assimilabile al compimento di un reato qualsiasi, in quanto tale appartenenza viola la libertà altrui e la propria, contravviene alle leggi dello Stato e alle norme che regolano la Massoneria.

Un mafioso, pertanto, non può essere un massone e un massone che divenisse mafioso cessa di essere un massone.

Può essere la Massoneria infiltrata da mafiosi? Da quanto detto sopra, la risposta è si, fino a quando il simulatore, che comunque massone non è, viene scoperto.

Va tuttavia detto che la Massoneria non è la sola istituzione che può subire infiltrazioni. Basti pensare a quanto si apprende dalle cronache quotidiane: da mafia capitale, agli appalti pubblici, al business degli immigrati.

In Calabria le vicende della giunta di Mario Oliverio hanno fatto tremare la politica nazionale. La verità la stabiliranno i giudici, ma quella della Calabria non è il primo caso.

Ci sono state le dimissioni del ministro Nunzia De Girolamo, costretta al passo indietro per l’inchiesta sulla sanità nella sua città, Benevento. Poi si è dovuto dimettere il ministro dei Lavori Pubblici Maurizio Lupi, tirato in ballo ma non indagato nell’inchiesta fiorentina sui grandi appalti. E il sottosegretario Castiglione, chiamato in causa per la vicenda del Cara di Mineo. Il Senato deve decidere se autorizzare o meno l’arresto del senatore Azzollini per l’inchiesta tranese sul crac delle case di cura “Divina Provvidenza”.

Sono storie che raccontano di un inquinamento delle istituzioni.

Un ceto politico predatorio, che truffa i cittadini accaparrandosi beni pubblici è facilmente infiltrabile.

Scrive la Stampa del 26 giugno scorso: “Ma come non può venire il sospetto di un intreccio di interessi con la ’ndrangheta? Come non ricordare che il santino elettorale dell’assessore De Gaetano fu trovato nel covo del boss Giovanni Tegano?”.

A un anno dal pentimento del boss dei Casalesi Antonio Iovine, oggi si aspettano retate di amministratori locali, interi uffici tecnici comunali, funzionari pubblici.

Un paio di mesi fa la magistratura siciliana ha arrestato cinque consiglieri eletti in Sicilia per voto di scambio alle regionali e alle comunali di Palermo del 2012.

A Venezia c’è lo scandalo del Mose. Il 4 giugno 2014, nell’ambito di un’inchiesta anticorruzione da parte della magistratura italiana, sono scattati 35 arresti e 100 indagati eccellenti tra politici di primo piano e funzionari pubblici, per reati contestati quali creazione di fondi neri, tangenti e false fatturazioni.

La mafia è entrata nell’affare di Expo. Testa e soldi dei boss controllano parte dei lavori e delle opere connesse. L’allarme, scaturito dall’inchiesta sull’appaltificio di Infrastrutture Lombarde (Ilspa), ha trovato conferma nelle dichiarazioni del Prefetto di Milano.  Veniamo alla Chiesa cattolica apostolica romana. Ci sono migliaia di articoli e decine di libri che parlano del riciclaggio di denaro operato dallo Ior.

Nessuna istituzione massonica, per quanto accorta, può evitare di essere infiltrata, ma deve, per scongiurare il pericolo attuare tutte le misure necessarie e collaborare con le autorità dello Stato, che sono sempre le benvenute nei loro doverosi controlli.

 

Conclusione necessaria e conseguente: un mafioso non può essere massone e un massone non può essere mafioso. Se un mafioso entra in massoneria lo fa come infiltrato e se un massone diventa mafioso tradisce le regole della massoneria. Un mafioso massone è un infiltrato e un massone che diventa mafioso è un traditore.

E’ dovere di ogni massone denunciare alle autorità massoniche e alle autorità dello Stato infiltrati e traditori.

Silvano Danesi

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