Al Caffè Teologico senza il preservativo

In una serata gelida mi sono lasciato convincere da un amico ad andare al cattolicissimo Caffè Teologico per sentire una dottoressa specializzata in bioetica.

Il parterre è in gran parte giovanile e segue con attenzione le spiegazioni scientifiche della dottoressa che dovrebbe spiegarci i motivi per i quali le varie pillole anticoncezionali fanno male.

La parte dei danni è convincente. Nulla da dire. Se fanno male alla salute, fanno male alla salute. Inoltre, le pillole, attraverso la pipì scaricano nelle acque sostanze che fanno malissimo all’eco sistema. Se le cose stanno così, abbasso la pillola.

La conferenza della dottoressa, però, ha un altro obiettivo, più ampio: il concepimento e tutto ciò che lo impedisce.

La dottoressa, infatti, dopo aver spiegato come l’ovocita esca dall’ovaia e si avventuri lungo la tuba per entrare nell’utero, elenca quattro diversi ostacoli al concepimento: la contraccezione, ossia il bloccare l’incontro tra l’ovocita e lo spermatozoo; l’intercezione, ossia impedire l’annidamento dell’ovocita fecondato nell’utero; la controgestazione, ossia l’impedimento allo sviluppo del feto e, infine, il vero e proprio aborto, ossia l’eliminazione del feto.

La dottoressa spiega che se l’ovocita non incontra spermatozoi nella sua vita, la finisce come una cellula qualsiasi. Se invece l’ovocita incontra uno spermatozoo e si lascia fecondare, in quel preciso momento prende vita un individuo, unico e irripetibile e qualsiasi mezzo per evitarne la crescita e lo sviluppo è di fatto un omicidio.

Molto bene, mi dico. Se le cose stanno così la dottoressa ha aperto un punto di incontro con la necessità di controllare le nascite. Infatti, basterebbe non far incontrare l’ovocita con lo spermatozoo e il gioco è fatto.

La questione del controllo delle nascite non è di lana caprina. Nel 1300 la speranza di vita alla nascita era di 35 anni; oggi è di ottanta. Nel corso di un secolo, ossia dall’inizio del Novecento ad oggi, la popolazione mondiale è passata da due miliardi a più di sette. La Terra è un pianeta con risorse limitate e, pertanto, non può essere abitata da una popolazione in crescita esponenziale.

Inoltre, nelle aree più povere del pianeta, i rapporti sessuali sono veicolo di malattie anche mortali. Malattie che, peraltro, non risparmiano neppure le zone ricche del pianeta.

Mi aspetto una risposta semplice. Il mezzo anticoncezionale e, al contempo, in grado di garantire rapporti sessuali sicuri è stato inventato da qualche millennio; si chiama preservativo. Gli Egizi lo confezionavano con il budello del vitello. Ora ci sono prodotti sofisticatissimi in vendita in tutte le farmacie.

Il preservativo andrebbe distribuito gratuitamente dall’Onu.

La risposta della professoressa è invece che sono un malthusiano e che la Terra è in grado, se ben gestita, di dar da mangiare a tutti.

Un amico chiede se non sia il caso di attivare un’educazione sessuale diffusa, così da rendere consapevoli coloro che hanno rapporti di come funzionano, al fine di evitare spiacevoli sorprese, non ultima quella di una gravidanza non desiderata.

La risposta è allucinante. La professoressa spiega che noi non siamo frigoriferi o lavatrici con il libretto d’istruzione allegato e che il rapporto tra due persone è improntato all’amore. Ben venga l’amore, sia chiaro, ma se è anche accompagnato dalla preparazione relativa a come usare il proprio corpo in rapporto con un partner non è meglio? Pare di no.

Insomma, non c’è verso di non far incontrare l’ovocita con lo spermatozoo se non affidandosi allo stellone.

Esco al gelo invernale che, in raffronto con il gelo intellettuale della professoressa, mi pare una brezza da primavera avanzata e mi dico: “Peccato che non ho portato un preservativo. Se lo avessi avuto con me lo avrei potuto mostrare, dimostrando che non fa male, non inquina e, dopo l’uso può essere messo nell’immondizia differenziata, a tutto vantaggio dell’ecosistema”.

Non è andata così. Sono andato al Caffè Teologico senza preservativo.

 

 

 

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