Chiesa e Massoneria: un dialogo per salvare l’Europa del Logos.

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Benedetto XVI, nell’incontro con i giovani della diocesi di Roma, il 6 aprile 2006, ebbe a dire: “Il grande Galileo ha detto che Dio ha scritto il libro della natura nella forma del linguaggio matematico. Lui era convinto che Dio ci ha donato due libri: quello della Sacra Scrittura e quello della natura. E il linguaggio della natura – questa era la sua convinzione – è la matematica, quindi essa è un linguaggio di Dio, del Creatore. Riflettiamo ora su cos’è la matematica: di per sé è un sistema astratto, un’invenzione dello spirito umano, che come tale nella sua purezza non esiste. E’ sempre realizzato approssimativamente, ma – come tale – è un sistema intellettuale, è una grande, geniale invenzione dello spirito umano. La cosa sorprendente è che questa invenzione della nostra mente umana è veramente la chiave per comprendere la natura, che la natura è realmente strutturata in modo matematico e che la nostra  matematica, inventata dal nostro spirito, è realmente lo strumento per  poter lavorare con la natura, per metterla al nostro servizio, per strumentalizzarla attraverso la tecnica. Mi sembra una cosa quasi incredibile che una invenzione dell’intelletto umano e la struttura dell’universo coincidano: la matematica inventata da noi ci dà realmente accesso alla natura dell’universo e lo rende utilizzabile per noi. Quindi la struttura intellettuale del soggetto umano e la struttura oggettiva  della realtà coincidono: la ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura sono identiche. Penso che questa coincidenza tra quanto noi abbiamo pensato e il come si realizza e si comporta la natura, siano un enigma ed una sfida grandi, perché vediamo che, alla fine, è “una” ragione che le collega ambedue: la nostra ragione non potrebbe scoprire quest’altra, se non vi fosse un’identica ragione a monte di ambedue. In questo senso mi sembra proprio che la matematica – nella quale come tale Dio non può apparire – ci mostri la struttura intelligente dell’universo. Adesso ci sono anche teorie del caos, ma sono limitate, perché se il caos avesse il sopravvento, tutta la tecnica diventerebbe impossibile. Solo perché la nostra matematica è affidabile, la tecnica è affidabile. La nostra scienza, che rende finalmente possibile lavorare con le energie della natura, suppone la struttura affidabile, intelligente della materia. E così vediamo che c’è una razionalità soggettiva e una razionalità oggettivata nella materia, che coincidono. Naturalmente adesso nessuno può provare – come si prova nell’esperimento, nelle leggi tecniche – che ambedue siano realmente originate in un’unica intelligenza, ma mi sembra che questa unità dell’intelligenza, dietro le due intelligenze, appaia realmente nel nostro mondo. E quanto più noi possiamo strumentalizzare il mondo con la nostra intelligenza, tanto più appare il disegno della Creazione. Alla fine, per arrivare alla questione definitiva, direi: Dio o c’è o non c’è. Ci sono solo due opzioni. O si riconosce la priorità della ragione, della Ragione creatrice che sta all’inizio di tutto ed è il principio di tutto – la priorità della ragione è anche priorità della libertà – o si sostiene la priorità dell’irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra e nella nostra vita sarebbe solo occasionale, marginale, un prodotto irrazionale – la ragione sarebbe un prodotto della irrazionalità. Non si può ultimamente “provare” l’uno o l’altro progetto, ma la grande opzione del Cristianesimo è l’opzione per la razionalità e per la priorità della ragione. Questa mi sembra un’ottima opzione, che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci”.

Non mi pare, sin qui, esista contraddizione tra quanto afferma il Papa cattolico e quanto afferma la Massoneria, allorquando afferma l’esistenza di un Principio creatore, sotto il nome di Grande Architetto dell’Universo: un’Intelligenza universale.

Questo Principio creatore è il Logos del quale scrive Giovanni nel Prologo al suo Vangelo, che è aperto sull’ara del Tempio massonico durante i lavori.

Sin qui la convergenza è perfetta. La ragione che si vede nella natura, così come la ragione umana, che della natura è parte, conducono ad un’unica ragione: il Logos.

Qui intendo la Massoneria dei primi tre gradi, non certamente quella che si sviluppa nei riti, che Massoneria in senso proprio non sono.

Si qui, dunque, una convergenza non di poco, ma, subito dopo, emergono le differenze.

La Massoneria, quella che non si conforma a patenti e riconoscimenti inglesi, inevitabilmente protestanti,  non declina il concetto di Logos in quello di Cristo e si dichiara adogmatica e liberale, ossia propugnatrice del libero pensiero.

Il concetto di rivelazione, ad esempio,  è proprio di un dio personale e trascendente che rivela e che non ha nulla in comune con il Grande Architetto dell’Universo, che non rivela norme, dogmi, non parla non scrive, non ha libri sacri dai quali desumere il suo pensiero, essendo semplicemente l’azione improntante e ordinate (Logos) di un fondo abissale inconoscibile (Arché).

E’ pertanto con ragione che la Chiesa cattolica afferma la differenza tra il “dio” dei massoni e il dio dei cristiani.

Scrive Mózes Hardi che i massoni, “pur ammettendo l’esistenza di Dio, è dio però che non ha nulla in comune con il Dio della Rivelazione, in quanto non è un Dio trascendente e personale, ma piuttosto un «essere», grande architetto dell’universo, al quale si possono assoggettare tutte le interpretazioni soggettive” e aggiunge che “il relativismo massonico implica una totale avversione ai dogmi di fede”. [1]

Mózes Hardi nell’introduzione alla sua tesi, discussa nel 2005 alla Pontificia Università Lateranense dal titolo: “La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria”, con tanto di imprimatur di Monsignore Rino Fisichella, Rector Universitatis, scrive: “Nonostante nell’attuale Codice di Diritto Canonico non sia più menzionato esplicitamente che l’appartenenza alla massoneria sia motivo di scomunica, un giorno prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice, il 26 novembre 1983, per evitare fraintendimenti in proposito, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha diffuso una Dichiarazione approvata speciali modo dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II; in questa è sottolineato il fatto che l’omissione della massoneria è dovuta ad un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni, in quanto comprese in categorie più ampie. La Congregazione comunque afferma che rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono sempre stati inconciliabili con la dottrina della Chiesa, perciò l’iscrizione rimane proibita e i fedeli che vi si iscrivono sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”. [2]

Mi pare una posizione chiara e difficilmente aggirabile in teoria, anche se aggirata nella pratica da eminenti esponenti della Chiesa.

Il contrasto con i protestanti e la scomunica ai Massoni

Mózes Hardi distingue nettamente tra Massoneria operativa e Massoneria speculativa e traccia un confine preciso nel 1717, quando nasce la Massoneria inglese hannoveriana e protestante, che dà origine alla prima condanna della Chiesa cattolica: quella del 1738.

“La prima Bolla papale relativa alla massoneria – scrive Mózes Hardi –  risale al 1738, data di poco posteriore alla nascita della massoneria moderna (1717), ad opera di un gruppo di protestanti che ruppero con l’antica organizzazione cattolica dei liberi muratori”.

Resta il fatto, incontrovertibile, che nel 1717 non è nata la Massoneria moderna, ma la Massoneria dei Modern, voluta dagli Hannover protestanti, dopo che avevano esiliato gli Stuart cattolici.

La prima scomunica, dunque, è il frutto delle guerre di religione in atto fra protestanti e cattolici e la Massoneria è preda degli uni e degli altri.

Mózes Hardi ricorda, e il suo punto di osservazione è assai interessante, in quanto è quello di un dottore di Diritto Canonico della Pontificia Università Lateranense, che un’altra “caratteristica della massoneria operativa a cui si deve prestare attenzione era quella della sua devozione alla Chiesa cattolica. Infatti, questo principio venne mantenuto in tutti gli statuti massonici fino a quando, nel 1721, al pastore presbiteriano James Anderson venne affidato il compito di riformulare le antiche costituzioni alle quali furono apportate lievi, ma sostanziali modifiche; infatti, sarà proprio la «tolleranza» religiosa e politica che prenderà il sopravvento e determinerà la nuova massoneria inglese”. [3]

“Queste corporazioni continuarono durante tutto il Medio Evo – continua Mózes Hardi – a beneficiare di privilegi e protezioni particolari. Vi furono papi, quali Bonifacio V (1110), Nicolò III (1277), Benedetto XII (1331), che riconobbero loro il diritto di governarsi secondo statuti propri, con esenzioni da oneri e obbligazioni locali e di potersi trasferire di paese in paese liberamente”.

“La denominazione «Liberi Muratori» – scrive in proposito Philaletes – deriva dal diploma rilasciato loro da papa Nicolò III, nel 1277 e confermato nel 1344 da Benedetto XII. Questi Liberi Muratori si chiamavano prima Muratori di San Dionigi e di San Giovanni. Essi costruirono come prototipo del tempio la cattedrale dedicata a san Dionigi, quale modello simbolico di tutte le chiese che dovrebbero essere costruite secondo dettami del rito, perché siano come un libro nel quale ogni iniziato possa leggere tutti i misteri dell’Antico e del Nuovo Testamento”. [4]

Come ho scritto nel mio: “Le radici scozzesi della Massoneria”, la prima gilda costituita sul continente è quella di Strasburgo e l’esempio è seguito in numerose città tedesche, austriache, ungheresi. Già il 25 aprile 1459 i maestri architetti di tutte le logge si riunirono a Ratisbona dove elaborarono uno statuto comune alla professione e alle logge. Formarono una confraternita con a capo l’architetto della cattedrale di Strasburgo e fissarono riunioni annuali di tutte le provincie e saltuarie riunioni plenarie che si tennero nel 1464 e nel 1469. La gilda ottenne il privilegio di Massimiliano I, che il 3 ottobre 1447 prese la confraternita sotto la sua protezione: d’altronde il suo interesse per l’occultismo e i suoi continuativi rapporti con l’abate Tritemio (1462-1516) benedettino, esoterista, astrologo, scrittore, lessicografo, crittografo, occultista sono ben noti. Tritemio fu in relazione con Cornelio Agrippa e con cabalisti e alchimisti.

Nello Statuto dei Tagliatori di Pietre di Strasburgo (1459), un importante documento scritto in tedesco antico e con parole derivate dal gergo operaio, si legge, in esordio: “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e della gloriosa Madre Maria, alla memoria eterna dei Santi Quattro Coronati, loro beati servi”.

Lo Statuto è stato approvato dal capitolo di Ratisbona il 25 aprile 1459, ratificato a Spira il 9 aprile 1464 e dall’imperatore Massimiliano I nel 1488; successivamente è stato confermato  dagli imperatori da Carlo V e Ferdinando I.

Nel Poema Regius è scritto: “A questa assemblea furono stabiliti dei punti dai grandi signori ed anche dai maestri, che chiunque volesse apprendere quest’arte e appartenervi doveva amare Dio e la Santa Chiesa”.

Il rapporto tra le corporazioni muratorie è, come ho scritto nel mio: “Le radici scozzesi della Massoneria” non conflittuale, ma di collaborazione, così come si conviene tra committente di un’opera e i progettisti e gli esecutori della stessa.

Il rapporto si affievolisce nel Rinascimento e si spezza con la costituzione della Massoneria moderna inglese protestante nel 1717 e con i principi contenuti nelle Costituzioni di Anderson.

Nelle Costituzioni del 1723 il massone non è uno stupido ateo, né un libertino irreligioso. Nelle Costituzioni del 1738 viene aggiunto che il massone è obbligato “ad osservare la legge morale come un vero Noachide”.  I figli di Noè sono l’Umanità. Si va oltre il cristianesimo e le leggi mosaiche.

Con le Costituzioni del 1756 si torna alla formulazione del 1723.

Inoltre nel testo di Anderson si dice che “nei tempi antichi i Massoni erano obbligati in ogni paese di professare la Religione della loro Patria o Nazione, qualunque essa fosse”. Il conflitto, pertanto, era evitato alla radice, ma oggi prosegue Anderson, ossia nel 1723, “ si trova più a proposito di obbligarli soltanto a seguire la Religione sulla quale tutti gli uomini sono d’accordo” e ne traccia le caratteristiche in chiave genericamente morale.

Una scomunica tutta politica

Don Ernesto Pisoni, in un articolo contenuto nel volume edito da Sugarco nel 1978, a proposito della scomunica comminata ai massoni da Clemente XII il 24 aprile 1738 con la Bolla In Eminenti, sostiene che il documento presenta “strane anomalie di stesura soprattutto laddove si motiva la condanna con queste testuali parole: «Per sbarrare la via tanto larga che potrebbe condurre alla penetrazione non punita dell’ingiustizia anche in base ad altri motivi a noi noti, giusti e legittimi, abbiamo ritenuto giusto ed abbiamo deciso di condannare e proibire le dette Società, Circoli, Associazioni Segrete, Assemblee e Bande Clandestine note con il nome di Massoni o con qualsiasi altra denominazione». Come ha fatto giustamente notare qualche studioso (cfr. R. Esposito, Le buone opere dei Laicisti degli Anticlericali e dei Framassoni, Ediz. Paoline, 1970) questo documento – sottolinea don Pisoni – pecca di incongruenza giuridica là dove emette una grave sentenza  di condanna contro gente che mantiene il segreto, senza assicurarsi circa il contenuto di tale segreto e un paio di righe dopo nasconde gli ulteriori motivi della sua decisione come un segreto. Forse tale anomalia trova giustificazione nel fatto che il pontefice Clemente XII era già cieco e gravemente ammalato quando il documento fu emesso e fu il cardinale segretario di Stato Giuseppe Firrao che gli sorresse la mano per firmare la bolla. Un Papa che fosse stato nel pieno possesso delle sue facoltà non avrebbe forse avallato un documento nella forma piuttosto contorta e non del tutto congruente con lo stilus curiae. Questo testo, ritenuto abbastanza anomalo anche per gli studiosi di parte cattolica è forse il frutto di un clima emotivo, più politico che morale, che lo fa assomigliare ad una condanna sommaria senza appello più che un motivato provvedimento pastorale”.

La scomunica di Clemente XII sembrerebbe, pertanto, viziata fin dall’origine, sia per il contenuto, sia per la forma, sia, infine, per la dubbia attribuzione alla volontà del Papa.

Con buona pace per Don Pisoni, che si arrampica sui vetri, il testo della Bolla di Clemente XII condanna gli aderenti alla Massoneria con la pena di scomunica latae sententiae e afferma che “ognuno debba assolutamente astenersi dalle dette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole, sotto pena di scomunica per tutti i contravventori, come sopra, da incorrersi ipso facto, e senza alcuna dichiarazione, dalla quale nessuno possa essere assolto, se non in punto di morte, da altri all’infuori del Romano Pontefice”.

La scomunica nel diritto canonico

La scomunica è entrata nel Codice di Diritto Canonico promulgato in data 27 maggio 1817 e, in questo documento, scrive don Pisoni, “ assume una meno anomala formulazione permettendo agli esegeti pacati e attenti di sollevare qualche sottile «distinguo» già sul testo canonico che così suona: (Canone 2335) «Coloro che danno il loro nome alla setta Massonica o alle altre Associazioni della medesima specie che tramano contro la Chiesa e contro le legittime Autorità Civili, contraggono ispo facto la scomunica semplicemente riservata alla santa Sede». A differenza che nella Bolla, nel Canone è data una motivazione «religiosa» della condanna e si restringe il campo della censura a quelle Associazioni che realmente tramano contro la Chiesa o le legittime Autorità Civili”.

Qui deve intervenire l’analisi storica, che deve circostanziare accuratamente tempi, modi e luoghi ove il conflitto non con la Chiesa in quanto istituzione religiosa, ma con la Chiesa in quanto sedicente erede dell’Impero romano si è svolto, non solo con la Massoneria, ma con una lunga serie di istituzioni, di personaggi illustri, di re e imperatori.

“La Massoneria comunque – scrive don Pisoni – non ha avuto un’origine anticlericale, la Chiesa l’ha condannata in un momento in cui pensava che questa associazione per la sua segretezza ed atmosfera di cospirazione cui amava spesso circondarsi tramasse contro di essa e contro le legittime autorità”.

Uno dei più gravi e usuali errori della storiografia massonica è quello di datare la nascita della Massoneria al 21 giugno del 1717, quando fu fondata la Gran Loggia d’Inghilterra.

La costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra, voluta dai regnanti  protestanti  di origine tedesca Hannover, i quali avevano esiliato gli Stuart, rappresenta l’interruzione di una tradizione.

Gli Stuart, esiliati a Parigi e Roma, come ho tentato di dimostrare nel mio: “Le radici scozzesi della Massoneria”, erano i legittimi rappresentanti di una Massoneria tradizionale che non ha mai avuto conflitti con la Chiesa cattolica a meno ché non si voglia risalire al confronto secolare che ci fu, e per lungo tempo, tra la Chiesa cristiana celtica e quella romana. Confronto di ben alta natura e importanza di quello instauratosi tra la Chiesa anglicana e quella Cattolica, essendo la prima nata non per questioni religiose, ma solo ed esclusivamente per questioni politiche, come dimostrano le vicende storiche legate a Enrico VIII.

L’attività massonica dei residenti inglesi

L’attività massonica dei «residenti» inglesi sul continente e, in particolare in Italia, non poteva che essere motivo di irritazione per la Santa Sede. Dai rapporti dei nunzi pontifici, infatti, come fa opportunamente osservare Padre Rosario F. Esposito, in un suo articolo contenuto nel volume: “La libera Muratoria” edito da Sugarco e al quale ho già fatto cenno,  “la Santa Sede deduceva in primo luogo l’origine «protestante» della Massoneria simbolica e i contenuti «eretici» dell’Istituzione”.

Le altre Bolle di condanna non sono meno motivate da questioni politiche della prima.

La seconda Bolla di condanna,  firmata da Benedetto XIV (Providas Romanorum Pontificum del 18 maggio 1751) trova le motivazioni in quanto si stava agitando nel napoletano.  Vi si legge: “Giudichiamo doveroso, con un nuovo intervento della Nostra autorità, sostenere e confermare, in quanto lo richiedono giusti e gravi motivi, le provvide leggi e le sanzioni dei Romani Pontefici Nostri Predecessori”.  Benedetto XIV fa un’affermazione dottrinale importante, quando sostiene che “fra i gravissimi motivi delle predette proibizioni e condanna esposti nella sopra riportata Costituzione ve n’è uno, in forza del quale in tali Società e Conventicole possano unirsi vicendevolmente uomini di qualsiasi religione  setta; è chiaro quale danno si possa recare alla purezza della Religione cattolica”.

Durante il pontificato di Pio VI (1775-1799) si sviluppa la massoneria egizia di Cagliostro, condannata dal Santo Uffizio.

Il 13 settembre 1821 Pio VII pubblicò la costituzione apostolica Ecclesiam a Ieasu Christo nella quale condannava la Carboneria, ritenuta un’emanazione massonica.

Leone XII, reso inquieto dai moti costituzionali,  il 13 marzo 1825 pubblicò l’enciclica Quo graviora dichiara la Massoneria nemica della Chiesa.

Pio VIII nell’enciclica Traditi humilitati del 24 maggio 1830 considerò la Massoneria come fonte della rovina sociale e la condannò in linea con i suoi predecessori.

Gregorio XVI nella sua enciclica Mirari vos del 15 agosto 1832 si esercita in affermazioni assurde. “Si tratta – scrive Padre Rosario F. Esposito – di un documento molto umiliante, che indica come «deliri» tutte le libertà: di pensiero, di parola, di stampa, di religione”. La Massoneria, ovviamente, è indicata come massima responsabile di tutte queste scelleratezze, ma al contrario dei suoi predecessori Gregorio XVI non fa cenno a condanne né emana scomuniche.

I documenti antimassonici di Pio IX sono molteplici e motivati da fatti storici ben precisi, ossia i moti risorgimentali, che chiuderanno per sempre il potere temporale del Papa nella ristretta sede del Vaticano. “Le nostre ricerche –scrive  Padre Rosario F. Esposito – ci hanno portato a catalogare ben 116 documenti antimassonici piani, così suddivisi: 11 encicliche, 53 lettere e brevi, 33 fra allocuzioni e discorsi, 19 documenti maggiori di Curia”.  I più noti sono il Sillabo (8 dicembre 1864 e l’allocuzione Multiplices inter (25 novembre 1864). Pio IX definisce la “tenebrosa setta Massonica, tanto nemica della Chiesa di Dio, tanto pericolosa per la sicurezza dei Regni”.

La condanna teologica della Massoneria

Leone XIII è stato il Papa che nella condanna alla Massoneria ha superato anche Pio IX, sia con motivazioni politiche, conseguenti alla costruzione dello Stato unitario italiano, che è avvenuta a discapito dei territori papalini, sia con motivazioni teologiche.

Nella Humanum Genus, oltre a ribadire le condanne dei suoi predecessori e ad affermare la machinatio della Massoneria nei confronti della Chiesa, Leone XIII scrive che risulta chiaro “il loro supremo proposito [dei Massoni], ossia distruggere a fondo tutta quella educazione religiosa e civile che le istituzioni cristiene hanno insegnato, e fondare una nuova dottrina a misura del loro intelletto traendo dal naturalismo i fondamenti e le leggi”. Inoltre Leone XIII accusa la Massoneria di praticare l’indifferentismo religioso, di negare la rivelazione e di esaltare la ragione umana.

Nell’enciclica Praeclara gratulationis del 20 giugno 1894 Leone XIII scrive che la Massoneria “sotto le apparenze di rivendicare i diritti dell’uomo, e di elevare il livello sociale, assale da nemica il cristianesimo; ripudia la rivelazione; vilipende come cose superstiziose i doveri religiosi, i sacramenti e tutte le cose più auguste. Si adopera a strappare l’impronta cristiana al matrimonio, alla famiglia, all’educazione della gioventù, ad ogni pubblica o privata disciplina, togliendo dai cuori dei propri ogni rispetto verso l’autorità, umana e divina. Proclama il naturalismo e sostiene unicamente che con i principi di questo si debba misurare e regolare la verità, l’onestà e la giustizia”.

Nella sua enciclica Dall’alto, Leone XIII introduce il concetto di Massoneria setta satanica. Leone XIII, le intenzioni della Massoneria sono così descritte: “Invasate dallo spirito di satana, di cui sono strumento, ardono, come il loro ispiratore, di un odio mortale e implacabile contro Gesù Cristo e l’opera sua; e fanno ogni loro potere d’abbatterla o incepparla”.

Il delirio derivante dalla perdita del potere temporale è del tutto evidente, così come l’utilizzo delle bugie organizzate, in perfetta linea con la storia nefanda e, davvero diabolica, della Santa Inquisizione.

Qui, per usare concetti papalini ed ecclesiastici, si può ben dire che il diavolo sa ben travestirsi da papa.

Leone XIII, che regnò dal 1870 al 1903, nella sua lotta contro coloro i quali stavano mettendo le basi del Regno d’Italia, promosse infatti , da perfetto diabolico inquisitore, a Trento, nell’autunno del 1896, il primo Congresso Antimassonico Internazionale, per mobilitare tutta la cristianità contro la Massoneria. Le prove delle nefandezze della Massoneria furono tratte dalle testimonianze di Leo Taxil, sedicente ex massone pentito, il quale nel 1987, in una conferenza alla Società Geografica di Parigi confessò di aver inventato tutto.

Il furfante scrisse che il Gran Maestro era in contatto con Satana, dal quale riceveva gli ordini e che nelle riunioni massoniche si sputava sulle ostie consacrate o le ostie  erano trafitte su spade. Sull’altare erano collocate fanciulle vergini al servizio di Belzebù e altre insensatezze del genere. Poco importa quanto fosse furfante Leo Taxil, ma è importante ricordare che il libro di Taxil:  I misteri della framassoneria,  fu addirittura pubblicato a puntate nei giornali cattolici.

Alle accuse alla Massoneria di trarre le proprie idee dal Naturalismo e di essere una setta satanica, fecero seguito iniziative concrete, che si possono ascrivere alla concorrenza. In funzione antimassonica, anti liberale e anti socialista  nacquero associazioni cattoliche, società di mutuo soccorso, banche cattoliche (Banco di Roma, Banco Ambrosiano, in seguito tristemente noto, Credito Romagnolo,  le Banche Cattoliche del Veneto, le Casse Rurali, le Società cattoliche di assicurazione).

Qui, come è del tutto evidente, Satana ha ben poco a che fare. Chi si agita molto è il satanico Papa, che vuole ricostituire il potere perso con la costituzione del Regno d’Italia in altro modo, ossia costituendo un insieme di roccaforti nella società civile. L’attacco alla Massoneria è il risultato del fatto che nel Parlamento e nei governi del Regno d’Italia ci sono molti massoni dichiarati e riconosciuti. Come è del tutto evidente, lo scontro riguarda un ben preciso territorio, in un particolare periodo storico e comunque ha come motivazione la perdita di quel potere temporale che la Chiesa aveva attribuito a sé con un falso storico, ossia con il documento Donatio Constantini, smascherato, come falso, da Lorenzo Valla.

Pio X ha semplicemente ribadito con la Gratum quidem la condanna, nell’occasione, nel 1911, dei festeggiamenti solenni del cinquantenario della proclamazione dell’Unità d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861. Ovviamente non erano state dimenticate altre due date: la fine dello Stato pontificio, avvenuta il 20 settembre 1870, con la presa di Roma e il 1871, quando a Roma fu trasferita la capitale del Regno.

Nel corso del pontificato di Benedetto XV si ha la codificazione canonica del 1917 che con i canoni 2335 e 2336 conferma la scomunica.

Pio XI interviene contro la Massoneria nell’enciclica Non abbiamo bisogno pubblicata nel 1931.

Pio XII non interviene nel merito.

Il canone 2335 del 1917 nega la sepoltura

 Benedetto XV, il giorno di Pentecoste del 1917, con Costituzione Apostolica Providentissima Mater Ecclesia promulga il Codex Iuris Canonici, dichiarandolo obbligatorio dal 19 maggio 1918.

Nel Codex Iuris Canonici, il canone 2335 del Liber Vrecita: “Nomen dantes sectae massonicae aliisve eiusdem generis associationubus qua contra Ecclesiam vel legitimas civiles potestates machinantur, contrahunt ipso facto excommunicationem Sedi Apostolicae simpliciter reservatam”.

Nel canone 1240 si legge: “Ecclesiastica sepoltura privantur, nisi ante mortem aliqua dederint poenitentia signa; 1° Notorii apostatae a christiana fide, , aut sectae haereticae vel schismaticae aut sectae massonicae aliisve eiusdem generis societatibus notorie addicti”.

Ai Massoni non solo è riservata la scomunica, ma viene negata anche la sepoltura secondo le regole della Chiesa.

Commenta Mózes Hardi: “Bisogna puntualizzare che i ca. 2335 3 2336 [riguardante il clero] attenuavano alcune disposizioni antecedenti: la scomunica era limitata agli iscritti, per cui venivano esclusi i favoreggiatori e chi, pur conoscendone i capi, non li denunciava alle competenti autorità”. [5]

La stagione del dialogo

La ripresa del dialogo, dopo ben due secoli dalla scomunica di Clemente XII, comminata il 24 aprile 1738,  avviene nel 1938.

Il merito  – scrive don Ernesto Pisoni – è di un famoso articolo pubblicato il 15 settembre 1938 da Padre Berteleoot su «La Revue de Paris». Il valoroso gesuita francese in questo articolo continua in pubblico, con estremo coraggio, un discorso da lui iniziato alcuni anni prima col grande storico massone francese Lantoine, gratificato dal titolo spregiativo di «gesuita» dai suoi confratelli per l’atteggiamento aperto e conciliante nei confronti della Chiesa Cattolica. Continuando lo spirito di questo dialogo, Padre Berteleoot analizza e riscopre le origini cristiane della Massoneria, i principi di tolleranza e di rinuncia a contese religiose e a risse per motivi religiosi, la condanna di guerre civili, tanto inaccettabili anche sotto il profilo evangelico; naturalmente il discorso di Padre Berteleoot era condotto con grande abilità e cautela. Egli cominciò a distinguere tra Massoneria e Massoneria e nell’interno dell’istituzione tra massoni e massoni, non disconoscendo gli errori compiuti da una parte, senza mettere troppo in rilievo gli eccessi di difesa e relativi errori compiuti anche dall’altra parte”.

Un altro “primo inizio di disgelo”, come lo chiama Don Pisoni, si ebbe in Austria e Germania, iniziato nel 1928, ancora da un gesuita, Padre Hermann Gruber, il quale ha intessuto un dialogo con due studiosi massoni. Il filosofo viennese Kurt Reichl e lo storico Eugenio Lenouf, ai quali si unì successivamente il segretario generale della Gran Loggia di New York, Ossian Lang. “I colloqui tra Padre Gruber – scrive don Pisoni – e gli esponenti massonici portarono addirittura ad un incontro noto come il Dialogo di Aquisagrana che certamente consentì un primo contatto tra eminenti responsabili delle due istituzioni, contatto non certamente ufficiale ma non per questo meno utile e meno carico di risultati. Lo spirito di Aquisgrana ero lo spirito del dialogo e del confronto, premesse indispensabili per i rapporti non soltanto correnti ma aperti a futuri sviluppi: nessun cedimento dottrinale da una parte o dall’altra ma deciso sgombero del terreno da parte di sovrastrutture leggendarie, polemiche animose e spesso totalmente infondate, e cattive informazioni”.

La storia del rapporto tra Padre Josef Berteloot e Albert Lantoine è stata narrata dal religioso nel volume: Jésuite et Franc Maçon: Souvenir d’une amitié, edito con l’imprimatur della Curia parigina nel 1952 dall’Editore Dervy.

A chi gli rimproverava le sue frequentazioni, Padre Berteleoot rispose, mettendo a nudo il solito metodo delle pubbliche virtù e dei vizi privati dei soliti integralisti: “Potrei citare il nome di molti miei benefattori i quali non si fanno alcuno scrupolo di collaborare con i massoni nei Consigli di Amministrazione in cui vengono difesi i loro interessi politici ed economici”.

Dieci anni dopo, nel 1948, finito il periodo del grande conflitto mondiale, il dialogo riprende, facendo registrare un salto di qualità. I due interlocutori sono il Cardinale Innitzer, arcivescovo di Vienna e il Gran Maestro della Massoneria austriaca Scheichelbauer. Gli incontri si svolsero nella stazione termale di Bad Hofgastein sul tema concordato: “Chiesa e Massoneria in Austria”. Conseguentemente ai colloqui il Nunzio a Vienna, Monsignor Delle Piane, inoltrò a Roma la memoria di due massoni che chiedevano l’abolizione delle censure contro la Massoneria. Un giornalista cattolico, direttore del giornale Die Fürche, il dottor Funder, scrisse al Gran Maestro il 20 gennaio del 1954, per comunicargli il suo dispiacere in seguito ai silenzi di Roma.

Se nel 1948 Vienna si muoveva, alcuni passi importanti venivano fatti anche a Parigi, con la visita del celebre quaresimalista di Nȏtre Dame, P. Riquet alla Loggia massonica Volney di Laval il 18 marzo del 1961, “con – come scrive don Pisoni  – le stupende e profonde allocuzioni scambiate in quell’occasione”.

Negli Stati Uniti vanno registrati i rapporti del cardinale  Cushing e del vescovo Robert Joyce con la Massoneria americana, delle cui logge furono in più occasioni ospiti dal 1961 al 1965. Il cardinale Cushing il 26 ottobre del 1965 fu ospite d’onore della Loggia Brotherhood di Boston Herald scrisse  che quella era la prima volta che un principe della Chiesa Cattolica Romana era ospite della Gran Loggia Massonica del Massachusset.

Nel 1976, come ricorda don Ernesto Pisoni, “l’intero espiscopato di una regione ecclesiastica quale la regione scandinava, prese posizione ufficialmente sul tema Chiesa e Massoneria”. Nel comunicato emesso congiuntamente dagli episcopati danese, norvegese, finlandese e svedese, pubblicato nel bollettino dell’episcopato norvegese «Sankt Olaw» nel mese di giugno 1967”, si rendeva noto che i membri della Massoneria che intendevano essere cattolici potevano essere individualmente ammessi, senza rinunciare ad essere membri attivi della Massoneria.

In una lettera datata19 luglio del 1974 e indirizzata agli episcopati di tutto il mondo, il cardinal Seper, Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, mentre riaffermava che rimaneva in vigore la legislazione generale, autorizzava, secondo il parere di don Pisoni, “gli episcopati di tutto il mondo a comportarsi come l’episcopato scandinavo, cioè a decidere sulla liceità per i cattolici d’appartenere alla Massoneria in base alle situazioni locali”.

Nel suo “La Massoneria” (Editrice Queriniana), don Franco Molinari, docente di Storia della Chiesa all’Università statale e professore di Storia Moderna all’Università cattolica, cita  il libro Massoni nostri fratelli separati, di Alec Mellor, magistrato francese, cattolico e massone. “La sua posizione – ricorda Molinari – si può sintetizzare in termini estremamente semplici: la Massoneria regolare non cade sotto la scomunica, perché è una scuola di etica sublime e non conduce guerra alla Chiesa”.

Sempre Molinari cita un articolo di Padre Giovanni Caprile sul mensile Jesus (agosto 1981) dove il gesuita scrive, a proposito della stupidaggine ricorrente che i massoni adorerebbero Dio e desterebbero Cristo: «La fede religiosa personale di ciascuno deve essere rispettata. Anche sotto questo profilo, quindi, il nostro interrogativo ammette un’unica risposta: di fronte alla figura di Cristo, la Massoneria rispettava le convinzioni di ciascuno».

“Fondamentalmente, perciò – aggiunge Molinari – si può dire che la Massoneria nutre, verso Cristo, grande rispetto come uomo, come animatore di fraternità universale, come martire dell’umanità. Sul terreno della fede non si entra e non si vuol entrare”.

Con Giovanni XXIII e con Paolo VI il dialogo diventa più intenso.

Nel 1970, un importante moralista cattolico, Padre Häring, rispondendo su Famiglia Cristiana a delle domande di una lettrice scriveva: “La scomunica comminata a coloro  che appartenevano alla Massoneria aveva lo scopo di proteggere la fede e di richiamare l’attenzione sul peccato che si commette nel sostenere associazioni ostili alla Chiesa. Tale scomunica oggi subentra soltanto quando,  nelle nuove circostanze, si commette un peccato grave” (citazione in Molinari, op. cit).

Al Concilio Vaticano II il vescovo messicano Mendeza Arceo, nei dibattiti conciliari, ebbe a dire: “La Chiesa nostra madre misericordiosa deve cercare la strada del dialogo con la Massoneria sotto la guida dello Spirito Santo”. (citazione in Molinari, op. cit).

Il 17 luglio 1974 il cardinale Franjo Seper, presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una lettera al cardinale John Joseph Krol, presidente della Conferenza Episcopale Nordamericana, prende posizione a favore dell’apertura verso la Massoneria: «I laici», scrive Seper, «possono iscriversi alla Massoneria, i chierici no».

Nel prendere in considerazione i casi particolari, sostengono gli aperturisti, bisogna tener presente che la legge penale va sempre interpretata nel senso restrittivo e pertanto si può quindi sostenere che il canone 2335 tocchi soltanto quei cattolici iscritti ad associazioni che cospirano contro la Chiesa.

I Canoni in questione sono:

2335 –  “Coloro che danno il proprio nome a una setta massonica o ad altre associazioni dello stesso genere che complottano contro la Chiesa o le legittime autorità civili, contraggono per il fatto stesso la scomunica riservata alla sola Sede Apostolica”.

1374 – “Chi dà il nome ad una associazione, che cospira contro la Chiesa, sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l’interdetto”.

Sembra dunque che la scomunica del Codice del 1917 non venga più applicata.

Ma puntuale, due giorni dopo, il 19 luglio, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede in una notificazione ufficiale smentisce quella lettera e conferma che e sempre in vigore il canone 2335 del Codice di Diritto Canonico contro la Massoneria, con una precisazione: «II predetto canone 2335 riguarda soltanto quei cattolici che si iscrivono ad associazioni le quali di fatto operano contro la Chiesa. Rimane tuttavia in ogni caso la proibizione a chierici, religiosi e membri di istituti secolari di iscriversi alle associazioni massoniche».

Il sottile confine tra latae e ferendae

 L’idea che cattolici potessero tranquillamente frequentare la Massoneria si è costruita sul sottile confine esistente tra la formula latae sententiae (sentenze automatiche), adottata fino al nuovo Codice e la formula ferendae sententiae, ossia sentenze inflitte.

Il Codice aggiornato dopo il Concilio Vaticano II ha tolto l’automaticità della scomunica, ma non ha tolto l’interdizione al sacramento della comunione.

“La dicitura del Canone 1374 – precisa Mózes Hardi – non lascia spazio ad equivoci e tratta qui delle pene della categoria ferendae sententiae. La natura di esse, avendo distinto il momento costitutivo dal momento applicativo, richiede il ministero del giudice o del superiore, a seconda cioè che essa vanga applicata mediante la via giudiziaria con la sentenza condannatoria o per via amministrativa mediante il decreto”. [6]

Il Codice del 1983 non cancella la scomunica

 Nel nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983 e confermato il 26 novembre 1983 dal documento Dichiarazione sulla Massoneria della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, firmato dall’allora prefetto Joseph Ratzinger, poi diventato  Papa Benedetto XVI (2005-20013) e approvato da Giovanni Paolo II, è ribadita la condanna e la diffida relativa all’appartenenza alla Massoneria, valendo come interpretazione del Canone 1374.

Nella dichiarazione si legge: “È stato chiesto se sia mutato il giudizio del Chiesa nei confronti della massoneria per il fatto che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore. Questa Congregazione è in grado di rispondere che tale circostanza è dovuta a un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto comprese in categorie più ampie. Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione. Non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito, e ciò in linea con la Dichiarazione di questa S. Congregazione del 17 febbraio 1981 (Cf. AAS 73, 1981, p. 240-241). Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Dichiarazione, decisa nella riunione ordinaria di questa S. Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione. Roma, dalla Sede della S. Congregazione per la Dottrina della Fede, il 26 novembre 1983. – Joseph Card. RATZINGER Prefetto Fr. Jérôme  Hamer,O.P.Arcivescovo tit. di Lorium.

 Commenta a conclusione del suo studio Mózes Hardi: “Con la promulgazione del Codice dei canoni delle Chiese Orientali, dopo la pubblicazione nel 1983 del Codice di Diritto Canonico della Chiesa latina ed il riordinamento della Curia Romana con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus del 28 giugno 1988 «parte essenziale di entrambi i Codici, è giunto così alla sua fase conclusiva il rinnovamento delle leggi della Chiesa voluta dai Pontefici Giovanni XXIII e Paolo VI e dal Concilio Ecumenico Vaticano II» (Giovanni Paolo II) e con la «Dichiarazione sulla massoneria Quasitum Est della S.C. Dottrina della Fede, emerge ancora e inequivocabilmente come l’appartenenza sia alla Chiesa sia alla massoneria non sia conciliabile”. [7]

L’altalena cattolica e il Cardinal Ravasi

La storia di un secolo, il XX dell’era volgare, ha visto la Chiesa cattolica passare dall’anatema al dialogo, ma ad un dialogo altalenante tra aperture e chiusure. Di questo dialogo altalenante l’articolo del Cardinal Ravasi è, per ora, l’ultima significativa interessante puntata, che si muove lungo la linea di un confronto vero e leale, che non può che essere tale e che non può che partire, come egli stesso afferma, dal riconoscimento delle differenze.

Il Cardinal Gianfranco Ravasi con un articolo su Il Sole 24 Ore nel 2016 ha manifestato il desiderio di superare la stagione di «ostilità, oltraggi, pregiudizi» reciproci, tra Massoneria e Chiesa Cattolica, poiché «rispetto ai secoli passati sono migliorati e mutati il tono, il livello e il modo di manifestare le differenze». L’articolo sembrava riaprire la possibilità di un dialogo, ma è rimasto lettera morta.

Scrive il Cardinal Gianfranco Ravasi: “Leggevo qualche tempo fa su una rivista americana che la bibliografia internazionale sulla massoneria supera i centomila titoli. A questo interesse contribuisce certamente l’aura di segretezza e di mistero che, più o meno a ragione, avvolge in una sorta di nebula le varie “obbedienze” e i “riti” massonici, per non parlare poi della stessa genesi che secondo la storica inglese Frances Yates, «è uno dei problemi più discussi e discutibili in tutto il campo della ricerca storica» (curiosamente il saggio della studiosa era dedicato all`Illuminismo dei Rosa-Croce, tradotto da Einaudi nel1976). Non vogliamo ovviamente addentrarci in questo arcipelago di “logge”, di “orienti”, di “arti”, di “affiliazioni” e di denominazioni, la cui storia spesso si è intrecciata – nel bene e nel male – con quella politica di molte nazioni (penso, ad esempio, all’Uruguay ove ho partecipato recentemente a vari dialoghi con esponenti della società e della cultura di tradizione massonica), così come non è possibile tracciare linee di demarcazione tra l’autentica, la falsa, le degenere, o la paramassoneria e i vari circoli esoterici o teosofici. Arduo è anche disegnare una mappa dell’ideologia che regge un universo così frammentario, per cui forse si può parlare di un orizzonte e di un metodo più che di un sistema dottrinale codificato. All’interno di questo ambito fluido si incontrano alcuni crocevia abbastanza delineati, come un’antropologia basata sulla libertà di coscienza e di intelletto e sull’uguaglianza dei diritti, e un deismo che riconosce l`esistenza di Dio lasciando però mobili le definizioni della sua identità. Antropocentrismo e spiritualismo sono, quindi, due percorsi abbastanza scavati all’interno di una mappa molto variabile e mobile che non siamo in gradi di abbozzare in modo rigoroso. Noi, però, ci accontentiamo solo di segnalare l’interessante volumetto Congregazione per la Dottrina della Fede Dichiarazione circa le associazioni massoniche (Libreria Editrice Vaticana) che ha una finalità molto circoscritta, quello dì definire il rapporto tra massoneria e Chiesa cattolica. Intendiamoci subito: non si tratta di un’analisi storica di questa relazione né delle eventuali contaminazioni tra i due soggetti. E, infatti, evidente che la massoneria ha assunto modelli cristiani persino liturgici. Non si deve dimenticare che nel Seicento molte logge inglesi reclutavano membri e maestri tra il clero anglicano, tant`è vero che una delle prime e fondamentali “costituzioni” massoniche fu redatta dal pastore presbiteriano James Anderson, morto nel 1739. In essa, tra l’altro, si affermava che un adepto «non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso», anche se il credo proposto era alla fine il più vago possibile, «quello di una religione su cui tutti gli uomini sono d`accordo». Ora, l’oscillazione dei contatti tra Chiesa cattolica e massoneria ebbe movimenti molto variegati, giungendo anche a palesi ostilità, contrassegnate da anticlericalismo da una parte e scomuniche dall’altra. Infatti, il 28 aprile 1738 papa Clemente XII, il fiorentino Lorenzo Corsini, promulgava il primo documento esplicito sulla massoneria, la Lettera apostolica In eminenti apostolatus specula in cui dichiarava «doversi condannare e proibire… le predette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori e des Francs Maçons o con qualunque altro nome chiamate». Una condanna reiterata dai successivi

pontefici, da Benedetto XIV fino a Pio IX e Leone XIII, che affermava l’incompatibilità tra l’appartenenza alla Chiesa cattolica e l`obbedienza massonica. Lapidario era il Codice di Diritto Canonico del 1917 il cui canone 2335 recitava: «Chi si iscrive alla setta massonica o ad altre associazioni dello stesso genere che tramano contro la Chiesa o le legittime autorità civili, incorre ipso facto nella scomunica riservata simpliciter alla Santa Sede». Il nuovo Codice nel 1983 temperò la formula, evitando il riferimento esplicito alla massoneria, conservando la sostanza della pena sia pure destinata in senso più generale a «chi dà il nome a un`associazione che complotta contro la Chiesa» (canone 1374). Ma il testo ecclesiale più articolato sull`inconciliabilità tra l`adesione alla Chiesa cattolica e alla massoneria è la Declaratio de associationibus massonicis emanata dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede il 26 novembre 1983, a firma del Prefetto di allora, il cardinale Joseph Ratzinger. Essa precisava appunto il valore dell’asserto del nuovo Codice di Diritto Canonico ribadendo c h e r i m a n e v a «immutato il giudizio della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, perché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad esse

rimane proibita». Il volumetto è interessante perché allega – oltre a un’introduzione dell`attuale Prefetto della Congregazione cardinale Gerhard Müller – sia due articoli di commento a questa Declaratio pubblicati allora dall’Osservatore Romano e dalla Civiltà Cattolica, sia due documenti di altrettanti episcopati locali, la Conferenza episcopale tedesca (1980) e quella delle Filippine (2003). Si tratta di testi significativi perché affrontano le ragioni teoriche e pratiche dell`inconciliabilità tra massoneria e cattolicesimo come i concetti di verità, di religione, di Dio, dell’uomo e del mondo, la spiritualità, l’etica, la ritualità, la tolleranza. In particolare è significativo il metodo adottato dai vescovi filippini che articolano il loro discorso attraverso tre traiettorie: la storica, quella più esplicitamente dottrinale e quella degli orientamenti pastorali. Il tutto è scandito secondo il genere catechetico delle domande-risposte: esse sono 47 e permettono di entrare anche nei particolari, come la cerimonia di iniziazione, i simboli, l’uso della Bibbia, il rapporto con le altre religioni, il giuramento di fratellanza, i gradi gerarchici e così via. Queste varie dichiarazioni di incompatibilità tra le due appartenenze alla Chiesa e alla massoneria non impediscono, però, il dialogo, come è esplicitamente affermato nel documento dei vescovi tedeschi che già allora elencavano ambiti specifici di confronto come la dimensione comunitaria, la beneficenza, la lotta al materialismo, la dignità umana, la conoscenza reciproca. Si deve, inoltre, superare quell’atteggiamento di certi ambienti integralistici cattolici che – per colpire alcuni esponenti anche gerarchici della Chiesa a loro sgraditi – ricorrevano all’arma dell`accusa apodittica di una loro appartenenza massonica. In conclusione, come scrivevano già i vescovi di Germania, bisogna andar oltre «ostilità, oltraggi, pregiudizi» reciproci, perché «rispetto ai secoli passati sono migliorati e mutati il tono, il livello e il modo di manifestare le differenze» che pure continuano a permanere in modo netto”.

Dal Concilio Vaticano II al 1983 il Magistero non nomina più la massoneria. La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede interviene nel 1981 solo per una rettifica circa alcune interpretazioni date ad una lettera riservata indirizzata ad alcuni episcopati e divenuta di pubblico dominio.

Dagli anni Sessanta del Novecento sembra in atto un disgelo tra la Chiesa di Roma e la Massoneria. Sembra infatti essersi aperto un dialogo ad opera di vari studiosi cattolici, tra cui padre Giovanni Caprile e padre Rosario Esposito, i principali esperti delle possibili concordanze tra Chiesa cattolica e Massoneria.

Tra l’altro nel 1966 la Conferenza Episcopale scandinavo-baltica autorizza i massoni cattolici o convertiti al cattolicesimo ad operare nelle logge, arrivando a dichiarare: «Le due appartenenze alla Massoneria e alla Chiesa Cattolica sono compatibili».

Così il 17 luglio 1974 il cardinale Franjo Seper, presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una lettera al cardinale John Joseph Krol, presidente della Conferenza Episcopale Nordamericana, prende posizione a favore dell’apertura verso la Massoneria: «I laici», scrive Seper, «possono iscriversi alla Massoneria, i chierici no». Sembra dunque che la scomunica del Codice del 1917 non venga più applicata.

Ma puntuale, due giorni dopo, il 19 luglio, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede in una notificazione ufficiale smentisce quella lettera e conferma che e sempre in vigore il canone 2335 del

Codice di Diritto Canonico contro la Massoneria, con una precisazione: «II predetto canone 2335 riguarda soltanto quei cattolici che si iscrivono ad associazioni le quali di fatto operano contro la Chiesa. Rimane tuttavia in ogni caso la proibizione a chierici, religiosi e membri di istituti secolari di iscriversi alle associazioni massoniche».

Eppure tra il 1975 e il 1976 dal cardinale Franjo Seper vengono annullate le decisioni di condanna alla Massoneria dell’arcivescovo di Marsiglia da parte della Conferenza Episcopale del Brasile e di quella dell’Inghilterra e del Galles. Inoltre nel 1975 il cardinale messicano Brando Hilela celebra una messa in una loggia massonica e nel 1976 la Conferenza Episcopale di Santo Domingo dichiara: «Non c’è incompatibilità tra essere cattolico e essere massone, come non c’è incompatibilità tra essere cattolico e comunista» .

Il “fumo di Satana” in Vaticano

C’è chi pensa che certi atteggiamenti si giustifichino con il fatto che circola in Vaticano la voce maligna che Paolo VI (1963-1978) abbia aderito alia Massoneria, tanto che nel 1965 ha ricevuto in Vaticano il capo della P2 Licio Gelli, e oltretutto ha concesso al capo virtuale della Massoneria italiana la nomina a commendatore Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae. E si parla di «Fumo di Satana in Vaticano», secondo il titolo di un libro. Ma sono tutte illazioni.

La P2 è un fenomeno a sé, ove le radici dello stesso vanno ricercate negli intrecci tra mondo clericale, servizi americani, esponenti del Rito Scozzese, come Frank Gigliotti. Inutile perdere tempo in analisi, essendoci sull’argomento valanghe di libri e i documenti delle Commissione parlamentare.

Il 26 agosto 1978, in concomitanza con l’inizio del breve pontificate di papa Giovanni Paolo 1 (3-28 settembre 1978), sulla rivista «OP-Osservatore Politico» del giornalista Mino Pecorelli, affiliato alla loggia massonica P2, appare una lista di 112 presunti «massoni vaticani». Si tratta di cardinali, vescovi, preti, sacerdoti, professori di accademie pontificie e impiegati della Santa Sede, con tanto di sigla per ognuno come affiliato e l’anno di iscrizione. A cominciare dal presidente dello Ior Paul Marcinkus (iscritto da1 21 agosto 1967, matricola 43/649). Al suo fianco si distinguono i cardinali Jean-Marie Villot,  Segretario di Stato della Santa Sede (iscritto dal 1966, matricola 041/3) e Agostino Casaroli, ministro degli Esteri della Santa Sede (iscritto dal 1957, matricola 41/076); padre Roberto Tucci, ·direttore della Radio Vaticana (iscritto dal 1957, matricola 42/58); e i monsignori Virgilio Levi, vicedirettore de «L’Osservatorio Romano» (iscritto dall958, matricola 241/3), Donato De Bonis, braccio destro di Marcinkus (iscritto dall968, matricola 321/02} e Pio Laghi, nunzio apostolico in Argentina (iscritto dal 1969 matricola 0/538), nonché padre Giovanni Caprile (iscritto dall957, matricola 21/014, direttore di «Civiltà Cattolica»).

In particolare, in Vaticano, al tempo si sarebbero fronteggiate, secondo alcuni autori, due fazioni contrapposte: una, massonico-moderata, denominata “Mafia di Faenza”, che farebbe capo a Agostino Casaroli, Achille Silvestrini e Pio Laghi; l’altra, integralista, legata all’ Opus Dei, che fa riferimento a Paul Marcinkus e monsignor Luigi Cheli.

Ci si aspetterebbe, dopo l’uscita delle notizie, una smentita da parte del Vaticano, oppure l’annuncio che sui massoni del Vaticano sta per abbattersi una scomunica.

Nessuna delle due cose si verifica. Solo nell’ appendice all’ edizione italiana del libro Massoneria e Chiesa Cattolica di Jose A. Ferrer Benimeli e Giovanni Caprile, pubblicato nell982, è lo stesso padre Caprile, che secondo quell’elenco sarebbe parte in causa come affiliato alla Massoneria, a dichiarare che la lista  è «compilata e pubblicata con grossolana falsificazione», sottolineando principalmente il fatto che egli stesso e indicato come «direttore di “Civiltà Cattolica”, mentre è soltanto un collaboratore. Ovviamente la sua dichiarazione non basta per considerare falsa quella lista.

Tutto questo indica chiaramente che la condanna della Santa Sede nei confronti della Massoneria può apparire una sorta di falsa testimonianza, e che tale risulta ognuna delle relative scomuniche. A confermarlo è in qualche modo la dichiarazione del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger che, in data 17 febbraio 1981, ribadisce la validità della scomunica per gli appartenenti alla Massoneria.

Un articolo apparso su “L’Osservatore Romano” del 23 febbraio 1985, intitolato “Inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria”, fornisce una motivazione ufficiosa della reiterata condanna del 1983. Questo scritto, in particolare, sottolinea che, anche nel caso in cui non vi siano espliciti risultati ostili alla fede cattolica, il metodo massonico è sempre incompatibile con la stessa, in quanto esso si fonda su una concezione simbolica relativistica, del tutto inaccettabile per un cristiano al quale è cara la sua fede.

Il 21 dicembre 1996 il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Virgilio Gaito fa pervenire a Giovanni Paolo II (1978-2005) l’onorificenza dell’Ordine di Galilei. L’omaggio è accompagnato da una lettera (pubblicata nel 2013 nel libro Vaticano massone di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti) nella quale Gaito, insieme al cardinale Silvio Oddi, allora prefetto della Congregazione per il Clero, dichiara che «è giunto il momento di lanciare un doveroso appello alla riconciliazione che ponga fine a questa secolare incomprensione tra Chiesa Cattolica e Massoneria». E’ troppo, e il papa respinge l’onorificenza.

In ogni caso quell’elenco dei “massoni vaticani” della rivista «OP» non e stato mai smentito. Quei «massoni vaticani» non sono stati mai scomunicati con specifica sentenza; quindi la condanna della Massoneria al limite non è stata adeguatamente attuata.

Menzogne gesuitiche e antisemite

L’articolo del Cardinal Ravasi su Il Sole 24 Ore ha destato stupore solo in chi non conosce il confronto, ormai secolare, tra esponenti della Chiesa Cattolica ed esponenti della Massoneria. Confronto che non ha sciolto molti nodi, che non ha chiarito molti errori storici, ma che ha sufficientemente messo a fuoco, per chi non sia animato da inguaribili pregiudizi, che tra le due istituzioni non v’è contrasto, ma alterità. Nell’un caso si tratta di una religione positiva, nell’altro di un’istituzione che religione non è.

Come nella Chiesa esistono posizioni diverse tra di loro, a volte tanto diverse da apparire contrastanti, così è anche nella Massoneria, dove alcuni massoni (si ricorda sempre a questo proposito Carducci) hanno espresso posizioni apertamente anticlericali, mentre altri non le hanno espresse e hanno mantenuto un atteggiamento di dialogo con la Chiesa.

Non sono mancate, del resto, tra i cattolici, interpretazioni del mondo massonico non solo offensive, ma ridicole, come quelle contenute in un opuscoletto del 1918, dal titolo: “La Massoneria, quel che è, quel che fa e quel che vuole”, edito da “Civiltà cattolica”, la rivista dei Gesuiti., dove si afferma che “… i capi veri della setta massonica sono legati a fil doppio coi capi del giudaismo militante e dipendono da questi, poiché questi nelle alte logge hanno prevalenza del numero”. Il testo, scritto in forma di dialogo avvenuto su un treno tra un colonnello e un magistrato, fa dire al magistrato: “Per me, che son venuto meglio studiando l’abisso della malizia massonica, meglio ancora mi sono persuaso, che nel suo fondo vi è una sopraffina perfidia giudaica”.

Nel volumetto destinato alla propaganda (appartiene alla collana “Nuovi dialoghi popolari”) la Massoneria  viene accusata di organizzare reti di associazioni, leghe di liberi pensatori, società operaie e di mutuo soccorso, corali, orchestrali e di essere al timone di fenomeni come il socialismo, il comunismo, il satanismo.

“La Massoneria—dice il magistrato al colonnello, mentre il treno corre sui binari di inizio Novecento— è l’antichiesa per eccellenza, cioè la chiesa di Satana, in perfettissima contraddizione con quella di Cristo”.

Argomentazioni che stanno in perfetta compagnia con quelle del poeta napoletano Francesco Gaeta, il quale scrisse un volume, edito postumo da Sansoni, dal titolo: “La Massoneria” e rieditato con prefazione di Giovanni Preziosi da Mondadori nel 1944, nella quale  il politico italiano, nonché ministro, pubblicista e traduttore, noto in epoca fascista per il suo antisemitismo, scrive, riferendosi ad alcuni scritti antiebraici del Gaeta del 1913: “L’importanza di questo scritto inedito di Gaeta non può sfuggire: quando il poeta così scriveva, il Fascismo non c‘era, il Concordato non era stato definito, i provvedimenti antiebraici e anticosmopolitici non erano stati adottati, la massoneria non era stata soppressa, la suprema conquista d’Italia, operata con ermetismo e inganno dalle forze occulte dell’ebraismo internazionale, non era ancora riconquistata, la guerra ebraica non era iniziata, né quella del 1914 né quella del 1939”.

L’idiozia antisemita, come si vede, accomunava l’opuscolo della propaganda di Civiltà Cattolica e quello del fascistissimo Preziosi e non mancava di essere dichiarata apertamente sin dal primo capitolo del suo libro dal poeta napoletano Francesco Gaeta, il quale scrive. “Che cos’è la massoneria? E’ l’organo della conquista del mondo da parte degli ebrei, a danno ed a spese dei Goim (Plurale di GoJ) che in ebraico sono tutti i non ebrei ed in particolar modo gli occidentali sotto il convenuto titolo di «cristiani», considerandosi Cristo formalmente come il capostipite delle religioni d’occidente, ma sostanzialmente come il simbolo di tutti i popoli non ebrei da assoggettare”.

Di delirio in delirio, la Massoneria diventa il braccio armato e inconsapevole dei perfidi ebrei e così, guarda caso, insieme ai sei milioni di innocento ebrei, Hitler ha sterminato anche 80 mila massoni tedeschi. Sorte risparmiata ai cattolici.

Massoni o protestanti?

 La diffidenza della Chiesa cattolica nei confronti dei massoni italiani, oltre che essere motivata dai noti avvenimenti risorgimentali, ha un suo fondamento giustificativo nell’appartenenza di alcuni dirigenti della Massoneria italiana al mondo protestante.

Saverio Fera, alla cui opera si riferisce la Tradizione della Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi Liberi Accettati Massoni, Tradizione di Piazza del Gesù, Grande Oriente di Roma, è nato a Petrizzi in provincia di Catanzaro il 6 gennaio del 1850. Suo padre, liberale convinto, apparteneva ad una delle famiglie più illustri della zona, fu sindaco del paese ed educò il figlio alle idee di giustizia, di libertà e di unità nazionale. Saverio, divenne perciò un fervente democratico e, a soli sedici anni, si arruolò nei “Cacciatori delle Alpi” di Garibaldi con i quali partecipò alla Terza Guerra d’Indipendenza. Terminato il conflitto con l’annessione del Veneto, il giovane Calabrese – come scrive di lui Luigi Pruneti – ritornò al paese natio, ma ormai l’esperienza garibaldina aveva inciso profondamente sul suo pensiero e lo aveva fatto riflettere sulle condizioni di arretratezza culturale, sociale ed economica della sua terra. Convinto che la responsabilità di ciò fosse in parte da attribuire alla Chiesa cattolica, campione, specie nel Sud del conservatorismo sanfedista, nel 1872 si convertì, con tutta la famiglia, al Metodismo wesleyano, di cui nel 1877 divenne ministro con incarichi pastorali prima a Napoli e poi a Palermo. Fu in quest’ultima città, capitale massonica del Sud e roccaforte dello Scozzesimo, che entrò nella Massoneria.

Pubblicista ed abile polemista, scrisse opere di forte contenuto anticattolico come Martin Lutero e la Riforma e Italia Libera con Cristo: mai più Gesuiti.

Fera si scontrò in seguito con i dirigenti wesleyani e, nel 1888, passò con tutti i suoi fedeli nelle file alla Chiesa Cristiana Libera. Nel 1890 fu nominato Segretario del “Comitato di evangelizzazione” e, di conseguenza, trasferito a Firenze.

Giordano Gamberini, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, è stato saggista, studioso di filosofia, religioni ed esoterismo. Nato da nobile famiglia ravennate, fu militante nelle file del Partito Socialdemocratico Italiano. Antifascista, fu membro della Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista.

Si convertì in tarda età alla Chiesa Valdese, divenendo pastore. Con il nome di Tau Julianus divenne vescovo della Chiesa cattolica di rito antico e gnostico.

Venne quindi eletto, per la prima volta, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia nel 1961. Rimase in carica sino al 1970 e fu direttore, dal 1966, della Rivista massonica.

Fu tra i principali estensori della cosiddetta “Bibbia concordata” nell’ambito della quale tradusse il Vangelo di San Giovanni. Tentò di far rimuovere la scomunica che pesava sui massoni sin dal 1738 dalla Chiesa cattolica.

Trattò con la Gran Loggia Unita d’Inghilterra al fine di far riottenere il riconoscimento, da parte della stessa, del Grande Oriente d’Italia.

Umberto Gorel Porciatti, nel suo: “Simbologia massonica” (Atanòr), a proposito del 18° Grado, scrive. “Molteplici sono i Rituali del grado a noi pervenuti; in prevalenza sono del 18° secolo ed a carattere tipicamente gesuitico, poiché dall’antico Ordine dei Rosa Croce ben poco ci è pervenuto, sia per il fatto che la trasmissione era prevalentemente orale, come per effetto delle vigilanza gesuitica. Ad ogni modo pur mantenendo intatte le linee generali certe e presunte è stato ricostruito, ad opera di Massoni Francesi, il rituale chiamato «Filosofico» che risponde discretamente al fine dell’Iniziazione; su questo è stato calcato il primo rituale italiano, (quello della M.L.Sebezia, del 1865, curato da Domenico Angherà) ed i successivi, ….”.

Domenico Angherà (Potenzoni 1803 – Napoli 1873), è stato un patriota italiano, abate benedettino, arciprete e massone, capo del Grande Oriente di Napoli, zio del patriota Francesco Angherà; fu fondatore nel 1846 di una società evangelica di stampo massonico, il cui motto era “Religione e Libertà”. Dopo l’arresto partecipò alla rivolta di Catanzaro e fece parte del comitato di salute pubblica. Esiliato a Malta, tornò in patria nel 1860, dando vita a logge massoniche come la G. Madre L. Nazionale La Sebezia; pubblicò “il Rituale di 30° grado” a Napoli nel 1869.

Scomunicati punto e a capo?

 La scomunica ai Massoni, dunque, rimane in vigore, nonostante tutti i tentativi di interpretazioni edulcoranti.

Cosa comporta la scomunica?

Nel Codice di Diritto Canonico del 1917, la “scomunica privava il reo dei mezzi di santificazione a sua disposizione, quali, ad esempio, i sacramenti, i sacramentali, i riti religiosi, le preghiere, le indulgenze, la sepoltura ecclesiastica, le grazie e i privilegi spirituali”. [8]

Padre  Jean B. Beyer, decano della facoltà di diritto canonico all’Università Gregoriana, “arriva alla conclusione che il cattolico massone rischiava la scomunica per il fatto di appartenere ad una loggia che metteva la sua fede in pericolo” e il gesuita Padre G. Caprile in Chiesa e Massoneria (in La Civiltà Cattolica) chiarisce: “In materia di scomunica, ci sembra dovere sottolineare le osservazioni del padre Beyer…..: prima di essere espulso dalla Chiesa è l’individuo che, scientemente e volentemente, si mette fuori di essa”. [9] Ora la scomunica non è più automatica, ma rimane insanabile la condanna della Chiesa alla Massoneria, che comporta la privazione, per i massoni della comunione eucaristica.

Un nuovo dialogo per la sopravvivenza dell’Europa del Logos

Chi ha ribadito l’interpretazione del diritto canonico che ribadisce la scomunica dei Massoni è stato il Cardinal Joseph Ratzinger, lo stesso che in un intervento coraggioso e geniale, come ho già scritto in altro articolo, ha tracciato,  in poche righe, il programma politico per le democrazie europee, se vogliono salvare l’Europa, la democrazia e la libertà.

Quel programma è scritto nel messaggio che Benedetto XVI ha inviato al Simposio tenutosi a Varsavia, organizzato dalla Conferenza dell’Episcopato polacco, nell’occasione del novantesimo compleanno del Papa cattolico. Simposio dal titolo impegnativo: “Il concetto di Stato nella prospettiva dell’insegnamento del Cardinal Joseph Ratzinger-Benedetto XVI”.

Nel suo saluto al convegno, Benedetto XVI, con la lucidità mentale che ha sempre mostrato e che è, evidentemente, intatta e creativa, in poche righe ha identificato il punto cruciale del programma politico necessario alla sopravvivenza delle democrazie europee: sviluppare “una concezione convincente dello Stato”.

“Il tema scelto – scrive il Papa dei cattolici – porta Autorità statali ed ecclesiali a dialogare insieme su una questione essenziale per il futuro del nostro Continente. Il confronto fra concezioni  radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente  che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle.  Nel travaglio dell’ultimo mezzo secolo, con il Vescovo-Testimone Cardinale  Wyszyński e con il Santo Papa Giovanni Paolo II, la Polonia – conclude Benedetto XVI – ha donato all’umanità due grandi figure, che non solo hanno riflettuto su tale questione, ma ne hanno  portato su di sé la sofferenza e l’esperienza viva, e perciò continuano ad indicare la  via verso il futuro”.

Ora, a questo richiamo, possono contribuire le varie espressioni del cristianesimo presenti sul Continente europeo (Cattolici, Ortodossi, Protestanti di varie tendenze), ma anche intellettuali che, pur non essendo cristiani, sono attenti propugnatori di quelle profonde e antiche radici che hanno consentito all’Europa attuale di essere tale, nonché correnti spirituali non cristiane, che hanno un radicamento europeo millenario.

A questo richiamo non può sottrarsi la Massoneria, che dello Stato moderno è stata una delle elaboratrici e della culle, ma devono scomparire gli anatemi, le scomuniche, per lasciare spazio al dialogo fecondo, che non significa non riconoscere o sottacere le differenze, ma avere la disponibilità a lavorare assieme per uno scopo comune.

Un nuovo dialogo si impone se si vuole salvare l’Europa del Logos.

Silvano Danesi

[1] Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

[2] Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

[3] Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

[4] AE Phlilaletes, L’esoterismo dei Rosacroce nella Divina Commedia, Bastogi

[5] Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

[6] Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

[7] Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

[8] Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

[9] Citazioni in Mózes Hardi, La normativa e i documenti della Chiesa nei confronti della Massoneria, Pontificia Università Lateranense, Roma, 2005

 

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